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Enrico Ruggeri: «Ogni mio album è una variabile»

Il 15 marzo è uscito Alma, il nuovo album di inediti di Enrico Ruggeri che segue la reunion e il lungo tour dei Decibel. Non a caso, il cantautore lo definisce un progetto importantissimo per la propria carriera, perché arriva «a tre anni di stanza dall’ultimo album da solista».

«L’esperienza con i Decibel è stata articolata – commenta infatti Ruggeri – Alma è un disco delicato, che doveva essere diverso da quanto fatto finora. Sono andato in studio e ho spiegato i pezzi alla band e li abbiamo suonati senza pre-produzione. Anzi, molti arrangiamenti sono stati fatti per sottrazione, evitando i riferimenti in negativo. Questo album è frutto del piacere di fare musica insieme».

Prodotto dallo stesso Enrico Ruggeri con Lorenzo Cazzaniga e registrato live, in presa diretta, all’Anyway Studio, il disco vanta anche un featuring con Ermal Meta, nel brano Un pallone.

«Ermal è mio amico – ci dice in proposito Enrico – non sono solitamente amico dei miei colleghi, perché c’è molta autoreferenzialità. Io e Ermal abbiamo dei suoni in comune e con lui mi trovo perché fa cose che ho fatto anche io, nel bene e nel male. La canzone è particolare, racconta una storia forte. Ma Ermal è uno che i libri li legge».

In Alma, in effetti, Enrico si è sentito libero di esprimersi senza seguire canoni e regole discografiche, sbizzarrendosi con testi intesi e non di immediata lettura.

«Nei due album con i Decibel – spiega il cantautore – la musica la scrivevano Fulvio e Silvio. Qui avevo più sillabe a disposizione e avevo più cose da dire. Ogni volta mi ripropongo di fare un album omogeneo e per l’ennesima volta ho fallito. Ma chi conosce sa che ogni mio album è una variabile».

In questo, Enrico ammette di sentirsi «una mosca bianca», perché al giorno d’oggi in radio sente «sempre lo stesso suono. I testi sono scritti da persone che non leggono libri. Non è l’argomento del testo la discriminante, ma il modo di scrivere. Non puoi scrivere se non leggi». E, a questo proposito, Ruggeri commenta anche la proposta avanzata recentemente di far ruotare in radio più musica italiana, su modello delle radio francesi. «I francesi sono diversi da noi – risponde – noi siamo sempre proni a quello che viene da fuori. Ammiro questo loro modo di vendere ciò che è loro. In Italia però il problema è che le radio passano musica brutta».

Chiusa la questione radiofonica, chiediamo a Enrico qualcosa sul tour, che sarà assolutamente sui generis. Una parte della tournée si svolgerà infatti nei teatri, mentre un’altra avrà come protagonisti i club e una verve decisamente elettronica.

«Il tour acustico sarà realmente acustico – commenta – nei concerti in teatro non ci saranno basso e batteria. Mischierò un po’, alternando i giorni. Il momento peggiore della mia vita professionale è in realtà la scaletta. Siamo fortunati perché non abbiamo le sequenze e vi dico anche che alle 9, prima di un concerto, spesso la scaletta non è pronta».

Grazia Cicciotti

Foto di Angelo Trani

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