Onstage

Gianluca Grignani racconta il suo ritorno: «La fabbrica di plastica è finalmente realtà»

«Ho scoperto che non c’è niente che la respirazione yoga non aiuti». È un Gianluca Grignani nuovo quello che abbiamo incontrato all’Armani Privè di via Montenapoleone a Milano, dove ha presentato alla stampa non un semplice singolo, né solamente un disco, ma un progetto a lungo termine e la visione completamente rinnovata del fare musica e, forse, anche di sé stesso, che l’ha ispirato.

È stato lontano dalle scene tre anni e mezzo – la sua ultima uscita discografica, la raccolta Una strada in mezzo al cielo, risale al 2016, mentre l’ultimo album di inediti A volte esagero è del 2014 -, un silenzio rigenerante ed estremamente prolifico, dal quale riemerge con una quantità impressionante di nuova musica e di idee, più o meno concrete. «Ho capito che forse la cosa migliore era che io non mi facessi vedere e che facessi una cosa fatta bene, nella maniera giusta, però l’attenzione che sto ricevendo è sicuramente tanta. Starà a me dimostrare se me la merito, ma sono contento di come sta andando», ha raccontato.

Non poteva andare molto diversamente, perché non solo Gianluca Grignani è, senza dubbio, un cantautore che ha scritto qualche pagina importante della musica italiana, ma anche perché il progetto con cui torna è mastodontico. Il singolo Tu che ne sai di me, è la prima di una sessantina di canzoni “buone” scritte in questi anni di assenza e uscirà, aprendo il 2020 col botto, alle ore 00.00 del 1 gennaio. Un brano rock dai toni intimisti, che riporta al miglior Grignani, ma in versione aumentata, come si dirà, e anticipa il primo album di quella che nella mente di Gianluca è già una trilogia, composta da Verde Smeraldo 1, Verde Smeraldo 2 e Verde Smeraldo 3. Prodotto dalla Falco a Metà, l’etichetta del cantautore, e distribuito da Sony il singolo, da cui prende le mosse la trilogia è stato inciso negli studios La fabbrica di plastica, sempre di sua proprietà. Insomma, Grignani, dalle retrovie, ha preparato la manovra perfetta, creandosi un microcosmo dove potersi muovere in totale libertà artistica. Ma non è tutto, perché, come ha annunciato, ha intenzione di cimentarsi anche nella produzione di altri artisti.

«Ci tengo a precisare, che tutta la libertà artistica che ho acquisito, la devo soltanto a me stesso – ha confessato -. Il fatto di essere un tutt’uno con la mia musica, l’ho sempre millantato, ma non ero mai riuscito a raggiungerlo. Probabilmente mi sono guardato allo specchio e come quando a 14 anni presi la chitarra in mano per la prima volta, mi sono detto: se non inizio adesso non inizierò mai. Così una mattina ho aperto l’occhio sinistro, perché sono mancino, e ho guardato tutto con un’altra ottica, pensando: “È arrivato il momento di fare quello che ti senti di fare, vai e buttati”».

Il primo risultato della sua nuova visione è stata proprio Tu che ne sai di me. «È anche il primo brano che ho scritto al piano, che per me è atipico, perché non è il mio strumento, ma l’ho voluto utilizzare, proprio perché sentivo la necessità di riproporre me stesso, e in effetti mi ha ridato una certa purezza nella composizione e mi ha consentito di visitare armonie, che la chitarra non ti permette di visitare. Poi sono tornato sulla chitarra, destrutturando quello che avevo fatto al piano e suonandolo in studio con la chitarra e alla fine è uscito il brano da dove riparto completamente».

Ripartire, significa, però anche rimettersi in gioco e nel mondo della musica questo significa, sempre, farlo in un mondo che si trasforma alla velocità della luce, figuriamoci in tre anni e mezzo! Nel contesto che lo circonda, però, il nuovo Grignani, vede una marea di possibilità. «Mettersi alla prova oggi con la musica vuol dire non fare quello che è già stato fatto, ma soprattutto dimostrare che la musica non è semplicemente immagine, ma è ancora musica. Io cerco di utilizzare il mondo di oggi per portare avanti quello che a 47 anni suonati credo di avere imparato. C’è stata una mattina in cui ho scritto un album intero. Pensavo a Né al denaro, né all’amore né al cielo di De Andrè, ho preso la stessa idea e ho scritto altre storie, ora, non so se sono belle quanto quelle di De Andrè, vedrò se farlo uscire, magari come un intramuscolo tra un disco e l’altro. Questo è il bello che ti dà il web e tuffarmi in questo futuro, per me, vuol dire rendere reale La fabbrica di plastica o per lo meno provarci. Quel brano è stato il momento in cui io ho dichiaro a me stesso che non volevo fare parte di un sistema, che non volevo essere fagocitato, quindi oggi più che mai La fabbrica di plastica è realtà».

Si è messo in gioco come talent scout con la Falco a Metà – «Mandate i provini alla mail lafabbricadiplasticastudio@gmail.com, io li vaglierò e vedrò cosa mi interessa di più produrre. Non c’è una categoria che sto cercando, ma dovranno essere cose serie. Se c’è qualcuno che vuole evitare i canali tradizionali e pensare solo alla musica, io sono qui pronto a produrlo e credo di essere capace di farlo» -, ma anche come musicista, cercando un modo nuovo di scrivere, che sia in linea con la contemporaneità, senza perdere personalità. «Ho iniziato a scrivere in maniera continua armonicamente, la melodia non si ferma, usa tre o quattro accordi di base, però cerca di aprirsi, in maniera tale che diventa più profondo usare certe note sempre sullo stesso giro armonico oppure cambiando magari una nota sola. Bisogna essere molto capaci per farlo, ci sono voluti degli anni di studio, ho suonato tantissimo la chitarra, le chitarre che sentite sono suonate da me e l’ispirazione di Eric Clapton è fondamentale. Può sembrare noioso – ha continuato -, ma l’attenzione che ci metto è questa, sono diventato un po’ un nerd, a furia di stare davanti al computer ho perso due diottrie!».

Nerd, ma anche e sempre rocker, perché tra le poche cose che ha anticipato sul primo disco della trilogia Verde Smeraldo – «titolo che si ricollega alla mia infanzia, quindi è una storia che parte da là infondo e piano piano mi sono trovato a vivere situazioni, che mi hanno riportato ad avere tutte queste canzoni legate una all’altra» – c’è l’idea dell’eterno e naturale ritorno al rock. «Non so come arrangerò il resto dei brani. Ho provato a buttare la scelta in un’altra direzione – ha spiegato -, ma il rock viene sempre a galla, perché è il linguaggio che prediligo, un linguaggio reale, non puoi sbagliare, il rock è il popolo. Sicuramente, però, le contaminazioni non mancheranno».

Intanto, personalmente smentite le voci di una sua partecipazione a Sanremo, Grignani si prepara a festeggiare i 25 anni di Destinazione Paradiso con la pubblicazione di un vinile e di un’edizione digitale della versione in Spagnolo del disco, che in Sudamerica ha venduto 3 milioni e mezzo di copie circa. «Quello che sto facendo, ci ho messo anni a comprenderlo, ma è il futuro, cioè la libertà di poter lavorare con una major, senza vederla come un problema, come mi è capitato da ragazzo, anche perché allora ero davvero un po’ fagocitato dal sistema. Oggi si può lavorare con una major, anzi, aiutarla a distribuire della buona musica, invece di sentirsi usati».

Infine, Grignani ha già pensato anche al suo ritorno dal vivo nel 2020: «Inizieremo da Milano e finiremo a Roma con cinque o sei date acustiche, dove suonerò da solo con la chitarra. Le comunicheremo presto. In questi anni, in cui sono stato fermo, sono ripartito dalla spiaggia senza dirlo a nessuno con l’acustico, poi mi sono ritrovato a fare l’Arena di Paestum con 3mila e cinquecento persone, solo con la pubblicità di Facebook e questo è abbastanza atipico. Per cui era bello ricominciare così, vedremo cosa succede. Dopo di che lanceremo un evento importante in elettrico».

Credito foto: Ufficio stampa

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