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Il Volo: «Ogni concerto è una storia da vivere e raccontare»

Dopo l’esperienza sanremese, che ha portato nuovamente i ragazzi de Il Volo sul podio (al terzo posto con il brano Musica che resta), Piero Barone, Ignazio Boschetto e Gianluca Ginoble sono pronti a raccontarci il nuovo album, in uscita il 22 febbraio per Sony Music. Si intitola Musica e contiene 8 cover e 3 inediti, tra cui la canzone portata sul palco dell’Ariston e Fino a quando fa bene e Vicinissimo, che mostra un lato inedito della produzione dei ragazzi, più vicina al pop e meno canonica. Un passo importante e forse necessario per festeggiare al meglio i 10 anni di carriera del trio, che nel 2019 canterà in Italia e nel mondo, a partire dal Giappone. Ne parliamo con Piero e Gianluca.

Ciao ragazzi, partirei subito dagli inediti, perché mi hanno incuriosito parecchio. Soprattutto Vicinissimo mi sembra un grande punto di svolta nel vostro repertorio.
Gianluca: Tutto è iniziato l’anno scorso. Eravamo indecisi se andare o no a Sanremo. Alla fine una decisione l’abbiamo presa e siamo tornati al Festival con una canzone che ci rappresenta completamente e che rappresenta anche il nostro genere musicale. Tuttavia, nel disco volevamo essere più aperti a nuove influenze. Stiamo iniziando un nuovo percorso che deve costruire un nuovo repertorio. Non solo brani adatti a un album internazionale – quindi per lo più cover – ma qualcosa che vada bene anche per l’Italia. Dobbiamo sempre viaggiare su due binari diversi. Per le uscite internazionali dobbiamo dare più attenzione alle cover, per l’Italia abbiamo bisogno di nuovi inediti. Vicinissimo rappresenta un passo importante per noi, è un nuovo inizio che si distacca anche molto da Musica che resta e Grande amore.

In cosa, precisamente, secondo voi questo brano si distacca dal vostro repertorio?
Gianluca: In qualche modo ognuno di noi può mostrare la sua vera voce. Lo dico perché in passato io non ho mai cantato così, né Ignazio. Piero, al contrario, ha una vocalità e un timbro lirico. Ha un imprinting molto potente. Ognuno di noi ha la sua voce. Vicinissimo all’inizio è recitata, quasi un brano da cantautore. Poi, piano piano, si apre e arriva la parte lirica.
Piero: Non solo Vicinissimo mostra le nostre tre personalità, ma possiamo dire che l’album Musica rispetta totalmente le personalità de Il Volo. Come ha detto Gianluca, siamo tre ragazzi differenti. Cantiamo lo stesso genere musicale, ma abbiamo gusti diversi e credo che questo album accontenti e soddisfi le esigenze di ciascuno di noi.

Parlavate di voci. Sentivate la necessità anche di far ascoltare quindi sfumature differenti della vostra vocalità?
Gianluca: Sì, era un desiderio che avevamo da tempo.
Piero: Abbiamo deciso di fare questo passo non a caso per i 10 anni di carriera.
Gianluca: Abbiamo lavorato molto a questo disco, ma stiamo lavorando anche a un disco di inediti. Lì sarà un momento importante e delicato. Stiamo lavorando duramente per cercare i giusti inediti, e qualcosa magari scriveremo anche noi.
Piero: Io scrivo il titolo (ride, ndr).

Vi piacerebbe, in questo senso, seguire la direzione di un brano come Vicinissimo?
Gianluca: Questo oggi non possiamo dirtelo perché siamo all’inizio.
Piero: Quando si fa musica non c’è una via da seguire. In studio quello che nasce nasce. E la musica alla fine è bella quando piace.

Parliamo un po’ di Sanremo? Ditemi come avete vissuto questo Festival…
Piero: Quest’anno per noi è stato un grande Sanremo. Non ci aspettavano il podio. Il nostro obiettivo – e lo abbiamo detto sin dall’inizio – era quello di condividere con tutti la gioia di festeggiare i 10 anni di carriera. Il pubblico ha risposto nel migliore dei modi, perché il riscontro è stato più che positivo sia da parte del pubblico in sala che del televoto. Ci hanno dimostrato tanto affetto. Dopo il Festival c’è stato un po’ di disappunto, ma siamo stati chiarissimi e abbiamo già detto tutto a riguardo.

Polemiche a parte, va detto che il podio quest’anno era molto giovane. Già questo è un bel risultato.
Piero: Noi siamo felicissimi per questo Sanremo e dobbiamo essere grati a Baglioni per le scelte fantastiche che ha fatto. Quest’anno ha dato spazio a tutti i generi musicali. Ognuno ha portato la sua personalità. Siamo felicissimi anche per Mahmood, è inutile nasconderlo. Credo che rappresenterà nel miglior modo possibile l’Italia all’Eurovision e credo che tutti dobbiamo supportarlo e sostenerlo. Sarà un’esperienza unica e non te lo aspetti. Si dà più importanza al Festival di Sanremo perché noi italiani lo viviamo molto di più, ma quando arrivi lì capisci davvero quanto sia importante l’Eurovision per l’Europa.

Voi non andrete all’Eurovision, ma gli impegni nel 2019 non vi mancano. Farete un sacco di live e, se ho capito bene, dovrete preparare dei concerti con scalette differenti in base al luogo in cui vi esibirete. Come vi state preparando?
Gianluca: Sì, il repertorio cambia, ma siamo felici di questo tour mondiale che inizia dal Giappone a maggio. Poi saremo in Italia per un tour estivo e chiuderemo all’Arena di Verona. Poi andremo negli Stati Uniti e in Sud America e c’è da preparare l’uscita del disco in tutti questi paesi.

Partiamo dall’Arena di Verona. Cosa significa per un artista italiano esibirsi in una simile location?
Piero: Possiamo dire che è il posto più suggestivo non solo d’Italia ma di tutta Europa. In Italia ci sono posti che ci invidiano tutti. Abbiamo desiderato fortemente un tour in Italia. Quest’anno festeggiamo 10 anni di carriera, ma in Italia cantiamo e facciamo musica da 5 anni. Cantare all’Arena di Verona è per noi un grande sogno, ma anche una grande responsabilità.

Ditemi invece come vivete i tour all’estero…
Piero: Di solito non abbiamo mai due giorni consecutivi di riposo, ma in Italia a volte capita. Riesci a tornare a casa e fare un cambio di bagaglio. All’estero è diverso, perché parti e stai via per due o tre mesi, è lunga e dura. Però ogni concerto è una storia da vivere e raccontare. Non ci possiamo lamentare.

E suonare in Giappone com’è?
Piero: Sai che tutti ci dicevano che i giapponesi fossero un pubblico composto e molto pacato? Invece sono più caciaroni di noi. Sono sempre tutti in piedi ad applaudire, è bellissimo. Non vediamo l’ora di andare lì a suonare. Iniziare proprio dal Giappone è fighissimo.

A fine giugno sarete anche a Matera, a proposito di location belle in Italia.
Piero: La piazza in cui suoneremo sarà una bomboniera, perché è abbastanza piccola. Sarà tutto ripreso da una tv americana, che lo manderà in onda ogni giorno per 4-5 mesi in tutti i paesi degli USA. Il nostro obiettivo è quello di mostrare le bellezze del nostro paese. Sarà un modo per far conoscere posti che nessuno conosce, perché all’estero conoscono il Colosseo o Venezia…

A Sanremo ho incontrato Alessandro Quarta, che vi ha fatto tantissimi complimenti e ha rimarcato l’importanza di portare nel mondo il nostro Bel Canto. Vi sentite un po’ dei portavoce in questo?
Gianluca: Noi seguiamo i passi dei grandi artisti, come Andrea Bocelli che sicuramente è il maggior esponente del canto italiano nel mondo in questo momento. Ed è bello a questa età poter portare in giro il Bel Canto italiano. Alessandro Quarta ha dato davvero un tocco in più alla nostra canzone, è stato un valore aggiunto. Quello strumento lo fa parlare. Sicuramente lo porteremo con noi in giro per il mondo.

Un’ultima domanda sulle cover. Come le avete scelte? Perché sembra un lavoro semplice, ma immagino che non lo sia affatto.
Gianluca: Le cover le decidiamo insieme in studio, e non è facile scegliere. Già è difficile cercare inediti. Lo è ancora di più selezionare cover fatte già da migliaia di cantanti. Rischi di fare qualcosa che la gente ha già ascoltato. Devi realizzare delle versioni uniche, la scelta deve essere accurata soprattutto negli arrangiamenti. Anche perché c’è sempre il paragone con l’originale. Noi cerchiamo sempre di dare un nostro tocco e di renderle uniche.

Grazia Cicciotti

Foto di Shipmates

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