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Emis Killa: «La gente si è stancata, ha bisogno di musica fatta bene»

È uscito venerdì 12 ottobre Supereroe il nuovo album di Emis Killa. Il rapper milanese torna a due anni di distanza da Terza Stagione. Anticipato da Rollercoaster e Fuoco e benzinaSupereroe ci riconsegna un Emis Killa davvero in grande forma. Abbiamo avuto modo di parlare con il rapper a poche ore dall’uscita del disco: ecco che cosa ci ha raccontato.

Emis, finalmente un disco rap dove il rapper fa rap e non altro. Tra le uscite del 2018 dei big mi venite in mente tu e Noyz. Te ne sei accorto durante la lavorazione?
No, in realtà no ti dico la verità. E questo lo dico con umiltà e per rispetto di Noyz Narcos. Lui ha fatto un disco proprio rap rap, una roba in controtendenza con quello che esce in Italia. Io ho fatto una roba sempre in controtendenza ma un po’ meno di lui. Ho comunque sposato sonorità un po’ più vicine al mondo attuale del rap italiano. Però, sì, sicuramente non sono andato incontro a quella roba lì al 100%. Uno come Guè, per esempio, rimane sempre un fenomeno e a rappare è il capo, ma con il suo ultimo disco, inevitabilmente, è andato molto incontro al mondo della trap e dei giovani. Cosa che io non ho cercato di fare.

Supereroe è un disco prodotto a quattro mani, escluso l’episodio con Ava in Cocaina. Come è stato lavorare insieme a Don Joe e Big Fish?
Sì, come hai detto tu, è stato un disco prodotto a quattro mani. Lavorare con loro è stato figo in termini comunicativi, ma lo è stato anche perché sono due produttori che mi hanno influenzato tanto. È stato anche un casino, ovviamente, perché ho dovuto mettere insieme due teste in studio; due persone con un ego importante e con gusti musicali diversi. Ma questo è servito al disco per avere due facce. Fish, tra le tante qualità, ha il tocco magico per il mainstream, riesce sempre a trovare l’accordo giusto. Joe, invece, è più portato per la roba black. Io sono sempre stato un ibrido, a metà tra le due cose, perché da una parte facevo Parole di ghiaccio e dall’altra Blocco Boyz.

Cosa che si ripete in Supereroe: da una parte Come fossimo cowboy e dall’altra Claro.
Bravo, esattamente.

Il primo, tra l’altro, ha quel mood alla Stavo pensando a te di Fabri Fibra.
Esatto. Ti dico una cosa che sanno in pochi, la base di Stavo pensando a te l’ho avuta prima di Fibra. Ci avevo scritto un pezzo e non mi piaceva. L’ho liberato e poi l’ha usata lui, pensa te!

Hai il rammarico per questa cosa?
No son contento, anche la base di Fuori orario di Guè l’avevo sentita in anticipo e pure il beat di Dexter di Sfera Ebbasta l’hanno mandato prima a me. Ovviamente è successo anche il contrario, alla fine ce li giriamo i beat.

Nel brano Adios dici “ignoranti che seguono il trend Gucci Gang Gucci Gang”. Secondo te, il mercato è saturo? C’è bisogno di una nuova svolta?
Guarda è un po’ di tempo che dico “peggio di così non può andare” e poi puntualmente arriva il pirla di turno che rincara la dose. E tra me e me penso: non è possibile, un altro così no. Ho come l’impressione che la gente si sia rotta le palle di sentir quella roba e che abbia la voglia di ascoltare musica fatta bene. È un presentimento il mio. Come quando penso che una cosa andrà nella moda: ogni tanto ci azzecco e qualche volta no.

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Mi sembra comunque che non sia tutto da buttare. Penso a Capo Plaza con cui hai collaborato in Serio e anche in Cocaina, presente nel tuo nuovo album.
Penso sia uno dei più promettenti. C’è un pezzo, Nike Boy, dove rappa senza fronzoli. Quel brano è una bomba e glielo dico spesso. Plaza mi piace perché non fa trap allegra. Giovane fuoriclasse, per esempio, è un pezzo teso e di strada, ma anche tutto l’album 20. Quei pezzi ho avuto il piacere di ascoltarli tutti in anteprima.

Plaza è l’opposto di Sfera, concordi?
Neanche l’opposto. Sfera è un po’ più happy. Il suo è un prodotto curatissimo, con le super produzioni di Charlie Charles. Sono semplicemente due mondi diversi. Non è che dico che Sfera fa schifo e che Capo è bravo. Ti dico che Capo Plaza posso metterlo su un pezzo come Cocaina e non stona.

Restando in tema collaborazioni, quella con Carl Brave come è nata?
Volevo avere un pezzo con lui nel disco. È un po’ di tempo che ci provavamo. Il brano Bretelle, presente in Notti brave, era pensato per il mio album. Avevamo provato a unire le voci in Come fossimo cowboy ma non ha funzionato. Alla fine abbiamo optato per Senza cuore e senza nome, brano che è nato proprio all’ultimo, mentre il disco era già in master. Ho chiesto a Joe una base, ho scritto subito, abbiamo fatto il ritornello e l’abbiamo chiusa.

Nel disco è presente un brano scritto da Jake La Furia. In America succede spesso, penso a Drake, ma come sai in Italia non siamo ancora pronti a questo. Credi che ti tormenteranno per questa cosa?
Ma in realtà no, perché io non ho niente da dimostrare. Ho sempre scritto le hit da solo e non ho mai avuto bisogno di nessuno. Jake La Furia oltre a essere il mio rapper preferito è il mio migliore amico tra i rapper ed è l’unico che viene la domenica a mangiare da me con i bambini e ci facciamo i cazzi nostri. Il brano l’ha scritto lui ma io ci ho messo comunque del mio, la base è stata fatta da capo, ho adatto la canzone a me. Non è che ho fatto l’interprete come Patty Pravo. Drake usa tanto i ghostwriter, li ha sempre avuti. L’hanno accusato nel momento in cui anche i pezzi rap non erano scritti da lui. Comunque c’è da dire che accusano Drake, ma se vai a leggerti i crediti di un album di Kanye West ci sono quaranta persone tra gli autori. È assurdo. In questo senso noi abbiamo avuto approccio più pop della cosa. È solo in Italia che viene visto così male. Ovvio che se esci da Amici e fai un disco scritto da un altro sei un babbo, non sei credibile. Se sei Emis Killa e un giorno il tuo rapper preferito ti regala un pezzo, perché pensa che sia adatto a te e tu ci metti del tuo e lo interpreti bene, non penso ci sia niente di male.

L’idea di fare album insieme non c’è mai stata?
Qualche volta ne abbiamo parlato, ma io sono impegnato con le mie robe e lui con il suo disco.

Stefano Mazzone

Foto di Arianna Airoldi

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