Onstage
George Ezra

George Ezra: «Se il mio pubblico è felice, lo sono anch’io»

Non capita tutti i giorni di avere la possibilità di chiacchierare e poi ascoltare dal vivo artisti come George Ezra. Il secondo album in studio, Staying at Tamara’s, è uscito a marzo del 2018: il nuovo singolo, Shotgun, da poco uscito in radio ha già scalato la classifica dei singoli in UK, mentre è già stato annunciato il live del 26 ottobre al Fabrique di Milano.

Di cose da raccontare George ne ha tante. Eppure, il fil rouge di ogni sua singola risposta sembra essere la filosofia di viversi il momento, quanto più possibile lontano dai riflettori, e fare la musica che gli piace, indipendentemente dal riscontro di pubblico. Dal vivo, però, George racconta un’altra storia: quella di un cantautore unico nel suo genere, capace di mantenere l’essenza del proprio girovagare trasformandola in parole e musica. Così è nato, in un certo senso, questo secondo album che, proprio come il primo, ha visto ‘la luce’ on the road.

«Ho viaggiato per due anni senza mai fermarmi – inizia subito a raccontarci – volevo essere in tanti posti. Sono andato a Barcellona, portando con me una chitarra e un taccuino. In realtà, non ho scritto molto mentre ero in viaggio. Ho semplicemente viaggiato, ho incontrato tantissimi personaggi. Quando sono tornato a casa, ho scritto le canzoni che ora potete ascoltare. Ho lasciato che il viaggio mi sorprendesse, non mi importava realmente di cosa mi stesse accadendo».

Le domande sono dirette, ma George – più che di dettagli – parla di arte e consapevolezza. Come quella di avere sempre ben chiaro in testa quanto è fortunata l’idea di «amare ciò che sto facendo. A molti musicisti che conosco non importa nulla, se non l’idea di potersi esibire. In questo senso, è una cosa bellissima».
O quella – abbastanza scontata – di avere appena 25 anni. «È un dato fondamentale per spiegare l’ispirazione che c’è dietro le canzoni di questo album. – precisa – Non mi sento più un ragazzino, ma nello stesso tempo non mi sento neanche un uomo. A quest’età metti in discussione qualsiasi cosa, chi sei e cosa ti circonda. Mi piace vedere il meglio nelle persone e nelle situazioni».

Non parlategli, tuttavia, di futuro. Il presente è centrale nella vita e nell’arte di George. Sul resto, «non voglio programmare nulla – sentenzia – e non voglio pensare troppo al futuro. Non so cosa mi riserva e mi piace semplicemente vivere. Non avevo programmato di essere a Milano e invece ora sono qui. Penso che sia una cosa bellissima».

Gli chiediamo se ha programmato qualcosa almeno per i live. «Per l’ultimo album eravamo tantissimi sul palco. – ci risponde – Ora saremo ancora di più, ci saranno trombe, tromboni… si potrà quasi ballare, non troppo però. Non c’è cosa più bella che far parte di qualcosa come della squadra di un tour. Ma ho imparato una lezione: devo lavorare per il pubblico, per far sì che sia felice. Se la gente è contenta, lo sono anche io. Sto ancora imparando però».

Non sa spiegarsi, tuttavia, il successo registrato dalle date negli USA, né il successo in generale. «Sono sempre sorpreso dal successo – commenta infatti – da piccolo non seguivo la musica. Nel senso, la ascoltavo ma non ero ossessionato dagli artisti. Non avevo domande da fare ai cantanti che ascoltavo. Mi chiedo spesso perché la gente sia interessata alla mia vita privata. Me lo chiedo solo perché ho una vita normalissima, come la vostra».

Di fronte alle espressioni perplesse dei giornalisti, Ezra aggiunge che gli basta un cappello per non essere riconosciuto per strada e che «finché sto con le persone che amo, sono felice. Per me è la cosa che conta di più. Più della musica, anche se so che finché avrò vita il mio desiderio sarà quello di suonare. Forse non quello di fare promozione, perché quando parto non riesco più a fermarmi, e non è sempre una cosa positiva. Mi sono ammalato per questo motivo e ho dovuto cancellare vari impegni. Spero di calmarmi un po’ in futuro, ma la vedo difficile. Se faccio musica, avrò sempre voglia di parlarne».

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