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Francesco Gabbani racconta Viceversa: «Dopo il successo? Voglio capire chi sono in questo mondo»

Dopo due partecipazioni, entrambe da vincitore, nel 2016, tra le Nuove Proposte con Amen, e nel 2017 tra i Big con Occidentali’s Karma, Francesco Gabbani torna a Sanremo con un brano, che suggerisce il vero senso dell’amore universale, ossia la condivisione e la reciprocità, e che prende il nome dal suo nuovo album che lo contiene, Viceversa, in uscita il 14 febbraio.

Non avremmo visto Gabbani al Festival se non fosse stato per questa canzone, arrivata a disco quasi chiuso e che, col senno di poi, ha illuminato tutto il progetto, facendo delle nove canzoni che lo compongono quasi un concept sul rapporto tra individualità e collettività, suggerendo ognuna un punto di vista differente nel tentativo di interpretare questa complessa relazione.

«La verità è che la percezione di chi mi conosce a livello nazional popolare in Italia, ovviamente, è riconducibile principalmente a Occidentali’s Karma e, fra l’altro, mi permetto di dirlo, anche a vari fraintendimenti di percezione della canzone, perché io sono onesto nel dire che, su dieci italiani, ce ne sono sei che dicono: “Ah, Gabbani, quello che balla con la scimmia”. Me la sono un po’ cercata – ci ha raccontato -, ma sono conscio che la maggior parte del pubblico mi conosce più per quello, che per una mia espressione più intimista ed emozionale, che Viceversa rappresenta bene, perché è autentica, sincera e sono contento di andare a cantarla al Festival, anche perché non ho nessuna pretesa, se non quella di andare lì ed emozionarmi».

«Sono curioso di vedere quale sarà la reazione del pubblico, ma soprattutto mi auguro che possa arrivare quello che per me è il significato di questa canzone, cioè di riuscire a ritrovare la consapevolezza che in un rapporto amoroso, ma non per forza di coppia, in tutti i rapporti relazionali, dove c’è sinergia, tutto prende senso solo quando c’è un dare-avere, un’andata e un ritorno, un Viceversa», ha continuato il cantautore toscano a proposito di una canzone, che vanta la firma di Matt Sheeran, fratello di Ed Sheeran, sull’arrangiamento degli archi e la collaborazione di Pacifico, co-autore di altri due brani dell’album: Il sudore ci appiccica e Bomba Pacifista. «È stato un bell’incontro, perché Gino (Pacifico, ndr) mi ha aiutato quasi in un modo psicoterapeutico, cioè a trovare la sicurezza, a sottolineare e a confermare quello che già io avevo un po’ vomitato durante questo anno e mezzo, nel provare a scrivere queste canzoni».

Canzoni che ci restituiscono un Gabbani diverso, impavido nei confronti della sua stessa vulnerabilità e sempre più immerso in una ricerca personale, che ci ha raccontato come una naturale evoluzione dell’esprimersi scrivendo canzoni. «Dopo lo schiaffo di successo che mi è arrivato, sia in positivo, che in negativo, nel 2017, ho scelto di non cercare di mantenere quel successo a tutti i costi in termini numerici, ma, anzi, ho capito che per me la priorità è andare avanti nel percorso di analisi personale e di provare ad esprimerla con le canzoni. Se poi a questo corrisponde un successo, ben venga. In questo disco, quindi, c’è probabilmente molto più Gabbani di quanto ce ne fosse in Magellano, dove c’era molta più collaborazione».

Se con Pacifico, infatti, è stato quasi un processo psicoterapeutico, più che una vera e propria collaborazione autoriale – «esclusa Bomba Pacifista, che abbiamo scritto al cinquanta e cinquanta» – anche con i produttori del disco, Matteo Cantaluppi e Ivan Rossi, si è instaurata una sinergia, volta a valorizzare canzoni già strutturate, «senza dover trovare degli escamotage di produzione sonora, che sorprendano in quanto tali, che forse è un po’ la tendenza di oggi, partire da una base super cazzuta e scriverci la canzone sopra. Io, invece, scrivo alla vecchia, chitarra e voce, pianoforte e voce e poi su questo tipo di sostanza ci viene messo un vestito e Matteo Cantaluppi è stato di una grande sensibilità nel rendere onore a livello di gusto estetico a delle canzoni che già esistevano».

Il risultato è un album, che, anche se per ora non ci sono date annunciate, troverà nella resa live la sua dimensione ideale, come ha spiegato Gabbani: «Non vedo l’ora di iniziare a suonare, perché cosa manca nella dimensione dello studio? Una cosa fondamentale, che c’è nella dimensione del live: il ritorno emozionale di quello che dai. L’esperienza emotiva che si prova a stare su un palco e a vedere le persone, che sono venute ad ascoltare il tuo concerto, che ti danno indietro, anche cantando, quello che tu magari hai scritto in mutande in casa tua, ma volando nell’universo con la testa e con l’anima, dà un senso a tutto quello che fai. È un’altra forma del Viceversa, tanto che io non potrei esistere se non esistessero le persone che percepiscono la mia emozione e me la rimandano indietro».

Cinzia Meroni

Foto di Isabella Sanfilippo

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