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Gué Pequeno: «Nessuno può più ignorare il rap»

Gué Pequeno Club Dogo Tour 2012 intervistaCredi che la grande visibilità portatavi dai canali musicali televisivi abbia spostato l’età anagrafica del vostro pubblico?
Sicuramente c’è da contare che MTV ha virato l’attenzione sul lato urban dopo un lungo periodo in cui è rimasta focalizzata su gruppi musicali dal target molto teen. Quando nel resto del mondo impazzava l’hip hop da noi si ascoltavano band che spaziavano dal pop all’emo. Ora quel posto l’ha preso il rap. Poi, per quanto riguarda i Dogo, il discorso è particolare: siamo giovani ma è da molto tempo che giriamo l’Italia, abbiamo maturato un sacco di esperienza. Abbiamo iniziato come progetto di culto, con una produzione dura che poi è cambiata con la nostra crescita. Ora abbiamo un pubblico molto giovane che rispecchia l’utente del contenitore hip hop. In più, naturalmente, la popolarità abbassa l’asticella dell’età anagrafica anche perché l’ultimo periodo per noi è stato molto pop, nel senso di popular.

Come è cambiata la percezione del mondo musicale verso di voi in questi anni? La collaborazione con Ramazzotti per Testa o cuore è frutto anche di questo percorso?
Sicuramente è cambiato il nostro “peso” all’interno del music business. Fino a qualche  tempo fa quando andavamo ai festival o alle trasmissioni non c’era molta attenzione nei nostri confronti. Ora, al contrario, ci cercano tutti. Devo confessarti che, personalmente, una volta superata la fase adolescenziale di ribellione in cui ascoltavo hardcore, mi è sempre piaciuto il pop. L’obiettivo è quello di avvicinarsi alla caratura degli artisti che riescono ad entrare nell’olimpo della musica popular facendo sempre musica di qualità. Poi le collaborazioni vengono di conseguenza, anche perché ho sempre vissuto il mondo dell’hip hop come un universo costellato di featuring (in America arricchiscono il panorama musicale statunitense progetti come Coldplay-Jay Z, o Maroon 5 e Wiz Khalifa senza alcun problema). Ho sempre sognato di arrivare a questo punto in Italia ma credo non sarà possibile. Il featuring è stato sdoganato, la produzione ancora no. Da noi è difficile avere un rinnovamento – nelle radio, nelle televisioni, nella discografia – quindi ad occuparsi dei pezzi pop rimangono sempre gli stessi. Noi per fortuna siamo aperti alle collaborazioni tanto che negli ultimi due anni abbiamo cantato con Antonacci, Pino Scotto, Syria, diversi dj internazionali, cantanti neomelodici napoletani, i Subsonica. Così, quando abbiamo saputo che Ramazzotti stava cercando dei rapper e ha chiamato noi, siamo stati molto felici, perché a livello di numeri è la combinazione più grossa che potremmo fare. Inoltre, in Testa o cuore, Joe si è occupato anche della base collaborando con il produttore di Ramazzotti.

Dallo scorso ottobre siete in giro per i club dopo il grande successo delle date estive, tra cui spicca il sold out del Carroponte. Che spettacolo si devono aspettare i vostri fan?
A livello di produzione non sono molto distanti le due tournée. Questa estate era un concerto open air, abbiamo girato i festival suonando su palchi molto grossi che non calcheremo in questo tour autunnale. Ci piace molto suonare nei club perché è una situazione diversa, c’è più contatto con la gente. All’aperto ci sono le transenne, sei più lontano. Invece nel club c’è più contatto, si crea un rapporto più caldo. Oltretutto proporremo anche un set molto ricco, con i pezzi nuovi di Noi siamo il club e le hit che hanno costellato la nostra carriera. La data di Milano poi sarà inevitabilmente quella più ricca, in cui ci saranno ospiti di ogni tipo e un scenografia molto particolare. Non posso anticipare molto se non che sul palco vogliamo ricreare la situazione del club con un bancone e un palo; ci sarà anche un pianoforte e diversi musicisti per aumentare la caratura musicale dell’evento.

Quali sono le difficoltà e i lati più belli di una vita in tour?
Sono molti anni che viviamo così, quindi non nascondo che dopo un po’ questo lavoro rischia di diventare un’abitudine: fare e disfare le borse, stare dentro un furgone per molto tempo – che per quanto possa essere di lusso non è mai comodo – è stancante. Le persone pensano che questa vita sia tutta rose e fiori e io non voglio sembrare una persona che non si rende conto della fortuna che ha, ma è stressante lo stesso. Ci sono dei momenti che ti ripagano di tutto, come quando vai a suonare nei club, in cui scatta un’energia particolare. Certo è che siamo arrivati a un punto in cui non si può fare festa tutte le sere, ma per fortuna non è sempre così. Ci divertiamo anche noi.

 

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