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Giorgieness e il tour Essere Me: «Ci sono io e poi solo parole e musica»

Il 5 ottobre è uscito l’EP Nuove Regole che – oltre a contenere l’inedito Questa città – offre agli ascoltatori i rework di Vecchi, Fotocamera e Avete Tutti Ragione, ad opera di Bryan Senti & Justin Moshkevich. Giorgieness, il progetto capitanato da Giorgia D’Eraclea, è di fatto più vivo che mai, ma anche in fase di evoluzione: dopo l’EP, Giorgia ha infatti deciso di tornare alle origini con un tour acustico in solo, Essere Me, in attesa del nuovo album.

Ciao Giorgia, partirei subito dall’EP. Lo trovo un progetto molto particolare: quattro tracce, di cui tre rework e un inedito. Me lo racconti?
È stata una cosa strana e un po’ casuale. Abbiamo avuto questa idea con Carlo, il mio primo manager, di ri-lavorare alcuni pezzi vecchi. Nel frattempo però avevo già iniziato a scrivere e quindi avevo da parte un po’ di brani, tra cui Questa città che era quasi finito. Era già un pezzo molto delineato. Ho parlato con Brian e Justin che sono disponibilissimi, dimostrando tra l’altro che siamo noi italiani alla fine a tirarcela. Loro sono famosi, hanno vinto dei premi e con me sono stati carinissimi. Mi hanno sentito cantare e hanno elogiato il mio modo di scrivere, la mia voce e il modo in cui interpretavo i testi. Pensavo Ma cosa state dicendo?, e loro invece mi hanno fatto una proposta in realtà molto bella. Mi hanno detto di andare a Los Angeles per lavorare insieme. Però Los Angeles non è proprio dietro l’angolo. Mi sarebbe piaciuto andare, ma dovevo sistemare alcune cose con Giorgieness. Quindi io ho registrato nel mio solito studio e poi abbiamo spedito il brano. Loro ci hanno lavorato e ce lo hanno rimandato. È andata così e ringrazio Carlo, che non dimenticherò mai. Volevamo provare a vedere cosa sarebbe uscito da questo progetto.

Questo EP a livello sonoro è molto diverso dal tuo repertorio. E anche l’inedito Questa città possiamo considerarlo una novità assoluta. Non saprei come definirlo, direi che è più pop e meno rock. Sei d’accordo?
Vorrei introdurre la definizione di dark pop, mi affascina. Mi fa venire in mente una musica a metà tra alternative e pop. Che poi anche parlare di alternative vuol dire parlare di tantissime cose. Però sì, era il suono che stavo cercando. Dopo il secondo album, avevo già capito di voler andare verso un’altra direzione e ora ne sono proprio certa. Mi sto muovendo verso un altro tipo di scrittura, ma sto ancora cercando di mettere a fuoco la mia direzione. Per ora mi sta dando molte soddisfazioni. Sto cercando di concentrarmi sui testi e di staccarmi un po’ dal mio immaginario, anche perché non ci vivo neanche più in quell’immaginario. Forse è l’età. Non sono vecchia, ma sicuramente sono più grande rispetto a quando ho iniziato a scrivere. Per me, è un modo per ripartire.

Anche perché il testo di Questa città rappresenta la chiusura e, nello stesso tempo, l’apertura di una parentesi. Racconta l’abbandono di un certo modo di vivere…
La mia scrittura è molto vera, perché scrivo di cose che vivo. I primi due album raccontano una persona che sono sicuramente io, perché anche quando ti lasci dietro una parte di te qualcosa ti resta dentro sempre. Ma ti rendi anche conto di essere cresciuta. Ad esempio, proprio in questo periodo sto riflettendo sul fatto che sono, in un certo modo, diversa. Ho una relazione e sono felice con una persona che mi ha conosciuto ora. Sicuramente è bello ed è stimolante, ma mi fa capire che non sono più quella che ero prima e mi interessa vedere come sono percepita ora per quello che sono diventata. È, in fondo, l’idea di base del tour Essere Me.

Ecco, parliamo del tour. Anche qui ti reinventi. Sei sola, senza musicisti. Com’è nata questa esigenza?
Sicuramente avevo voglia di suonare. Giorgieness non è un progetto che può stare fermo per tanto tempo, almeno sul palco. Avevo anche voglia di confrontarmi con me stessa, proprio perché ho ripreso in mano tutto, sia a livello tecnico che musicale. Avevo bisogno di mettermi alla prova con le mie canzoni. Infatti in tour sto facendo anche pezzi nuovi che ho scelto tra quelli che ho scritto ultimamente, per vedere cosa succede se proponi alle persone solo le canzoni. Ci sono io, con solo le parole e la musica. Io che non ho neanche una grande tecnica chitarristica, tra l’altro.

Questa cosa me la sottolinei in ogni intervista…
Guarda, l’altro giorno una persona mi ha fatto un in bocca al lupo e io ho risposto Sono anni ormai che nessuno si accorge che non so suonare la chitarra.

Anche Edda l’altro giorno mi ha detto che conosce solo il giro di Do.
Va bè, ma noi abbiamo la voce dalla nostra parte.

La voce, ma anche e soprattutto i testi. Che immagino vivano di luce propria ora che suoni in acustico…
Sai, ero stufa del solito suono. Non proprio stufa, ma non voglio ritrovarmi ad ascoltare la caricatura di me stessa. E no, quel tipo di suono non lo tollero proprio più. Negli ultimi concerti era una cosa su cui ragionavo molto. Ovviamente mi sono divertita, perché poi appena sali sul palco passa tutto, però sapevo che non stavo dando il massimo in quel momento. Stavo dando qualcosa di vecchio. Fatto nel modo migliore, ma non bello quanto un abito vintage.

Nel senso che quel suono non ti rappresenta più?
Esatto. Non è che sto andando a comprare un abito vintage, lo metto e lo faccio tornare di moda. Canto canzoni che hanno rappresentato momenti importanti per me, ma che non hanno più la veste giusta. Ho pensato Rimettiamoci in gioco io, le canzoni e il pubblico, concentriamoci su quello che sto dicendo. Come facevo all’inizio.

Non ti spaventa un po’ questo tour? Non sei abituata a stare sola sul palco…
In occasione della prima data ero proprio agitata prima del concerto. Non ricordavo gli accordi. Avevo più paura l’altra sera di quando ho aperto il concetto dei Placebo. Ma è finita subito. Appena sono salita sul palco è passato tutto. Sarà che il pubblico era bellissimo. Però ho passato i giorni precedenti a provare come una matta. Diciamo che è strano girarmi e non vedere i ragazzi o il pensiero di avere sempre la chitarra in mano. Però, di fatto, è un ritorno a come è iniziato tutto. Come andare in bicicletta…

E come le vivi queste canzoni così svestite?
Ma sai, io scrivo chitarra acustica e voce, quindi sono abituata a sentirmi in quella veste. Le mie canzoni all’inizio nascono così. Mi concentro sulla linea vocale e sulle parole e dopo cambio gli accordi. Per il tour, ho cambiato le tonalità di alcuni brani per cambiare gli arrangiamenti sulla voce, usandola in diversi modi. Ho cercato di usare gli strumenti che avevo a disposizione senza complicare la parte della chitarra. Aggiungo che mi sono accorta l’altra sera che ho fatto tutto il concerto solo con l’acqua e senza gin lemon. Ho riprovato quest’ebbrezza di fare un concerto completamente da sobria. Mi è piaciuto.

Questa è la vecchiaia di cui parlavi prima. Il sintomo della maturità.
Esatto. Grazie.

Invece degli inediti che stai suonando dal vivo cosa mi dici?
Sono tre brani diversi tra loro. Sono tristi. No, non è vero. Uno dei tre è un po’ triste. Triste e speranzoso. È una canzone d’amore felice. Parlo di amore ma anche delle paure che sono legate a questo sentimento. Un altro inedito inquadra questo mio momento storico. Rappresenta il fatto che sto andando a riprendermi il mio posto nel processo creativo. Infine, quando ho scritto il terzo inedito ho pensato Vai, ho imparato a scrivere i ritornelli!, quindi mi sono detta Inseriamola subito in scaletta.

Per far vedere al pubblico questa conquista…
Esatto, per far vedere che ho trovato il dono della sintesi e scoprire se ho ragione.

Comunque va detto che non sei uno di quei cantautori che quando è felice smette di scrivere.
Per me è il contrario. L’unica canzone che ho scritto quando stavo molto male è stata Che strano rumore e si sente tutto il mio malessere. Infatti, mi fa proprio male ascoltare quella canzone, mi ricorda come stavo in quel momento. Va detto che un po’ me le vado anche a cercare. Cerco emozioni forti. Ma per lo più immagazzino i concetti e i pensieri e mi godo il fatto di stare male. Nel momento in cui sono più serena, scrivo. Diceva Wordsworth Emotion recollect in tranquillity. Quando stai bene, hai uno sguardo più distaccato ma sempre da protagonista. In quel momento io riesco a dare un ordine. I periodi di malessere servono, ma io ho bisogno di essere serena e anche di stare un po’ sui carboni ardenti per scrivere. Devo essere un po’ stressata.

Hai detto che hai scritto tantissimo. Quindi stai lavorando al nuovo album?
Sai che è la prima volta che ho così tanti inediti nel cassetto? Di solito arrivavo risicata con 10-12 pezzi da mettere nel disco. Stavolta ne ho tantissimi! Forse ho sperimentato di più. Ora sto cercando il produttore. Mi preme questo, trovare a chi affidare le mie canzoni. Il tour in questo mi sta dando tanto, ma sto valutando quanto portarlo avanti. Vorrei fare anche un po’ di date estive, ma dipende dall’album.

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