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Dani Faiv: «Tanti colori? Non mi piace essere banale»

Il 18 gennaio è uscito Fruit Joint + Gusto (Sony Music), il nuovo album di Dani Faiv, che contiene 11 inediti e tantissime collaborazioni, sia nella produzione che nei featuring. L’obiettivo, del resto, era quello di dar vita a un album coloratissimo, come ci racconta lo stesso artista.

Ciao Dani Faiv, iniziamo subito a parlare del progetto. Cosa rappresenta per te?
Il mio primo disco, The Waiter, è uscito da indipendente. Il penultimo, Fruit Joint, invece è uscito con Sony e Machete. La tracklist di Fruit Joint + Gusto è nata man mano, in base a scelte di percorso, diverse esperienze, persone conosciute. Ci sono tracce che avevo voglia di mettere già da un po’ e tracce che sono nate dopo un po’ di tempo. È andata un po’ così. Il concept era quello di fare tracce tutte diverse tra loro, in modo da creare questo gioco di tanti colori e di tante sfumature musicali.

Si sentono tutte. L’album è ricchissimo, sia nelle produzioni che nei featuring. Mi parli un po’ di questo aspetto?
Con gli interni – quindi Nitro, Jack the Smoker e tha Supreme – le collaborazioni sono nate in modo naturale, perché ci vediamo in studio sempre. Poi io ho registrato tutto l’album in studio da Jack. Lo sviluppo del concept lo abbiamo poi visto insieme. Con gli esterni è andata diversamente. Ad esempio, MadMan l’ho sempre ascoltato e l’ho contattato per collaborare. Lui mi conosceva e si è preso bene. Con Shade, invece, non sapevamo di cosa parlare e abbiamo deciso di affrontare quello che avevamo intorno, descrivendo quindi tutta la situazione per filo e per segno. È venuta fuori questa traccia anche simpatica perché racconta appunto la situazione di quel momento.

Dici però che il tuo pezzo preferito dell’album è Facile. Come mai?
Sì, rimango dell’idea che sia il mio pezzo preferito. Per un fattore personale, più che altro. Il brano è molto più intimo, il concept è più malinconico e mi piace questo fatto che l’atmosfera della canzone si distacchi da tutto il concept del disco.

Parliamo un po’ di live. Com’è stato aprire il concerto di Salmo?
È stata l’esperienza più bella della mia vita. Avevo già aperto Salmo al Teatro Geox ed è stato veramente incredibile, come ora. Il Forum è ancora più grande e l’emozione era il triplo. Mi ha aiutato molto per l’esperienza sul palco e per tutta una serie di fattori.

E il tuo tour?
Partirà, ma lo stiamo ancora chiudendo. Capiremo poi come gestire le cose. Ora c’è l’InStore tour e vogliamo concentrarci su questo.

Allora parliamo dell’InStore. Aspettative?
Certo. Amo incontrare i fan, anche solo per leggere nei loro occhi cosa hanno provato ascoltando le canzoni. Ci sono più aspetti che non vedo l’ora di affrontare, infatti sono bello carico.

Mi dici qualcosa sulla saga – se così possiamo chiamarla – di Gameboy? Ne sono affascinata.
È nata nella maniera più naturale possibile. Ero al mare coi miei genitori, avevo la base che tha Supreme mi aveva dato due settimane prima. tha Supreme per me era l’unico che poteva soddisfare questa mia richiesta, perché cercavo una base completamente nuova, piena di suoni mai sentiti, con molta personalità. Penso sia stata proprio la base a portare successo al brano. Indipendentemente dall’happy wave e da tutto il gioco di parole del pezzo. Penso sia stata proprio una cosa che l’orecchio medio del rap italiano non era abituato a sentire, era una roba nuova. Per Game Advance ci siamo confermati. Ho voluto dare un po’ più di concept con un tema più profondo, rimanendo però sempre nella happy wave. Il filone voleva quello e io volevo essere coerente.

Non mi hai detto nulla invece della produzione di Takagi & Ketra.
Loro si sono gasati molto con Gameboy Color. Mi hanno contattato e siamo andati in studio per cercare qualcosa che fosse unico. E così è stato. Hanno trovato un tappeto con sfumature un po’ più reggae, che si differenzia dalle basi happy trap classiche. Infatti il pezzo sta andando molto bene. È uno dei singoli a cui teniamo di più.

Cosa ti stimola di più di tutte queste collaborazioni di cui ti sei circondato?
Ti dico la verità, non ci sono contro perché sono io che scelgo i beat. È una mia scelta anche quella di avere tanta polivalenza. La diversità nel suono e nelle atmosfere mi aiuta a creare cose mai banali. Son tutti pro.

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