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Giulio Casale presenta Inexorable: «L’unica rivoluzione possibile è esserci»

Dall’uscita del suo ultimo LP, Dalla parte del torto, sono passati sei anni, intervallati dalla pubblicazione di una raccolta di cover di De Andrè, Le cattive strade, e dell’EP Cinque anni, uscito l’anno scorso, ma la poesia rock di Giulio Casale continua a soffiare, come il vento del verso di Michel Houellebecq, Inexorable.

Si intitola così il nuovo disco del cantautore trevisano, primo atto della collaborazione con l’etichetta veronese Vrec, in uscita l’11 gennaio 2019 (ventennale della morte di Faber). Annunciato da cinque singoli usciti nel corso del 2017, l’album è stato anticipato in ultimo da Un giorno storico, brano supportato dal videoclip diretto da Carlo Tombola (Subsonica, Afterhours, Casablanca e altri).

«Dietro al titolo di questo disco e al suo significato sociale, c’è anche un risvolto più personale cioè la mia resilienza. Il fatto che nonostante chi gestisce lo show business mi dica che io non avrei nessun diritto di fare questo mestiere, dal momento che i numeri non sono dalla mia parte, allora mi spinge inesorabilmente a cercare la contraddizione, soprattutto per chi come noi non ha mai pensato che piacere alla massa o essere di moda sia un valore, anzi, di solito è un disvalore. Ecco questo Inexorable mi piace molto, perché ha anche fare con una sorta di resilienza, più che di resistenza, ma che richiama già l’esistenza, cioè rivendica il diritto ad esistere», spiega Casale.

Scrittore, attore di teatro, ex frontman degli Estra, con quattro dischi da solista in curriculum Giulio Casale è un artista dalla storia ormai ultra venticinquennale. Una vicenda artistica ricchissima, ma sicuramente non sempre semplice e che dopo l’aria di cambiamento respirata nei ’90, quando anche le major si erano aperte al suono proveniente dall’underground (quello vero), ha dovuto lottare per affermare nella sua pura e semplice esistenza.

«La mia resilienza significa anche questo, ma soprattutto continuare a credere nella canzone, se parliamo di musica, nel momento in cui abbiamo tutti deciso che l’unico ambito possibile per la musica italiana sia il pop, oppure delle cose che arrivano misteriosamente comunque sempre al pop. O diventi di moda o non puoi fare questo mestiere. Tutto questo porta ormai noi tutti ad avere un senso quasi da partigiani, siamo dei clandestini, non abbiamo bisogno di apparire, ma sicuramente di lasciare delle tracce, perché qualcuno sappia che ci siamo. Io non sono disposto a tutto per far conoscere il mio percorso, la mia musica, ma ogni giorno scelgo di resistere, cioè di re-esistere, ricominciare da capo», confessa l’artista.

Prodotto da Lorenzo Tomio e Alessandro Grazian, Inexorable spinge verso una direzione inedita rispetto ai precedenti lavori, molto contemporanea anche nelle sonorità: «Sarebbe stato molto semplice fare un disco acustico, minimale, un po’ come gli ultimi dischi di Johnny Cash, anche per il mio pubblico che negli ultimi anni si è abituato a vedermi in giro sempre in compagnia della mia Martin. Però, in una sorta di masochismo, che forse mi appartiene, ho voluto fare l’opposto. La mia prima indicazione al mio produttore è stata quella di spegnere l’acustica, cioè, cerchiamo un paesaggio sonoro che sia il più possibile contemporaneo, che abbia l’ardire, oltre che l’ardore, di affrontare il nostro tempo, quindi di ridarlo sonoramente. C’è un grande lavoro di sovrapposizione di elettronico e elettrico, ma di più, è un disco davvero molto stratificato, è un suono nato in oltre un anno di lavoro e sono molto contento del risultato».

Alla tradizione del cantautorato, invece, si aggrappa il dna delle canzoni, fatte ancora per veicolare un senso e una storia attraverso la voce accompagnata dalla musica, anzi, inserita nella musica in questo caso. «Per me il canto e la scrittura rimangono parti fondamentali del nostro lavoro, come il chiedere alla canzone di darti un’illuminazione, di raccontare l’universale e non i fatti miei semplicemente. David Bowie diceva sempre: “Zeitgeist, Zeitgeist” e per me è un mantra. Esprimere lo spirito del tempo o lo spettro del tempo, l’inesorabile vento tremendo, in questo caso la bonaccia, perché non ho mai visto un tempo così privo di idee e di riferimenti ideali come questo. Nel disco c’è anche questo uno stallo, per cui tutti hanno argomenti immediati, ma nessuno ha un orizzonte ideale a cui riferirsi più e, quindi, ecco che passa il pragmatismo, la brutalità, l’immediatezza, un gesto autoritario, di destra, totalitario. Secondo me l’immediatezza si può dare solo nell’amore dei corpi, tutto il resto è consapevolezza, studio, approfondimento e nel disco c’è una grandissima fede nel lavoro, nella sedimentazione. Le grandi intuizioni arrivano a pena di grandi sofferenze».

La stessa intensità e tensione la si ritroverà nei concerti in partenza l’11 gennaio, che vedranno Giulio Casale riproporre i brani del disco accompagnato nella maggior parte dei casi da Alessandro Grazian nelle dieci date, che toccheranno Mussolente (VI), Verona, Piove di Sacco (PD), Roma, Firenze, Milano, Treviso, Modena, Brescia e Como.

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