Onstage

Fedez racconta Paranoia Airlines: «Ho affrontato i miei lati d’ombra»

Il 25 gennaio esce finalmente Paranoia Airlines, il nuovo album di Fedez. Un progetto importantissimo per l’artista, che – senza mezzi termini – ammette di aver voluto sviscerare con la musica tutte le sue paure e le sue ansie.

Il momento artistico, per Fedez, è del resto senza alcun dubbio delicato. Il sodalizio con J-Ax si è chiuso dopo un percorso a due illuminato da una buona stella e da numeri pazzeschi: il rapper, giustamente, non rivela i dettagli del ‘divorzio’ e si limita a precisare, in conferenza stampa, che la realtà di Newtopia sta benissimo. «Non è mai cambiata. – precisa – Sono sempre stato io il fulcro delle decisioni e mi sento di dire che nel concreto è cambiato poco. C’è stata solo l’acquisizione di quote da parte mia e, al momento, non sento l’esigenza di trovare soci».

Messe le dovute parentesi, però, è giusto ed opportuno parlare di musica. Per Paranoia Airlines, Fedez si trova per la prima volta da solo a doversi raccontare alla stampa e di cose da dire ce ne sono, perché l’album è ricco di collaborazioni e di sottotesti.

«Volevo fare un album che non rispondesse alle logiche di mercato. – sentenzia subito Federico – Volevo sperimentare e fare ciò che mi andava sinceramente di fare. Al primo ascolto questo album può sembrare cupo, perché è molto introspettivo. Direi che è stato terapeutico. Quando l’ho finito, ho capito come affrontare i miei lati d’ombra ed esorcizzare le mie paure».

Il titolo, del resto, rappresenta perfettamente l’ultimo periodo di vita di Fedez («se non tutta la mia vita» scherza), con la precisazione dovuta sulla title track che tratta, più nello specifico, di un «amore capace di farti superare tutte le tue insicurezze». Il primo singolo – Prima di ogni cosa – mostra invece tutto l’affetto di un padre per un figlio. «Quel brano, però, lo considero una parentesi. – specifica ancora l’artista – Volevo che fosse unico, completamente diverso dagli altri. Sono stupito per il disco di platino conquistato, era una canzone che avevo scritto per me».
C’è tante luce, in fondo, nei meandri oscuri delle paranoie di Fedez. Ma c’è anche tantissimo (pregiatissimo) lavoro. Dalla produzione di Michele Canova e Takagi & Ketra ai featuring, non c’è dubbio che l’album sia stato lavorato bene e con dedizione.

«Le collaborazioni sono nate tutte in modo spontaneo con una jam session in studio. Per gli stranieri, ovviamente, è stato più complicato. – racconta Federico – LP me la sono ritrovata in studio, le ho fatto ascoltare qualcosa e mi ha chiesto se poteva aggiungere una strofa al brano. Trippie Redd non so quante volte l’ho sentito su FaceTime. Vi dico solo che doveva registrare una strofa per Drake e si è scordato di mandargliela. Gli sono stato parecchio dietro (ride, ndr). Con Dua Lipa c’è l’intenzione di lavorare insieme, ma ora lei ha altri progetti. Però mi ha promesso che collaboreremo in futuro. Io ci spero, che ve lo dico a fare».

Un discorso a parte, Fedez lo riserva all’amico Emis Killa.

«Lavorare con Emis è stato molto bello e molto strano. Siamo cresciuti insieme, poi ci siamo persi. Ci sentivamo per telefono, ma non riuscivamo mai a vederci. Tra noi c’è un rapporto di sana competizione. Rivedersi e frequentarsi è stato strano. Abbiamo tirato le somme della nostra vita. Il riavvicinamento, però, mi ha fatto bene».

Con Annalisa Fedez canta Fuckthenoia, «non un’autocritica, ma la descrizione di un mondo disilluso». Sui ragazzi della Dark Polo Gang, invece, Fedez si limita ad elogiare il loro fantasmagorico mondo di eccessi. Snaturarli è impossibile, per cui il duetto rispecchia molto la natura dei tre trapper romani. Su Tedua e Zara Larsson ci son solo parole buone.

L’album dalle collaborazioni esce arricchito, per quanto abbia il suo fil rouge in questo «principio di autoanalisi». Per Fedez, però, il progetto resta volutamente eterogeneo, con una certa «coerenza produttiva», che alla fine crea un tappeto uniforme in sottofondo.

L’etichetta di rapper, però, Fedez sembra voglia strapparsela di dosso. «Sono sempre stato diverso dagli altri rapper. – spiega infatti – Sono sempre stato pop. Non saprei dire cosa succederà al rap e mi sento di dire che mi interessa anche poco. La trap? Spero per i trapper che continui ad andare bene».

Infine, parliamo finalmente di live. Fedez subito fa qualche precisazione.

«Da marzo tornerò nei palazzetti. Da solista, si tratta del mio primo tour nei palazzetti, tra l’altro. – dichiara – Non credo ci sarà un tour estivo, perché non voglio che la vita di questo disco vada troppo in là. Di sicuro in scaletta ci saranno canzoni del passato, e anche brani di Comunisti col Rolex. Stiamo pensando a qualcosa che non è mai stato fatto». Il palco di Sanremo – se ve lo state chiedendo – rappresenta, però, per Fedez uno degli ennesimi motivi di ansia. «Non ho paura a cantare dal vivo, ma in televisione non ce la farei. Mi cagherei sotto. La vivrei malissimo». Ne siamo certi, eppure in Paranoia Airlines emergono comunque sfumature preziose tra le paranoie. La paura e l’ansia, indubbiamente, ma anche la loro impagabile cura, che appare tra le note e le parole di questa tracklist.

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