Onstage

Hooverphonic: «Looking for Stars, un contemporaneo ritorno alle radici»

Il 16 novembre è uscito Looking for Stars, il nuovo album degli Hooverphonic, gruppo belga attivo dal 1996, che – nel corso della loro ormai ventennale carriera – hanno dimostrato puntualmente di sapersi rinnovare.

Sapientemente guidati da Alex Callier e con Raymond Geerts ‘fisso’ alla chitarra dal 1995, i principali stravolgimenti della band sono dovuti all’alternarsi della voce femminile che, negli anni, ha visto numerose (e stilosissime) artiste al microfono, l’ultima delle quali è la giovanissima Luka Cruysberghs, protagonista assoluta di questo nuovo lavoro.

La storia di Luka merita, di fatto, una digressione a parte. Perché Callier è ormai un veterano del talent show The Voice van Vlaanderen, il corrispettivo fiammingo di The Voice of Italy. Proprio nel corso della sesta e più recente edizione dello show, i destini di Alex e Luka (uscita vincitrice dal programma) si sono incrociati.

«Luka era nel mio team – racconta Callier durante un incontro a Milano – abbiamo lavorato insieme, c’era sintonia. Dopo la sua vittoria, eravamo alla ricerca di un singolo per la sua carriera da solista. Le ho proposto 10 canzoni. Lei mi ha chiamato e ha scelto Romantic. Le ho detto che non era possibile, perché quella in realtà era una canzone degli Hooverphonic. Mi ha risposto che allora avrebbe cantato nella band».
Alex ricorda che «sono bastate un paio di prove per capire quanto fosse fantastica». Perché di cantanti gli Hooverphonic non ne hanno viste poche, ma per entrare a far parte di quel piccolo microcosmo che ormai la band rappresenta serve un dono «naturale».
«Serve il dna degli Hooverphonic – precisa Alex – devi essere molto tecnica e, nello stesso tempo, non far capire di esserlo. Un mix impossibile. Posso spiegarlo solo così: Beyoncé è fantastica nel suo, ma con gli Hooverphonic non avrebbe mai funzionato».

La storia – per citare sempre Callier – somiglia molto a quella di Cenerentola, ma per essere così giovane, Luka dimostra realmente di sapere il fatto suo. Parla poco, ma quando parla è decisa.
«Non ho mai realmente pensato all’idea di rimpiazzare qualcuno. – commenta – Amavo Noémie Wolfs, la cantante che mi ha preceduto. Ha una voce fantastica, io però ho provato a fare il mio».

Di sicuro, Luka non è rimasta a guardare all’ombra di Alex e Raymond. Il sound del nuovo album – la parola chiave per la band è «eclettico» – concettualmente, almeno in parte è merito suo.
«Siamo una band eclettica da anni. Siamo sempre stati così. – spiega Alex – Alcune cose sono new wave, un classico come Mad About You rimanda molto agli anni ’50. Stavamo in realtà pensando a tre album molto omogenei tra loro. Un album trip hop, uno alla Morricone, quindi con un sound da colonna sonora, e un altro più funky pop. Quando Luka è arrivata, gli album erano già pronti, ma lei voleva cantare una canzone di un disco e una di un altro. Alla fine ha proposto di fare un best of, una sorta di playlist. All’inizo ero scioccato. Mi trovavo nella mia comfort zone e lei me ne ha tirato fuori. Ci sono volute settimane per ammettere che forse aveva ragione. Abbiamo pensato a Spotify. E, alla fine, abbiamo deciso di fare un album eclettico, nel nostro stile».

Questo è il motivo per cui, in Looking for Stars, troverete tracce molto diverse tra loro. Romantic è un classicone, che ricorda il John Barry di Anger Never Dies. Uptight è decisamente molto più funky. Un brano come Sleepless sfora addirittura nelle atmosfere dark, mentre Feathers & Tar è un tributo al country e a Morricone, finendo per divenire il sequel spirituale di Jackie Cane, uscito nel 2000.

«Il mood di questo album è forse, nella sua essenza, trip hop – prova a definire Alex – con un paio di tracce più uptempo. Il core del disco rimanda però alle nostre radici. Abbiamo iniziato con l’elettronica, poi abbiamo continuato cercando un sound più acustico. Dopo aver suonato a lungo con un’orchestra, però, volevamo tornare alle origini, mantenendo tuttavia sempre un senso di contemporaneità. Non volevamo copiare quello che avevamo fatto prima. Se vuoi cucinare un buon piatto di spaghetti devi rispettare la ricetta della tradizione, ma ogni chef ha il suo ingrediente segreto».

Anche la moda fornisce a Callier un’ottima metafora, perché «al giorno d’oggi tutto è possibile. Quando ero piccolo andavano di moda i jeans skinny, indossare quelli larghi era vietato. Oggi nella moda puoi fare di tutto e, in effetti, capita di vedere di tutto. Penso che nella musica valga la stessa regola. Viviamo tempi molto eclettici e questo ci aiuta a combinare tutte le influenze».

Non senza una punta di nazionalismo.

Gli Hooverphonic sono – ad esempio – un po’ critici con i vicini olandesi. «Lì le persone ascoltano solo musica in lingua tedesca – ammettono – i belgi non sono così. Siamo gli underdog, ma è un ruolo interessante da interpretare. Possiamo osservare chiunque, rubare qui e là e combinare poi tutti gli stimoli per creare qualcosa di nuovo. Probabilmente è anche il motivo per cui siamo tanto famosi negli USA. Non proviamo a essere una band americana o inglese. Siamo gli Hooverphonic e veniamo dal Belgio. Per i francesi siamo addirittura un po’ esotici, perché ci facciamo influenzare dalla loro musica, ma non facciamo i francesi. Per gli olandesi è molto frustrante, perché non capiscono perché abbiamo così tanto successo. Eppure è semplice. Noi combiniamo tutte le culture e tiriamo fuori qualcosa di speciale».

C’è persino un tocco italiano, sempre presente nella discografia della band. Non solo per l’importanza di Luca Chiaravalli, che ha firmato singoli come Amalfi e che offre il suo studio di Gallarate alla band per le prime fasi di realizzazione dei progetti musicali, ma soprattutto per l’importanza della cosiddetta «melodia» («In USA e UK la musica è ritmica, con tutto questo hip hop. A noi piace la melodia, anche se qualcuno dirà che è vintage»). E poi, guai a togliere ad Alex le sue vacanze italiane. La moglie ne sa qualcosa, visto che è solita chiedere di cambiare meta – pare – incontrando perennemente il rifiuto del consorte. «Mi chiede sempre ‘Non andremo mica ancora in Italia?’. E io le rispondo ‘Ovviamente sì’. Trovo che l’Italia sia bellissima».

Di sicuro, gli Hooverphonic saranno presto da queste parti per il prossimo tour, il primo di Luka.

«Ci sarà un mix perfetto di classici e canzoni nuove. – precisa la band – Quando le canzoni diventano dei classici devi trattarle con rispetto. Dobbiamo cercare un equilibrio tra tutte queste cose. In fondo, facciamo album nuovi, ma abbiamo un bel background. Con la voce di Luka tutto avrà un approccio molto più fresco».

Grazia Cicciotti

Foto di Carl Rottiers

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