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I Delta V tornano con Heimat : «Cantiamo il disincanto, ma non ci sono solo macerie»

Si intitola Heimat il nuovo album dei Delta V, uscito il 25 gennaio per RCA e che segna il ritorno a ben 12 anni di distanza (quasi 13) del gruppo, nato nel 1995 grazie a Carlo Bertotti e Flavio Ferri. Una decade non è un lasso di tempo piccolo, eppure questo ritorno non poteva godere di un tempismo più oculato e più atteso.

Bertotti e Ferri lo sottolineano subito. «La fine è stata in realtà il nostro inizio. – precisa Carlo – Ci eravamo accorti di non aver più nulla da dire. Avevamo ancora un contratto, ma lo abbiamo interrotto proprio per onestà. Ci siamo poi allontanati anche fisicamente. Oggi, invece, abbiamo qualcosa di importante da dire. Ci siamo detti che queste cose dovevamo raccontarle».

La voce dei Delta V, in questa occasione, appartiene alla giovane Martina Albertini, con cui Carlo stava lavorando a un altro progetto. Il titolo dell’album – 11 tracce, tra cui la cover di Io sto bene dei CCCP – invece parla chiarissimo. Heimat è infatti un vocabolo tedesco che non ha un corrispondente nella lingua italiana e che può essere tradotto con “casa”, ma più con “senso di appartenenza”. Si torna a casa, quindi. O meglio, al luogo a cui si appartiene. Ma a cosa sentono di appartenere i Delta V?

«Quello che stiamo vivendo non è un periodo molto felice. Al contrario, è molto critico. – ci rispondono – E raccontare una crisi non è mai facile. Questo album ci prova e nello stesso tempo è un punto di partenza. In Italia c’è sempre un’emergenza civile, ma questo è un inguaribile vizio degli italiani, quello di dare sempre la colpa agli altri. In questo album emerge una visione disincantata, ma non sono solo macerie».

Heimat è, di fatto, un disco molto politico e molto lavorato. In un certo senso, è figlio dell’assenza stessa e del ritorno dei Delta V. Dal 2006, anno di uscita di Pioggia.Rosso.Acciaio, sono cambiate tantissime cose, soprattutto nel modo di fruire e fare musica.

«Non abbiamo fatto però nessun tipo di riflessione – precisa Marti – mediare a volte non paga. Quando è iniziato a venire fuori questo disco, a noi sembrava molto attuale». «Io vivo all’estero, in Spagna. – commenta Flavio – Alcune cose italiane me le fa ascoltare Carlo. Mi rispecchio molto in questo album, per come va la musica oggi è difficile creare un mondo musicale di riferimento».

No, i Delta V non si sentono «reduci. Viviamo la contemporaneità in modo consapevole. E poi ci sono sempre tante piccole cose che puoi cambiare». «C’è gente che addirittura si vanta di non sapere nulla. – conclude Flavio – Il grande problema di oggi è la mancanza di una scelta consapevole, anche in ambito musicale. Metti la musica in sottofondo e neanche la ascolti».

Il punto di vista dei Delta V è messo nero su bianco, sia quando si trovano a conversare con i giornalisti sia nella tracklist di Heimat. Il video di 30 anni, ad esempio, è un cortometraggio con tempi cinematografici e tantissimi silenzi. «Bisogna essere presenti anche nel silenzio» ci dice Carlo, mentre – sulla scelta della cover dei CCCP (i Delta V vantano una cover in ogni album) – il merito va tutto a Marti. Per quanto trovare un punto di incontro con Lindo Ferretti non sia stato facile. I Delta V raccontano di una mail ricevuta da Ferretti in risposta alla loro cover. Specificava di non sentirsi assolutamente rappresentato da questo pezzo, ma si complimentava con il lavoro fatto.

Ora, nel futuro dei Delta V, c’è il tour e – probabilmente – un to be continued…

«Ci saranno due live di presentazione e poi un tour estivo» ci racconta Marti. «Per noi l’elettronica è un porto sicuro, ma noi poi sull’elettronica ci suoniamo» precisa Carlo.
E dopo Heimat? «Questo album non è un episodio isolato. – promette Bertotti – Il processo di gestazione è stato lungo e abbiamo già messo da parte altre canzoni».

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