Onstage
Fabio Rovazzi Faccio quello che voglio

Abbiamo chiesto a Rovazzi di rispondere a chi dice che non è un artista

Venerdì 13 luglio esce Faccio quello che voglio, il nuovo singolo di Fabio Rovazzi con relativo e immancabile video. La premessa necessaria è che Faccio quello che voglio (che segue Volare e avrà un terzo capitolo in arrivo in autunno) – come tutti gli altri progetti di Rovazzi – è un brano sui generis perché per Fabio video e musica vanno di pari passo, si completano a vicenda e insieme raccontano una storia. Il racconto, per Fabio, è di fatto fondamentale e prende poi vita con la canzone, ma soprattutto con il videoclip musicale, che in questo caso assume la forma di un vero e proprio cortometraggio.

In Faccio quello che voglio la qualità è altissima e gli ospiti del bizzarro comunicatore si moltiplicano: il featuring è con Emma Marrone, Al Bano e Nek, ma nel video compaiono tantissimi altri volti noti del mondo dello spettacolo, da Carlo Cracco a Flavio Briatore, passando per Diletta Leotta e Massimo Boldi. Al di là di fan e detrattori, una riflessione dunque sul potere comunicativo di Fabio Rovazzi e sul fatto che i suoi singoli finiscano poi per scalare le classifiche musicali (anche senza video di accompagnamento) è forse d’obbligo. Per cui, abbiamo avuto l’opportunità di scambiare due parole con Fabio e chiedergli di rispondere a tutti quelli che lo accusano di non essere un artista. Gli abbiamo poi chiesto di raccontarci questo nuovo progetto in termini esclusivamente musicali.

«Mi considero un artista poliedrico – ci risponde – forse per la gente il mio talento è difficilmente individuabile. Il mio talento non è saper cantare, né sicuramente avere un aspetto coinvolgente. Credo che il mio talento sia principalmente autorale e poi tecnico dal punto di vista video. Musicalmente un po’ me la cavo, ascolto musica e ho studiato per tanti anni pianoforte, forse questa cosa non la sa nessuno. La mia velleità non è cantare, non so farlo, però mi reputo abbastanza bravo sulla composizione».

La definizione di “artista 2.0”, tuttavia, lo spaventa. Preferisce elogiare il suo team. «Danti mi ha sempre aiutato a mettere in rima le mie folli idee – precisa – mentre Simone Privitera, grandissimo produttore di musica elettronica, mi ha aiutato nella musica. Il problema forse è che non sono a china, sono ancora a matita. Devo capire col tempo cosa voglio fare e in cosa sarò veramente bravo».

Nel frattempo, musicalmente parlando, con Faccio quello che voglio Rovazzi cambia leggermente la struttura a cui ci aveva abituato nei precedenti singoli: il brano è un pezzo EDM, nato dalla passione di Fabio per «Stranger Things e tutto quello che ha generato. Così come l’album di Bruno Mars con questa presenza massiccia di moog anni ’80. Diciamo che il mondo degli anni ’80 mi ha fatto completamente innamorare. Volevo inserirlo nel pezzo, per cui ci sono un po’ di synth e un po’ di moog. Il brano però resta elettronico, diciamo elettro-pop, molto più classico rispetto agli altri. Ha strofa, ritornello, drop e poi lo special alla fine. L’unico elemento strano sta nel ritornello. Ha due ritornelli e uno special cantati ognuno da un cantante diverso, il che è legato però al concetto del video. Le voci comunque sono giuste per il progetto nella sua totalità».

Se c’è qualcosa che, tuttavia, manca all’appello quando si parla di Fabio Rovazzi è sicuramente un album o un live degno di essere chiamato tale. Chiediamo a Fabio se pensa mai a questa grande assenza nel suo bagaglio. «Ci penso spesso – risponde – ma devo capire che strada prendere. Non posso prendere tutte le strade. Però ho in mente di fare tante cose».

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