Onstage

Fred De Palma: «Hanglover, la mia evoluzione»

Il 15 settembre esce finalmente il nuovo (e quarto) album di Fred De Palma, Hanglover. Ricco di featuring e di produttori, il lavoro del rapper originario di Torino ha già ‘sfornato’ tre singoli: Il cielo guarda te (certificato platino), Adiòs e Ora che. Ci siamo fatti raccontare da Fred però cos’altro contiene questo nuovo progetto.

Ciao Fred! Finalmente Hanglover… è uscito tra l’altro il nuovo singolo Ora che. Sei un po’ in questo mood romantico, non ne esci più!
Sì, sono nel mio periodo rosa (ride, ndr). In realtà, nel frattempo sono uscite anche altre cose, meno ‘love’ e meno profonde. Però mi rendo conto che la risposta del pubblico è sempre più sentita su questi pezzi. Non li faccio per questo motivo, sia chiaro…

Ora che è particolare per te però. Hai detto che è il brano a cui sei più legato di questo album.
Sì, è uno dei pezzi più belli a livello di scrittura di questo lavoro. Me lo dico da solo (ride, ndr). Penso che sia necessario trovare la propria identità, anche altri miei colleghi fanno pezzi che vanno nella stessa direzione e, nel lungo termine, questo li premia. In questo momento mi contraddistingue questo tipo di scrittura, quindi perché no? Secondo me ci sta.

Allora spiegami cosa c’è dietro a questo album. Boyfred – possiamo dirlo? – era molto più cazzone…
In realtà il processo di scrittura è sempre lo stesso, dipende dalle esperienze. Stavolta forse c’è stata una maggiore ricerca musicale: in questi ultimi due anni ho ascoltato molta musica che mi ha influenzato e ho scelto di fare una raccolta di ciò che mi piace a livello musicale. Nell’album ci sono molti episodi magari diversi l’uno dall’altro, ma comunque coerenti nell’insieme. Penso che l’attitudine più cazzona ci sia sempre, sono tutti pezzi spontanei, non ho mai pensato: “Devo fare la hit”. Tanto la hit non esce (ride, ndr). Ci sono brani però come Alabama o 5:30 che sono non-rosa.

A proposito di hit, ti aspettavi la certificazione per Il cielo guarda te?
No, ci speravo però! Era una scommessa, il brano non aveva un featuring altisonante per cui è stata premiata la musica. Come succede sempre, almeno nel mio caso. Mi chiedo sempre: “Come ha fatto a diventare famoso sto pezzo?”.

A me piace però!
Forse in questo album c’è stata un’evoluzione. C’è un contributo più discorsivo e non la punchline a tutti i costi. Ci sono frasi più descrittive e più sensate.

Ci sono tantissimi produttori in questo album, anche diversi tra loro stilisticamente.
Scelgo i produttori in base al feeling. Quando un produttore deve vestire una tua canzone, è sempre molto delicato. Se ha troppo gusto personale, rischi che il risultato non ti piaccia. Se ne ha troppo poco, rischia di venir fuori qualcosa di non definito. Penso sia importante trovare produttori che abbiano una visione comune alla tua. In questo album ci sono Frenetik & Orang3, con cui collaboro per la prima volta, e Davide Ferrario e Mace, con cui avevo già lavorato per Boyfred. Mi son trovato in studio con Takagi & Ketra ed è venuta fuori Il cielo guarda te, è nata una collaborazione spontanea ed è uscito un pezzo figo, per cui spero in futuro di poter lavorare ancora con loro. Comunque, è questione di sintonia.

Ho l’impressione che sia questione di sintonia anche per i featuring: ce ne sono diversi e tutti ‘particolari’…
Sì, i featuring sono stati scelti in base al brano. Se in un brano sentivo la necessità di avere un determinato artista, ho cercato di inserirlo. Ad esempio, c’è Achille Lauro in 5:30 e per me quel pezzo si sposa benissimo con lui. Poi c’è LowLow, perché volevo aggiungere quella follia lirica che lui incarna molto bene, secondo me a scrivere e raccontare determinate situazioni è uno dei più bravi. In quel brano c’è anche Livio Cori che fa il ritornello, per me è talentuosissimo. Madh per me invece rappresenta il volto della dancehall, mi sembrava coerente inserirlo, e con Cicco Sanchez sono cresciuto, per me è un fuoriclasse. Uno dei più bravi della nuova scena. Giulia Jean ha una voce pazzesca e Samuel Heron è un mio amico da tantissimo tempo, dai tempi dei Bushwaka. Ora lui sta spaccando con questo nuovo progetto e ci tenevo ad avere nel disco una dimensione afrotrap. Quel pezzo (Il mio game, ndr) è super figo secondo me.

I live come sono andati?
Da paura! Finora tutto bene, ho anche suonato a Reggio Calabria che non è una piazza facile e abbiamo riempito un’arena. Neanche i promoter ci credevano, anche perché non c’è stata promozione. Il giorno prima ho iniziato io a fare stories su Instagram e alla fine la location era pienissima. Per ora, ripeto, tutto bene. Vedremo come andrà ora. Sai, i live vanno anche un po’ in base a quanto tiri in un posto piuttosto che in un altro.

E Torino?
Ancora non ci ho suonato, pensa te. Pure Milano mi manca. Li farò molto presto però.

Hai già delle idee?
Sicuramente farò un live vero e proprio, sarà un concerto articolato. Ho tante idee da mettere in pratica, il problema è trovare il tempo di fare tutto.

Intanto ti aspetta l’instore. Ti piace incontrare i tuoi fan?
Molto. Sono emozionato, è tantissimo che non facevo un instore. Non mi ricordo più com’è… (ride, ndr). Spero bene, non so cosa aspettarmi. Speriamo ci sia tanta gente.

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