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De André canta De André Vol. III, Cristiano: «Mi sto scrollando i fantasmi di dosso»

Il 6 ottobre uscirà De André canta De André Vol. III (Rea/Universal), il nuovo album in cui Cristiano De André torna ad omaggiare il padre, che segue i due precedenti volumi del 2009 e del 2010. In questo viaggio alla scoperta dei brani iconici di Fabrizio De André, Cristiano affronta un percorso umano e artistico, riavvicinandosi alla figura del genitore e, nello stesso tempo, modernizzando gli arrangiamenti del suo storico repertorio. Un lavoro non semplicissimo – sia per l’uomo che per l’artista – che proseguirà ancora, con un quarto volume e “un’edizione speciale” dell’album Storia di un impiegato (1973).

De André, buio esistenziale e coerenza
«Oggi i nemici sono amici e viceversa. – esordisce Cristiano nel presentare alla stampa il terzo volume di De André canta De André – Ci troviamo in un buio esistenziale. Di mio padre ricordo però soprattutto la coerenza, non si faceva influenzare da nessuno. Era una tigre. E questa cosa me l’ha tramandata. Secondo me, ognuno di noi oggi deve contribuire per far sì che si realizzi quell’utopia che sembra l’unica salvezza».

Gli arrangiamenti
«È un album con molta chitarra – spiega Cristiano – e un po’ di elettronica. In questi tre dischi ho cercato di contaminare il suono di mio padre, soprattutto con la world music che ascolto molto in questo periodo. Quando si riesce a seminare un progetto con altre visioni, vengono fuori cose più internazionali. Una visione più elastica, etnica ed elettronica. Tra tutti, questo però è uno dei dischi venuti meglio, sono soddisfatto. E pensate che da mio padre ho preso anche l’eterna insoddisfazione. Per cui dirò che potevo fare meglio, ma va bene così».

Volume III, quello più politico
«È il volume più politico. – aggiunge il figlio di Faber – Tratta della guerra personale che viviamo con noi stessi per farci scivolare addosso il di più. Vedo tanti ragazzi ai miei concerti e capisco che mio padre è per loro un appiglio, non per ciò che è stato, ma per ciò che verrà. Quello di cui proprio non abbiamo bisogno è il potere. Coda di lupo parla ad esempio dello sterminio di una popolazione che era avanti rispetto a chi li ha distrutti. – spiega – In quella società, ognuno sapeva ciò che doveva fare. In questi 40 anni abbiamo fatto un salto nel buio e il ricordo si è sbiadito. Dobbiamo comunicare e avere fiducia negli altri, senza i politici ladri che portano via i nostri soldi. Cerchiamo di avere coraggio e onestà intellettuale. Anche Una storia sbagliata, dedicata a Pasolini che amo, la dedico a questo periodo storico, da cui dobbiamo tirarci fuori».

De André, la pace con i demoni
«Gli artisti sono sempre sofferenti. Si chiama male di vivere, se lo accetti vai incontro al tuo destino e fai arte, ma non è facile. È doloroso, ma è una fatica positiva. Ora che ho 55 anni, posso finalmente dire di aver tirato i remi in barca. Sono finalmente soddisfatto e mi sto scrollando i fantasmi di dosso. Ho scritto anche un libro, in cui do la mia versione di tante cose sbagliate che si son dette. Ho voluto raccontare i miei inciampi, ma anche tutte le volte in cui mi sono rialzato. Ho perdonato mio padre e ho perdonato me stesso».

Il futuro
«Ci sarà il quarto volume, ho già delle idee. – conclude Cristiano – Ci sarà anche una sorpresa, un nome importante che dirigerà l’orchestra classica. Nel 2018 uscirà anche un mio inedito e uno spin-off, Storia di un impiegato ri-arrangiato. Vorrei anche scrivere un altro libro».

Grazia Cicciotti

Foto di Dino Buffagni

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