Onstage

I Diari Aperti di Elisa: «La mia storia, le mie radici»

«Non serve niente di particolare. Solo tornare a pensare che tutto è bello e speciale. Non si dice mai, ma voglio impegnarmi e salvare un pezzo di cuore». Così canta Elisa in Anche Fragile, quarta traccia dell’album Diari Aperti, uscito il 26 ottobre per Island Records. Una delle canzoni d’amore della tracklist, arrangiata – con un sound orchestrale – da Patrick Warren. «Crescendo si deve rinunciare alla perfezione. Penso lo sappiano tutti quelli che vivono una lunga storia d’amore – commenta Elisa quando le chiediamo da dove sia venuto fuori questo brano – è in fondo un invito quotidiano alla rinuncia della perfezione».

Mai Elisa, in un album, è apparsa del resto così nuda e così scoperta. Mai così impegnata a salvare – appunto – i suoi «pezzi di cuore». Non poteva, però, essere altrimenti. Per dar vita a questo progetto, la cantautrice ha scavato nei suoi scritti e nei suoi racconti («Ho sempre scritto diari – ci rivela – ho iniziato a 10 anni e non ho mai smesso. Porto un diario con me in ogni tournée. Per me sono specchi di ciò che penso e mi aiutano a mantenere una traccia»), facendosi aiutare talvolta da altre penne e giovani musicisti.

«Questo album – precisa poi Elisa – ha l’intimità tipica del diario. Non sono veri e propri spezzoni di diari, tranne in alcuni casi come Quelli che restano, Promettimi e Anche fragile. Ho lavorato comunque ai testi e alle melodie, che sono venute dopo. Ciò che ha trainato l’intero album sono stati appunto i miei racconti».

In questi 11 fotogrammi che compongono la tracklist, Elisa ha dato vita a una comunicazione estremamente diretta, che non necessita di filtri per essere interpretata. Tanto che in questo «dialogo» con se stessa, l’artista ha sentito talvolta l’esigenza di proteggersi, di cancellare dalla mente l’idea di un pubblico pronto ad ascoltare, «per lavorare sulla mia onestà. Se non avessi immaginato uno schermo, mi sarei spaventata a morte».

La ricerca della sincerità, per Elisa, parte probabilmente da un 2017 intenso e ricco di soddisfazioni. «Lo scorso autunno – racconta Elisa – ci son stati i quattro concerti all’Arena di Verona, che per me hanno rappresentato un grande picco. Sono stati dei colossal, ricchi di ospiti che hanno reso i live molto incisivi. Subito dopo, tra l’altro, ho festeggiato il ventennale della mia carriera e ci son state vicende personali che hanno un po’ chiuso un cerchio. Prima di iniziare un nuovo percorso, ho voluto guardarmi dentro. Questo album, alla fine, per me è una ripartenza, ma non volevo cadere nella trappola del puro esercizio di stile. Sapevo di dover essere essenziale, che non dovevo nascondermi e che avrei dovuto giocare con la musica».

Quelli che restano, il brano apripista del progetto cantato in duetto con Francesco De Gregori, «portava dentro di sé questa sensazione di essenzialità. Mi sentivo persa, ma anche fedele ai miei valori».

I Diari Aperti di Elisa rappresentano dunque, più di ogni altra cosa, una finestra sugli «stati d’animo dell’anno e mezzo appena trascorso», ma ancora di più «la mia storia, le mie radici, il mio modo di intendere l’infanzia».

Oltre a De Gregori (unico featuring dell’album), il progetto vede la collaborazione di Elisa con Andrea Rigonat e Taketo Gohara alla produzione e con diversi autori, tra cui Davide Petrella (Tua per sempre), Cheope e Federica Abbate (Vivere tutte le vite) e Calcutta (nell’utlimo singolo Se piovesse il tuo nome).

«Della nuova scena cantautorale italiana mi piace tanto l’immaginario dei testi e il fatto che rappresentino la vera Italia, come dimostrano i numeri. – spiega in proposito Elisa – Mi ha confortato scoprirlo. Penso che sia una musica spontanea e non artefatta. Sono sempre stata molto incuriosita da Calcutta, volevo incontrarlo e scrivere insieme a lui. Quando l’ho contattato, mi ha risposto che aveva già una canzone da farmi ascoltare, per cui è venuto a Monfalcone. A fine giornata la canzone era finita. Io ero contenta, ero finalmente entrata in questa nuova famiglia di cantautori (ride, ndr)».

Dopo l’intensità dei concerti nell’Arena veronese, infine, Elisa non poteva che scegliere i teatri per rappresentare brani così intimi (qui tutte le date).

«Il teatro ti dà la possibilità di andare in fondo alle cose e incanalare tutto – commenta la cantautrice – è un contenitore semplice e ancestrale. Ha un potere e, nello stesso tempo, è un po’ un dottore. Ti mostra il tuo stato di salute artistica. Non puoi avere trucchi o inganni, né usare ciò che funziona in un Palasport. Ed è giusto e bello così, ma non in questo caso e non per questo album. Sarà un concerto pulito ed essenziale, dove si canta e basta».

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