Onstage
pvris-band

Intervista ai PVRIS: «Il cambiamento è sempre positivo»

Quando mi siedo con loro nel backstage del Milano Rocks dopo il loro set, Lynn, Brian e Alex hanno la faccia stanca ma felice. Come quando finalmente ti costringi ad andare in palestra dopo tanti mesi sul divano e, anche se ti fanno male muscoli che non pensavi nemmeno di avere, sei felice lo stesso. Perché hai rotto uno schema in cui non eri più te stesso. E per i PVRIS è stato in qualche modo lo stesso.
Dopo una breve pausa in seguito all’uscita di All We Know Of Heaven, All We Need Of Hell, la band di Lowell, Massachusetts è tornata sui palchi di mezzo mondo. Con una nuova etichetta, la loro prima major. Un EP in uscita il 25 Ottobre e un album nel 2020. Due nuovi singoli. E una ritrovata consapevolezza di quello che vogliono essere e dove vogliono andare. E di certo, non è il divano.

Complimenti per lo show ragazzi! E, Lynn, la tua voce era spettacolare! In passato hai detto apertamente di aver avuto seri problemi vocali e che ti eri presa del tempo per risolverli e lavorarci; come sta andando adesso?
Grazie mille! Sta sicuramente migliorando, l’anno scorso ho avuto modo di riposarmi un po’ e di lavorarci su per cercare di ritornare in ottima forma con la mia voce. In queste due settimane di show ho potuto testare un po’ i miei progressi e direi che sta andando tutto bene, in questo momento. Ci sto sempre lavorando e cercando di migliorare, ma sto sicuramente molto meglio di un anno fa.

Mi fa molto piacere sentirlo! Dall’ultima volta che avete suonato qui in Italia un po’ di cose sono cambiate – avete una nuova etichetta, un nuovo management e soprattutto nuova musica – che uscirà con il primo EP il 25 Ottobre. Parlando di nuova musica: perché Death of me è stato il pezzo per il quale avete pensato “sarà questo il nostro singolo di ritorno, quello che pubblicheremo prima di tutti”?
BRIAN: Penso che lo abbiamo scelto come primo pezzo perché da un lato si muove verso quella nuova direzione musicale in cui stiamo cercando di andare, ma allo stesso tempo aveva anche degli elementi di quello che abbiamo fatto in passato.
LYNN: Si, esatto, è in un certo senso come avere un piede nel passato e uno nel futuro. Penso che rappresenti entrambi questi due lati molto bene, un buon mix di quello in cui siamo stati e dove invece vogliamo andare.

Avete già un’idea molto chiara di quale direzione volete seguire o state semplicemente sperimentando con nuovi suoni e nuove suggestioni?
LYNN: Per lo più stiamo sperimentando, ma lo abbiamo sempre fatto. È sempre stato un po’ il nostro marchio di fabbrica, quello di essere sempre molto aperti, anche a cose nuove e diverse. Non abbiamo mai voluto fare qualcosa che potesse essere etichettato e messo in una scatola, ma solo seguire quello che ci sembrava giusto e ci faceva stare bene in quel particolare momento.

Direi che questi due singoli sono probabilmente il più lontano che vi siete spinti dal classico “PVRIS sound”, in questi anni: vi ha mai spaventato l’idea di giocare con generi e suoni diversi? O siete sempre stati a vostro agio con chi eravate in quel momento – musicalmente parlando?
LYNN: C’è di sicuro molta paura, ma penso che ci sia qualcosa di molto positivo in questo. Se sei anche solo un minimo spaventato da quello che stai facendo, allora significa che probabilmente è qualcosa di buono. Se non è un forzarsi nel fare qualcosa di rischioso e che non ti appartiene, ma invece è un seguire il tuo gusto e quello che senti, anche se hai paura penso che nella maggior parte dei casi si tradurrà in qualcosa di positivo.

E poi c’è Hallucinations, con quel bellissimo video dal sapore psichedelico. Ci sono un paio di come che mi hanno colpito di entrambi i video dei nuovi singoli: prima di tutto i serpenti. Come è stato girare con dei serpenti veri? Rappresentano qualcosa di simbolico? O si tratta solo di un elemento che vi piaceva esteticamente?
LYNN: Penso un po’ di entrambe le cose. Ho letto questo libro che mi ha quasi trasformato e che ho trovato molto potente, intitolato “Il Serpente Cosmico”, che in un certo senso è riuscito a riunire molto di quello in cui credo in un unico saggio. È stato molto molto bello leggerlo e accorgersi che qualcun altro la pensava come me su tante cose. I serpenti rappresentano così tanto e sono una sorta di paradosso, stanno sempre a metà tra il bene e il male. C’è sicuramente molto simbolismo attorno a loro. Ma oltre a questo stavo anche continuamente vedendo serpenti dappertutto in questi ultimi due anni, sia che fosse su graffiti, vestiti, etichette. Continuavano a farsi vivi nella mia vita, insomma (sorride, ndr).

Pensate che potrebbe essere un elemento ricorrente in tutti i video di questo prossimo album, qualcosa che lega insieme tutti i pezzi?
LYNN: Non lo so, magari lo faremo adesso (ride, ndr). Se ci stanno bene…

E il secondo elemento che mi ha davvero colpito è stato vedere te, Lynn, mostrare davvero in modo esplicito e per la prima volta il potere e la forza che hai e che i tuoi fan hanno sempre apprezzato. Non è che questo album ha anche a che fare con il diventare più forti?
LYNN: Penso proprio di si. La maggior parte di questo album è stato scritto in uno spazio mentale migliore, in cui mi sentivo più sicura, quindi sono certa che questo aspetto si sia in un certo senso traslato anche nella musica.

Come band siete sempre stati molto aperti nei confronti delle vostre ansie ed emozioni; è una cosa che vi è sempre venuta in modo naturale o che vi siete in un certo senso dovuti forzare a fare perché volevate dar voce a quei sentimenti attraverso la vostra musica?
LYNN: Un po’ di entrambe le cose. Di sicuro credo che ci sia molto potere nell’essere vulnerabile e aperto nei confronti di quello che si prova, ma allo stesso tempo si tratta sempre di un’esperienza estremamente stratificata, complessa e diversa per chiunque soffra di ansia, depressione o altri disturbi mentali. Quindi ho sempre trovato anche molto spaventoso parlarne, perché le esperienze di tutti non sono mai uguali e non vorresti mai arrogarti il diritto di dire il contrario. Ma penso che la cosa migliore sia di sicuro essere aperti al riguardo o, almeno, far sapere agli altri che, anche se potrebbe non essere esattamente la stessa cosa, lo stai provando anche tu.

Pensate che la musica abbia qualche tipo di responsabilità nei confronti di quello che sta succedendo nel mondo? O dovrebbe essere solo escapismo? O un sapiente mix di entrambi?
LYNN: Penso che la musica potrebbe essere entrambe le cose, ma soprattutto dovrebbe essere solo quello che un artista sente che dovrebbe essere. Alcuni artisti vogliono che la loro musica sia una via di fuga da quello che succede, e penso che sia tanto importante e di valore quanto la musica di artisti che invece vogliono urlarti in faccia anche il più piccolo difetto del mondo. Entrambi i modi di considerare la musica sono potenti allo stesso modo, soprattutto oggi, perché le persone vogliono solo connettersi agli altri, vogliono sentirsi umani e ascoltati davvero – sia che si tratti di quello che succede nel mondo nel grande schema delle cose sia che abbia invece a che fare con l’emozione più privata e personale.

E voi in quale direzione state andando?
LYNN: Un mix delle due, direi!

Ho sempre avuto l’impressione che la vostra musica e i vostri testi avessero spesso lo scopo di dare voce agli “emarginati”. Il music business ancora nel 2019 – nonostante la nascita del movimento Me Too, è ancora un luogo in cui essere una donna a volte spesso equivale ad essere una sorta di “emarginato”. Per cui mi piacerebbe chiedere a Lynn come si sente a questo proposito e a Brian e Alex come possono gli uomini essere migliori alleati delle donne nella musica?
LYNN: La mia esperienza di donna nell’industria musicale è sempre stata bellissima. Tutti i ragazzi nel nostro team sono fantastici e abbiamo una tour manager donna che è assolutamente grandiosa. Cerchiamo costantemente di portare in tour con noi ragazze, ovviamente se la loro esperienza e capacità sono quello che cerchiamo. Ma mi sono sempre sentita molto incoraggiata e supportata da questi due (indicando Brian e Alex, ndr) e da tutta la nostra crew.
BRIAN: E’ semplice non essere una testa di cazzo. E’ così facile. Le persone cercano costantemente di essere così cattive, ma è davvero così facile essere un essere umano genuino e decente. Alcune persone si approfittano della loro posizione e del loro ruolo, ma…
ALEX: Tratta gli altri come vorresti essere trattato.
BRIAN: Si, esattamente!

Tornando alla vostra nuova musica: quanto rappresentativi direste che i due singoli pubblicati sono dell’intero album?
LYNN: Direi che rappresentano bene quello su cui stiamo lavorando. Entrambe le canzoni sono molto dinamiche e hanno molti elementi che ci saranno anche nell’EP e nell’album. A questo punto dei lavori abbiamo bene in testa come sarà l’EP, ma anche per quanto riguarda il disco – sia che sia una sezione di Hallucinations o il bridge di Death of Me – direi che sono un ottimo esempio della direzione in cui ci stiamo muovendo, soprattutto perché tutti e due i pezzi sono molto dinamici e unici. Abbiamo sempre cercato di scrivere dischi che fossero molto dinamici e che seguissero stili ed energie diversi al loro interno, quindi penso che continueremo su questa strada.

I PVRIS hanno il loro personale universo caratterizzato da un’atmosfera rock e chic che non ritroviamo solo nei vostri video ma anche nei vostri artworks. Perché l’estetica è così importante per voi? Come vi vengono tutte queste idee?
LYNN: L’estetica è sempre stata molto importante per noi. Pensavo che sarei andata a scuola d’arte quando ero più piccola, se non mi fossi buttata nella musica. Quindi per me le due cose sono sempre andate di pari passo, è il modo in cui penso. Brian è un ottimo fotografo e Alex spesso guarda delle illustrazioni mentre scrive…
ALEX: Si, assolutamente. Anche se la mia principale ispirazione sono semplicemente gli ambienti e i posti che ci circondano, mi mettono in un certo mood e questo mi aiuta a trasportarlo in musica.
LYNN: Quindi, si, l’estetica è sempre stata molto importante per noi e continuerà ad esserlo.

Avete fatto molti video e artworks in bianco e nero negli anni passati; c’è invece uno stile preciso che pensate di utilizzare per questo nuovo capitolo della vostra carriera?
LYNN: Penso che avremo come regola solo quella di scegliere ciò che funziona meglio con la musica, ma, fino a questo momento, direi che quello che abbiamo creato per Death Of Me e Hallucinations è di sicuro la direzione in cui ci vogliamo muovere. Quindi, prenderci anche molti più rischi dal punto di vista visivo, incorporare più colore, non avere paura di fare il passo successivo anche da quel punto di vista.

Avete scritto il vostro album di debutto quando avevate 19 anni e il vostro secondo album può essere definito come quello in cui vi siete sviluppati e siete maturati; per quanto riguarda questo nuovo lavoro invece, quale immagine direste che cattura della vostra vita nel 2019?
LYNN: Penso che sia il maturare del maturare, in un certo senso (ride, ndr). Ma direi semplicemente la vita, in generale, attraverso diverse prospettive e diverse lenti, che possono variare anche in modo molto sottile. Siamo sicuramente in un momento migliore, anche a livello mentale; questo non significa che tutto sarà per forza più positivo, ma ci sarà più da parte nostra la capacità di fare nostri quei sentimenti e quello che succede.

Per chiudere questa chiacchierata: dateci giusto un indizio di cosa si dovremmo aspettare dal nuovo album, un’idea di titolo, una bozza di artwork: qualsiasi cosa!
LYNN: Non voglio dire nulla perchè so che probabilmente cambierà! (ride, ndr)
Ma vogliamo divertirci con questo album, il che non significa che sarà per forza un disco felice, ma sarà divertente…in un certo senso.

L’EP uscirà il 25 Ottobre, l’album invece? Avete già un’idea?
LYNN: Speriamo nei primi mesi del 2020, se tutto va come speriamo, ma non lo prometto (ride, ndr). E torneremo qui molto molto presto, è il nostro paese preferito!

Commenti

Commenti

TROVA CONCERTI