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David Garrett: “Suonare nei palazzetti per me è un onore”

Sembra già pronto alle sue 4 date di tour in Italia, David Garrett. Il violinista rock (definizione che chiarirà ampiamente nel corso dell’intervista) appare in lieve ritardo all’hotel Westin di Via Veneto, in una di quelle giornate romane che sono un vero crossover tra estate e autunno. Ed è proprio crossover la parola chiave della sua musica. Cappello morbido, look vagamente grunge, sorriso abbozzato, il 38enne tedesco si prepara ai concerti dell’Explosive Live 2018 che promette di essere “diverso da tutto quello fatto finora”. Intanto perché sarà nei palazzetti:
17 ottobre Roma, Palalottomatica
19 ottobre Firenze, Nelson Mandela Forum
20 ottobre Assago (Mi), Mediolanum Forum
21 ottobre Bolzano, Palaonda

“Questo spettacolo durerà 2 ore e mezza e ci sarà la commistione di diversi generi musicali. Suonerò pezzi dall’album Explosive ma anche altri arrangiamenti. Sarà un musical rollercoaster, un ottovolante musicale, spaziamo tra diversi generi dal classico al rock’n’roll alle colonne sonore, passando per il funk e il jazz. Tutti generi che io personalmente amo ascoltare”. Ad accompagnarlo, come sempre, la band al suo fianco da 10 anni: “Viaggiamo insieme in tutto il mondo e anche in sala di registrazione”. Non è la sua prima volta assoluta nel nostro paese ma è come se lo fosse: David Garrett, nonostante l’aria stropicciata, è particolarmente contento di questi quattro live nei palazzetti.

Proprio la differenza di location dove suonare potrebbe mettere in difficoltà chi non è abituato ai grandi spazi, ma David Garrett è non si fa impressionare: “Non sento la responsabilità per suonare nei palasport, per me è un onore. Se guardiamo agli ultimi 10 anni, io e la mia band siamo stati costantemente in tour con una carriera costruita nel tempo e con una certa logica. Quando ci si dedica a qualcosa, la platea si allarga e gli estimatori aumentano. Lo sviluppo ti porta in una certa direzione. Non lo considero un premio, è un’evoluzione naturale quando ci si impegna in una certa maniera” ha chiarito il violinista.

Sulla possibilità che il suo modo di suonare, in un certo senso, il rock col violino serva a portare i ragazzi all’ascolto della musica di Mozart, è categorico: “Sì, il crossover è uno strumento per avvicinare il giovani ad un tipo di musica che io amo molto”. E poco dopo aggiungerà, di buon grado: “Non ci sono linee guida per il crossover, anche se bisogna avere un’appartenenza e una casa musicale. Quando ho iniziato io, era qualcosa di nicchia, senza mancare di rispetto ad altri musicisti. C’era chi lo faceva perché non era un bravo musicista classico. Negli ultimi 15 anni molti colleghi talentuosi hanno scoperto il piacere di riarrangiare certi brani, ci sono eccellenti musicisti che si dedicano al crossover anche se all’inizio c’era una certa riluttanza. Adesso il mondo è cambiato, la differenza la fa l’essere un buon musicista. Sono contento di aver fatto da apripista a questo genere musicale: va fatta con cuore e passione”. Proprio per questo è contento di vedere molti ragazzi ai concerti, suoi o quelli di musica classica. “In realtà il crossover è sempre esistito, anche i grandi compositori del passato si sono guardati intorno e hanno mescolato altri generi, come Brahms o Mozart. La musica oggi è più diversificata rispetto al passato. Bisogna essere aperti a quello che abbiamo intorno, tutto può essere d’ispirazione”.

A proposito di musica classica, esisterà pure un compositore preferito per Garrett: e naturalmente non poteva spaziare il discorso. “La musica è un po’ come il cibo, se si mangia sempre la stessa cosa dopo un po’ ti viene a noia. Io ho un gusto molto ampio, la musica e la sua varietà sono quello che rendono la vita interessante. Pensando all’Italia, per i violinisti è un riferimento fondamentale Paganini, il virtuoso per eccellenza, qualunque violinista che si rispetti deve cimentarsi con lui. O con Beethoven, una solida tecnica è fondamentale. I 24 capricci di Paganini sono qualcosa che un violinista di un certo livello deve saper suonare”. Scopriamo anche che David Garrett è un appassionato di opera, cosa che non ci si aspetterebbe da un musicista come lui: “Cerco, quando posso, di andare a vedere l’opera. All’Italia sono legato anche perché qui ho registrato il primo concerto con la Deutsche Grammophon”. E i violini italiani, visto che ne suona uno. “Suono uno Stradivari che è un gioiello” ammette.

Da bravo bambino prodigio (i famosi Capricci di Paganini citati qualche minuto prima li ha incisi a 13 anni), ha qualche rimpianto su una vita normale che non ha vissuto? “Ad un certo punto della vita capita di dire che l’infanzia non è stata perfetta, capita a tutti, ed è per questo che uno se ne va di casa. È una cosa umana, è successo anche a me. In definitiva, tutto quello che è successo in passato però è quello che ci ha portato al momento attuale. Se guardo al passato sono molto orgoglioso: è stato stressante e difficile, ma il successo si costruisce sempre sui sacrifici. Queste esperienze mi hanno fato le fondamenta e le basi per impostare la mia vita musicale come voglio. Per niente al mondo cambierei la mia infanzia e il mio passato… però non vorrei riviverlo” sorride alla fine.

Tra i brani che saranno in scaletta, ce n’è uno in particolare che non vede l’ora di suonare: ed è una canzone di Prince, Purple Rain, “Perché è un’ottima transizione tra violino classico e quello elettrico” spiega David Garrett. Ma in linea generale non mancheranno momenti dello show estremamente godibili, visto che ha lavorato molto anche sul bilanciamento della scaletta dei pezzi presentati che spaziano, naturalmente, anche tra il pop e il rock: a David Garrett piace molto suonare perché si prestano particolarmente al genere crossover. “Coldplay e AC/DC per esempio” spiega il violinista. “Per quanto riguarda questo genere col violino, mi piace avere una varietà di artisti, ogni band ha un suono particolare. Io non ho dei testi, il mio concerto è un’esperienza sonora e basta, quindi ho bisogno di variare. Amo gli AC/DC ma se proponessi 2 ore dei loro brani sarebbe noioso” conclude con un sorriso. Ma come sceglie i brani da mettere in scaletta, visto che anche nel disco ha scelto due artiste lontanissime tra loro come Kate Bush e Miley Cyrus? La risposta è più semplice di quanto ci si aspettasse: “Ho scelto Wrecking Ball perché era una bella canzone, solo per questo. Mi piace fare cose sorprendenti, è divertente senza sconvolgere nessuno, serve a sorprendere il pubblico. Per me è importante non camminare sempre e solo su una strada sicura”.

Arianna Galati

Foto di Pagina Facebook dell'artista

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