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Iodegradabile annulla la distanza tra Willie Peyote e Guglielmo

“Lo fanno tutti, sì ma farlo bene è un’arte” dice Willie Peyote in La tua futura ex moglie, primo singolo che ha anticipato Iodegradabile, l’album uscito il 25 ottobre 2019. Effettivamente, amore, politica e rap, li possono fare tutti, ma riuscire a metterci quel misto di consapevolezza e sentimento è per pochi. Willie è uno di questi.

Il ragazzo che viene dall’Educazione Sabauda, che poi consiste nell’avere “un po’ paura di provare piacere, non voler far vedere che stai meglio degli altri, perché fa brutto”, in Iodegradabile è più felice e si sente, tanto che racconta: “Nei testi ho detto anche ti amo”. Nel disco ci sono cinismo e politica, ma anche amore. La tua futura ex moglie è la prima canzone che Willie definisce propriamente di quel genere, in cui la solita rassegnazione cede il posto alla paura di perdere qualcuno di importante: “Il disco l’ho scritto mentre ero innamorato, che poi lo sono ancora, anche se tecnicamente non corrisposto” spiega al pubblico dell’instore a la Feltrinelli di Milano, annullando in un attimo la distanza tra il Willie Peyote artista e il trentaquattrenne torinese Guglielmo, che ci sta davanti in t-shirt rosso scuro, con i capelli tagliati corti (per non assomigliare più a un certo ex-ministro) e gli occhiali da vista. Poi continua: “L’amore comunque è uno dei campi in cui mi sento meno ferrato”.

Le tracce di Iodegradabile sono collegate una all’altra, a creare un ragionamento di cui, per la prima metà del disco, il filo conduttore sono le relazioni: “La tua futura ex moglie è nata per prima, da sola, è un corpo estraneo perché è proprio una cronaca, parlo di una persona, della nostra esperienza insieme. Quando nessuno ti vede parte dalla consapevolezza che c’è in La tua futura ex moglie (che le storie siano destinate a finire) ma comincia ad affrontare il tema del perché, ovvero il fatto che non siamo mai sinceri fino in fondo. Catalogo aggiunge il particolare che con i social network, col fatto che dobbiamo ricevere sempre approvazione, se ne cerchi tanta all’esterno della coppia poi questo finirà per influire, perché l’occasione fa l’uomo ladro. La fiducia se si rompe non la metti più a posto, soprattutto quella femminile. Che peccato è un modo per sdrammatizzare, insomma si stava meglio prima che lei staccasse la spina, però in fondo…”.

E la critica tagliente alla società l’abbiamo lasciata indietro? Assolutamente no: “Ho solo trovato un altro modo per esprimerlo. Siamo tutti molto arrabbiati, si vede, lo sento nei discorsi della gente, sul bus, in treno, e tutti aspettano solo un motivo per buttarla fuori questa rabbia. Io non voglio aggiungerne altra, mi spiace per chi rimpiange pezzi come Friggi le polpette nella merda, ma non ho più vent’anni, ne ho trenta e, se i contenuti rimangono gli stessi, cambia il modo di comunicarli”. Il cinismo alla Willie Peyote, lui lo definisce, facendosi per un attimo Treccani di sé stesso: “Una gag per cercare di soffrire meno, tenere le aspettative sempre basse per non stare male. Comunque è un po’ anche a causa di questo che siamo tutti mezzi anestetizzati”.

Le canzoni di Iodegradabile sono ricche di riferimenti, sia testuali che musicali, un lavoro collettivo in cui si sono messi Willie, Frank Sativa, Kavah, Danny Bronzini, Luca Romeo, Dario Panza e Peppe Petrelli. La tua futura ex moglie riprende Come te di Fabri Fibra: “Turbe giovanili è il disco che ho ascoltato di più in assoluto… Non so che rapporto abbia Fibra con me, ma il mio con lui è buonissimo”. Ci sono riferimenti a Pino Daniele, quel “oh mamma mia” semi-nascosto in Quando nessuno ti vede e più in generale le sue sonorità, perché: “Pino Daniele è stato l’unico a fare davvero black music in italiano”. Ci sono gli anni Novanta, le Signorine Buonasera dell’Intro e il rock inglese di quegli anni, Lucio Battisti con i suoi richiami funk. La scrittura rap in Iodegradabile è stratificata, vuole scardinare le certezze (che sono ciò che lo spaventa di più) senza l’ambizione di trovare risposte. Willie si ispira a quei film che, ogni volta che li guardi, svelano nuovi significati.

In Miseri, Willie dice: “Fate un figlio, se altro non concepite” e, neanche a dirlo, non l’ha scritto a caso, dietro c’è un ragionamento preciso: “Non sono contrario a fare figli, ci mancherebbe, sono contrario solo a chi fa figli perché non ha un cazzo d’altro da fare. Comunque penso che non sarei un buon padre, per ora non riuscirei a dare a mio figlio quello che meriterebbe. Però, poco tempo fa, sono nate le mie nipotine e tenere in braccio questo essere con qualche ora di vita è stata un’emozione immensa”.

Potrebbe sembrare che Iodegradabile sia meno soggettivo degli album passati, ma per Willie non è così: “Sindrome di Tôret in realtà è un disco che parla più dell’altro che di me, però forse in quell’album io facevo da specchio all’altro. Tolto Vendesi però, io ci sono molto di più dentro questo disco. Sindrome è stato molto ragionato, molto di testa, Educazione Sabauda è un album unicamente di pancia. Iodegradabile riesce a trovare una quadra tra le due cose e iniziare un nuovo percorso, anche di scrittura e composizione”.

La costante rimangono quelle canzoni pungenti che scoppiettano di libertà di pensiero ed espressione: “Non penso che tutta la musica debba parlare di questo, gli artisti che non hanno davvero una coscienza politica è meglio che non fingano di averla, altrimenti creerebbero danni. Io, di mio, mi informo quindi mi viene naturale parlarne. Abbiamo cominciato ad associare la politica a chi è attaccato alla poltrona, chi ruba. Ma politica è la cosa pubblica, è capire cosa succede, preoccuparsi di quanto costa il biglietto dell’autobus, dare assistenza grazie agli asili. Mi dispiace che ci sia questo disamore”. Tra i pezzi più politici c’è Mango, ispirato all’omonimo cantante e a una discussione, avuta con un altro artista, sul valore dell’antifascismo “che a quanto pare, nella musica, non è più fondante”.

Willie chiude l’instore con Cattività, altro brano super politico, scritto pensando all’elettorato della Lega, un po’ come Portapalazzo si riferiva al Movimento 5 Stelle. Questo è il pezzo che Willie e i suoi preferiscono, musicalmente parlando. In effetti, Frank Sativa, Danny Bronzini e Willie ne fanno un arrangiamento live che prende alla bocca dello stomaco, ipnotico, quasi da lacrime.

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