Onstage

Intervista a Noel Gallagher: Gli Oasis non si riuniranno, almeno per ora

28 agosto 2009, Rock En Seine, Parigi. Nei camerini, Liam e Noel Gallagher si prendono a colpi di chitarra pochi minuti prima di salire sul palco. Mancano tre dalla fine del tour, ma gli Oasis si sciolgono.

WORKING CLASS HERO
Al primo impatto, ho l’impressione che mi guardi come se fosse li per caso. Come se potesse dirti tutto e il contrario di tutto. È mattino e forse quella dipinta sul volto di Noel è semplicemente l’espressione di uno che si è appena svegliato. Proprio per questo non so bene come rompere il ghiaccio, potrebbe anche andarsene se la domanda proprio non gli dovesse piacere. Meglio iniziare con qualcosa di leggero. Parliamo di calcio! I Gallagher sono grandi fan del Manchester City, una delle migliori formazioni della Premier League, in cui gioca un centravanti che ama stare sopra le righe: Mario Balotelli. «Adoro il football e penso che questa sia una grande stagione: personalmente adoro Balotelli, un giocatore straordinario. Secondo me il calcio ha bisogno di persone come lui, fuori di testa, perché altrimenti è troppo noioso. Ho sempre voluto conoscere Mario, mi sembra un bravo ragazzo. Se lo incontrassi lo bacerei in fronte». Perfetto. Cerco di immaginarmi la scena, credo sarebbe una grandissima foto. Vorrei chiedergli se ha mai pensato a uno strano featuring con la punta del City ma Noel prosegue, a proposito di calcio, rivelando il suo legame con il nostro Paese, per il quale è stato un grande portafortuna in occasione dei Mondiali in Germania (2006). Ha seguito ogni vittoria degli azzurri dalla tribuna, indossando sempre gli stessi vestiti portafortuna.
Ma non c’è solo il calcio a tracciare una linea retta tra la Manica e il Tevere. Noel racconta che «in Italia come in Inghilterra la classe politica è quella che è, il cambiamento non c’è mai. Abbiamo i nostri gadgets, l’iPod, l’iPhone, l’iPad e non ci stiamo accorgendo di quello che sta succedendo. Quello che è incredibile con questa rescissione è che siano spariti tutti i soldi e nessuno sa dove siano finiti. La crisi globale è stata causata da poche persone e sembra non importare a nessuno che c’è chi avrà sempre più e chi sempre meno. La classe operaia annegherà ancora più povera». Frasi forti, chiare, che rimandano a Working Class Hero di John Lennon. L’ex Beatle è un grande un riferimento per Noel, che di recente ha registrato – con gli Stereophonics – I’m Only Sleeping, tratto da Revolver, e Tomorrow Never Knows con Gem Archer (Oasis), Johnny Marr (ex Smiths) e alcuni membri dei Cornerpshop, ma non solo. Come John, anche l’ex Oasis ha lasciato il suo storico gruppo per iniziare una carriera solista. «In studio è stato molto diverso, più semplice: ho potuto decidere io i tempi e i modi della composizione e della registrazione, tanto che ho inciso due album contemporaneamente (Noel Gallagher’s High Flying Birds e un progetto realizzato con gli Amorphous Androgynous in uscita nel 2012, ndr). Il problema vero è dal vivo, perché piazzarmi al centro del palco proprio non mi piace». Sul palco ci sale con David McDonnell alla chitarra, Russell Pritchard al basso, Mikey Rowe alle tastiere e Jeremy Stacey alla batteria. Non è come avere la sua vecchia famiglia, ma è chiaro a chiunque l’abbia già visto dal vivo che Noel è più libero senza l’ingombrante presenza di Liam. (continua)

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