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Fast Animals and Slow Kids: «Animali Notturni, il nostro azzardo più grande»

Il 10 maggio è uscito Animali Notturni, il nuovo album dei Fast Animals and Slow Kids (Aimone Romizi, Alessandro Guercini, Jacopo Gigliotti e Alessio Mingoli), che esce a due anni di distanza dal lavoro precedente, Forse non è la felicità. Un progetto che, per molti versi, rappresenta un cambiamento per la band, già a partite da come si è lavorato in studio.

«Da un punto di vista tecnico, Animali Notturni è il nostro azzardo più assoluto. – spiegano i ragazzi in conferenza stampa – Per la prima volta ci siamo confrontati con un produttore, perché per lavorare ai nostri primi tre album ci siamo un po’ chiusi. Abbiamo però finito per sentirci relegati. Con Matteo Cantaluppi invece ci siamo trovati bene. Abbiamo registrato a Milano, ottenendo suoni più o meno uguali a quelli che avevamo in mente».

Nessuna recriminazione, dunque, sugli arrangiamenti («Abbiamo sperimentato la produzione artistica» commentano), mentre a livello compositivo i FASK hanno portato avanti «una ricerca egocentrica di purezza». «Puntiamo al centro della terra – precisano i ragazzi – la musica per noi ha una funzione terapeutica, è un quadro in cui mettiamo dentro i nostri mali».

Animali Notturni risulta dunque un album molto curato, che – per citare la band – «mantiene alta la soglia dell’attenzione. Contiene quello che definiamo driving rock, tipico dei nostri ascolti di questi anni, come i War on Drugs. La batteria, in poche parole, è sempre dritta».

Driving rock è in effetti una definizione calzante per un disco che introduce l’ascoltatore alla tracklist con un’insegna in copertina. Animali Notturni era già il titolo di un pezzo, ma si riferisce anche a «chi si nasconde in casa, chi ha una faccia oscura ma anche un’anima che prende coscienza della paura, la affronta e trova il modo per stare bene. Forse è un principio bipolare ma sano, che esiste in tutti noi». Una delle canzoni più significative dell’album chiude invece – e non a caso – la tracklist. «Novecento è il manifesto di questo periodo storico, che ha portato con sé momenti pesanti ma anche una via d’uscita. – raccontano i ragazzi – Abbiamo concesso a Novecento di occupare lo spazio finale della tracklist. Facciamo dischi per il piacere di farlo e questa canzone è un punto di arrivo psicologico dell’album».

Il primo singolo è invece Radio Radio, non una polemica ma «un discorso di libertà». «Non bisogna puntare a ciò che funziona in radio, ma a ciò che ci infervora. – spiegano i FASK – Vogliamo la libertà artistica su tutti i livelli, dal dj al giornalista che parla di musica. Se ci sono paletti, non puoi essere istintivo».

Ora l’attesa è tutta per i live, che inizieranno dal Mi Ami a Milano. La prima prova ufficiale ha visto invece la band impegnata sul palco del Primo Maggio a Roma: «Un’esperienza terribile. – scherzano i ragazzi – Abbiamo fatto tutto di fretta, ma per fortuna vedevamo solo ombrelli e non le facce del pubblico. Avevamo un po’ di paura per le tempistiche e noi non suonavamo da tanto. Come prima data non è il massimo, ma è andata meglio di come ci aspettavamo».

E le prossime date? «Siamo chiusi in sala prove perché gli arrangiamenti sono complicati – ammettono – il processo di sintesi da un disco al live è complesso, ma il nostro modus operandi è solido e i pezzi iniziano a girare».

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