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Musica e scienza nel DNA dei Deproducers

Dopo avere esplorato il cosmo con Planetario, nel 2012, e la vita segreta delle piante in Botanica, nel 2016, Vittorio Cosma, Gianni Maroccolo, Max Casacci e Riccardo Sinigallia, riuniti nel collettivo Deproducers, sono pronti a tornare in scena per AIRC con DNA (le cellule, l’infinitamente piccolo…), in uscita venerdì 5 aprile in digitale, cd e vinile.

È il terzo capitolo del progetto Musica per conferenze scientifiche e li vedrà affiancati, questa volta, da un frontman d’eccezione, il filosofo ed evoluzionista Telmo Pievani, che al progetto ha prestato la voce, oltre alle competenze scientifiche, per raccontare la storia che accomuna ogni essere umano dalla formazione delle prime cellule, alla comparsa dell’Homo Sapiens, fino alle più recenti conquiste della genetica.

«Quello che sembrava un esperimento, che doveva durare solo un capitolo si è protratto e siamo molto felici di poter parlare di genetica, di dna e del cancro in maniera onesta, oggettiva, scientifica. Un ringraziamento grandissimo va, quindi, all’AIRC, che ci ha dato la possibilità di fare musica liberamente, ma anche divulgazione e di raccontare qualcosa in più su un problema che tocca un po’ tutti», ha raccontato Vittorio Cosma in conferenza stampa a Milano.

«Dopo tanti anni di produzioni e cantautorato, mi piaceva capire cosa si poteva fare di nuovo, di ricerca musicale in Italia, allora ho coinvolto i miei amici, ognuno dei quali in un modo o nell’altro ha inventato un suono. Ci siamo ritrovati per fare musica libera, senza schemi, e a quel punto il campo si è allargato: di cosa parliamo, facciamo musica astratta? Troviamo un tema. Abbiamo pensato che una cosa esterna ci avrebbe messi tutti d’accordo, così siamo arrivati alla scienza e poi abbiamo pensato: perché non andare a coinvolgere la scienza vera, gli scienziati, che conoscono l’argomento?».

Il risultato, ancora una volta, è un’opera innovativa, in cui musica e scienza risultano profondamente interconnesse, e che grazie alla creatività dei Deproducers e alla consulenza scientifica di Pier Paolo Di Fiore dell’Istituto Europeo di Oncologia e di Telmo Pievani, consente ad AIRC, con la partnership di Banco BPM, di raccontare in modo emozionante e innovativo il valore culturale della ricerca oncologica nel nostro Paese.

«Ciascuno dei nove brani è nato attorno a un concetto scientifico. Ci siamo trovati in studio di registrazione a discutere di scienza, di origine della vita, di mutazioni genetiche, evoluzione e i brani nascevano assieme a questa discussione. Quindi non si tratta di una colonna sonora al racconto che faccio, ma tutti gli elementi sono compenetrati», ha raccontato Pievani.

«Il divertimento che nasce da questa situazione è proprio quello di rendere fruibile il messaggio scientifico – ha aggiunto Di Fiore –. La spaccatura che si è verificata nella nostra società tra l’esistenza di una cultura umanistica e una scientifica va superata, perché non esiste una differenza sostanziale. Sono forme del sapere, attività umane che tendono a fotografare la stessa realtà con angoli e prospettive diverse. Il problema è come sintetizzarle, la spaccatura è antica e filosofica, data ormai a quattrocento anni fa, gli ultimi filosofi naturali sono quelli del ’600, Galileo, Newton, eccetera. Tutti, però, possono essere colpiti dal messaggio dell’arte, quindi forse è l’arte il luogo per sintetizzare tutte queste esperienze, dove non sia più l’intelletto a comunicare la conoscenza, ma sia l’emozione a far nascere la voglia di conoscenza».

Sull’onda di questo approccio interdisciplinare i Deproducers hanno dato vita a nove tracce – tra cui Abiogenesi con Tullio de Piscopo alla batteria, Storia compatta della vita, ispirata al calendario cosmico di Carl Sagan, con de Piscopo alla batteria e la voce narrante di Eugenio Finardi, o la Suite Cellulare, in cui, più che nei lavori precedenti – testo e musica risultano interattivi.

«Tecnicamente la questione del testo e della musica è molto aperta ed è cambiata nel corso del progetto, perché ci siamo resi conto che è forse l’aspetto centrale e che volevamo approfondirlo sempre di più – ha spiegato Sinigallia -. Su DNA abbiamo deciso per la prima volta di avere tutti i testi finiti senza musica e su quei testi abbiamo fatto delle composizioni musicali, con grandi sessioni di improvvisazioni organiche, che hanno rimesso tutto in gioco nuovamente. Da lì poteva succedere di tutto, anche che il testo sparisse, come è successo nella title track ad esempio. Vale tutto ed è bello per questo, è una roba che apre nuovi scenari e per noi è molto stimolante».

Fissato su disco, questo progetto è, però, nato per essere uno spettacolo, che unisce non solo musica e divulgazione scientifica, ma anche una parte visuals a cura di Marino Capitanio. Con una programmazione che prevede una ventina di spettacoli in due anni, DNA andrà per ora in scena, con l’aggiunta di Simone Filippi alla batteria e programmazioni, il 9 aprile a Brescia, l’11 a Roma e il 18 maggio a Mantova. «Vedrete tutto mescolato insieme negli spettacoli, è questa la magia e anche l’aspetto innovativo del progetto, che non esiste nemmeno a livello internazionale ed è il futuro, perché è un passo avanti rispetto al racconto scientifico tradizionale», ha spiegato Pievani.

«Più rifletto su quello che abbiamo creato, più mi rendo conto che non esistono progetti musicali capaci di uniformare il pubblico come questo, perché apriamo le porte a un’esperienza di percezione multisensoriale e multidisciplinare – ha continuato Casacci –. Inoltre, essere in grado di suonare una sera dopo l’altra uno spettacolo in capitoli, facendo provare allo stesso pubblico esperienze completamente diverse, è una cosa che nella musica pop e rock non esiste. Qui, invece, è fisiologico continuare a mantenere in vita tutte le diverse tappe, prendere atto di questa cosa, ci fa percepire quello che abbiamo costruito, proprio nella sua unicità».

«Musica, immagini, concetti, emozioni, è tutto quello che AIRC sperava di trovare per parlare a pubblici diversi da quelli con cui parla normalmente, usando più o meno sempre lo stesso linguaggio – ha confessato Niccolò Contucci, direttore generale di AIRC –. Spero che le persone curiose che verranno a vederlo, aprano cuore e testa rispetto a quella che è la missione di AIRC, che ha prodotto questo spettacolo come momento di divulgazione, durante il quale non faremo raccolta fondi, e che non è un concerto, non è una conferenza scientifica, è qualcosa di più».

Senza volerlo, infatti, DNA offre anche uno spunto di riflessione sulla situazione socio-politica attuale. «È la scienza che ce lo mette sul piatto, cioè che l’errore sia generativo della trasformazione è una cosa oggettiva, ma se uno la traspone nella vita quotidiana, può farci un bel ragionamento socio politico», ha spiegato Cosma, seguito da Pievani che ha concluso: «Cosa accomuna Max Casacci e Gianni Maroccolo da un punto di vista genetico? Sono diversi, un sabaudo e un toscanaccio, eppure meno dell’1 per mille delle letterine che vedrete differenzia il loro DNA. Il che vuol dire che una piccola differenza può fare una grande differenza, ma in realtà vuol dire che siamo tutti figli di una specie molto giovane, l’Homo Sapiens, nato 200mila anni fa, che siamo tutti cugini, fratelli, ma soprattutto che siamo tutti africani».

Tour:

Martedì 9 aprile – Brescia – Teatro Grande;

Venerdì 11 – Roma – Parco della Musica;

Sabato 18 maggio – Mantova – Food and Science Festival.

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