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Frank Carter in Italia a fine marzo: «Il meglio deve ancora venire»

Frank Carter è un artista poliedrico, impossibile da incasellare in qualsiasi categoria. Noto ai più per la sua militanza nei Gallows, in cui ha dato sfogo a tutta la sua rabbia hardcore punk, il cantante ha indagato negli anni successivi il suo lato più “pop” nei Pure Love, un progetto per molti aspetti controverso, soprattutto per i fan della prima ora di Carter.

Dal 2015 però, il vocalist britannico si è gettato anima e cuore in una nuova band, che porta appunto il nome di Frank Carter & the Rattlesnakes, che rappresenta idealmente la congiunzione ideale tra le esperienze passate dell’artista, in un mix tra hardcore e pop dalle tinte fosche, che spesso cede il passo all’alternative di stampo britannico. Il tatuatore professionista e fiero papà di una bimba, che passerà in Italia con i suoi Rattlesnakes per due date da headliner il prossimo 25 marzo a Milano e il giorno successivo a Bologna, ci ha raccontato qualche dettaglio sul terzo e nuovo album della formazione, End Of Suffering, atteso per il 3 maggio 2019, un disco che si pone come una chiara presa di posizione nella carriera e nella vita privata di Carter. Ma andiamo con ordine.

Lo scorso febbraio, i Rattlesnakes hanno iniziato a scaldare i motori in madrepatria, imbarcandosi in un tour che ha regalato non poche sorprese e soddisfazioni sia alla band, che ai propri fan. “Le ultime date sono state le migliori nella storia dei Rattlesnakes, non solo perché abbiamo fatto sold-out ovunque, ma anche perché abbiamo voluto mettere alla prova il pubblico inserendo in scaletta la bellezza di cinque nuovi pezzi estratti da End Of Suffering, che significa quasi un terzo della setlist. E indovina un po’, il nostro coraggio è stato ripagato dalla reazione dei fan, che hanno accolto gli inediti con lo stesso entusiasmo dei brani più datati, che ovviamente conoscono a memoria”. E siccome a detta dello stesso Carter la scaletta sarà simile, anche i fan italiani avranno modo di testare la resa live di alcuni estratti del nuovo album ancora prima di ascoltarli su disco.

In realtà conosciamo già molto bene Crowbar, il primo singolo tratto da End Of Suffering, e uno dei pezzi che per molti versi si discosta dal resto dell’album, se non altro in termini di sound. Infatti il terzo lavoro di Frank Carter & the Rattlesnakes dopo Blossom (2015) e Modern Ruin (2017), fa un ulteriore passo avanti nell’evoluzione della formazione, esplorando territori insoliti. Un cambio di rotta che è stato ponderato con maggiore attenzione rispetto a Modern Ruin, avendo avuto a disposizione più tempo per poter scrivere e registrare il nuovo disco. “Ho sempre pensato che rimanere fissi nella propria comfort zone fosse un atto di estrema pigrizia per molte band, ed è quello che ho sempre evitato di fare con i miei progetti. End Of Suffering è il primo album in cui ci affidiamo alle mani e alle orecchie esperte di Cam Blackwood, un produttore che ha lavorato con artisti molto lontani dal nostro mondo, come Jack Savoretti e George Ezra, e la sua impronta si sente, eccome. Ma questa nuova direzione è apparentemente più “pop” e patinata, perché in realtà End Of Suffering è un lavoro molto più introspettivo rispetto al passato, e che riflette anche dal punto di vista delle lyrics gli anni tormentati che ho vissuto, ma che lascia al contempo vedere la più luminosa delle luci in fondo al tunnel”.

Carter infatti, nel 2017 si è ritirato dalle scene per qualche tempo per dedicarsi alla propria famiglia e alla propria salute mentale. “End Of Suffering è un termine che si rifà al Buddhismo, e che vuole significare il raggiungimento dell’illuminazione attraverso il dolore. Il messaggio principale che voglio convogliare attraverso la mia opera è che tutti possono farcela, se si ha speranza. La speranza, anche se sembra di non vedere nessuna via di uscita, non deve morire mai, e non è solo una frase fatta. Se dovessi scegliere un brano che meglio rappresenta questo concetto all’interno del disco, è sicuramente la title track. La musica di Dean (Richardson, chitarrista dei Rattlesnakes, ndr) si sposa alla perfezione con il mio testo, che parla del rapporto con mia figlia, e della difficoltà oggettiva della vita da musicista”.

Uno dei pezzi più interessanti di End Of Suffering è Tyrant Lizard King, per almeno un paio di ragioni. La prima, e la più ovvia, perché Tom Morello offre il suo tocco magico, regalando il riff sul quale si basa la canzone. “Conosco Tom Morello da qualche anno, ci siamo incontrati quando lui era ancora nei Rage Against the Machine e io nei Gallows. Ammetto che ci siamo persi di vista per un sacco di tempo, ma la scorsa estate ci siamo ritrovati a suonare nello stesso festival, e si è riaccesa la scintilla del passato, tanto che Tom ha insistito per apparire nel nostro nuovo album. Non potrei sentirmi più onorato di così, Morello è uno degli idoli della mia adolescenza, e se mai mi avessero detto che non solo saremmo diventati amici, ma che avrebbe anche suonato in un mio disco, non ci avrei mai creduto”.

Il secondo motivo per cui Tyrant Lizard King ha attirato la nostra attenzione è altrettanto intrigante. “Sai quei giorni in cui ti svegli e ti senti pronto a spaccare tutto, ti guardi allo specchio e pensi “sono il re del mondo”? Ecco, magari non capita spesso, ma quando succede, mi sento come un misto tra un T-Rex e Godzilla, il “re tiranno delle lucertole” appunto. Questa canzone è dedicata a lui, ma anche a me e a questi momenti di ottimismo delirante”.

L’autoironia non è la sola caratteristica positiva di Frank Carter. La sua forza d’animo, unita a una sensibilità artistica che gli permette di trascendere da un genere musicale all’altro, è il maggior punto di forza che il cantante continua a infondere anche tramite i Rattlesnakes. “Nonostante abbia avuto momenti molto difficili nella mia vita privata, non posso dire lo stesso per fortuna della mia carriera. Ho sempre avuto l’opportunità di fare ciò che preferivo e di farlo con il cuore. Credo che sia il segreto per essere arrivato dove sono oggi. Pensa alla scorsa estate per esempio, abbiamo suonato a Reading con i Foo Fighters, è per me è stata una soddisfazione immensa, non solo per la portata dell’evento in sé, ma anche perché Reading è uno dei festival a cui partecipavo come spettatore da giovane. Trovarsi catapultati dall’altra parte della barricata non ha prezzo. Ma il meglio deve ancora venire, lo so per certo”.

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