Onstage

James Bay: “Electric Light è un disco di evoluzione personale”

Il suo secondo album ha esplorato nuove frontiere musicali e James Bay, dimenticato il cappellone country e i lunghi capelli sciolti sulle spalle, ha trovato una linfa nuova e interessante. Lanciatissimo dopo il suo disco di debutto Chaos And The Calm, un Critics’ Choice Award ai BRIT Awards del 2015, il cantautore inglese ha pubblicato nel 2018 il nuovo album Electric Light e ci ha raccontato qualche dettaglio in più una telefonata transeuropea un po’ disturbata dalla lontananza, ma senza alcun dubbio per quanto riguarda i contenuti.

Come stai?
Sto bene, grazie!

Comincio subito con le curiosità: del tuo nuovo album Electric Light, quale è stato il processo di scrittura e registrazione? Quale è stato il primo brano che hai scritto per questo disco?
La prima canzone… Credo sia stata Us (quinta traccia dell’album), sì, sono sicuro. È divertente, perché quella canzone alla fine rispecchia la paura più grande di cui parli nell’album. Alla fine di ogni giornata, comunque era tutto molto simile alle registrazioni di Chaos And The Calm. Cercavo di parlare comunque da una prospettiva personale. Non ho passato tanto tempo ad ascoltare musica mentre scrivevo, mi chiudevo in studio per giorni e sospendevo tutte le normali attività. Non si parla tanto di dischi che mi hanno ispirato durante.. per questo!

Hai parlato dei temi dominanti di questo disco. Hai provato a variare gli argomenti, ad esempio l’amore è un tema abusato e tu hai preferito parlare di unione e unità, oltre che di crescita. È la tua rivoluzine personale?
Sì, in un certo senso. Direi più evoluzione personale. L’amore non è il tema principale ma è una parte importante di tutto ciò che faccio, scrivo, creo, è qualcosa di enorme. E non puoi avere unione e unità senza amore. L’amore è comunque al centro di ogni canzone che scrivo ma come artista ho preferito concentrarmi proprio sul concetto di unione, di unità, e sull’esplorare cose diverse. Ho girato il mondo in tour per il primo album e ho vissuto momenti di grande unità da parte delle persone, qualcosa di fenomenale. Quando sono tornato a casa, ero tornato nel mondo reale, ed è stato stranissimo perché era tutto così tranquillo. Non avevo molto da dire… quindi mi sono messo a scrivere un nuovo album.

Quale è stata l’influenza maggiore su questo disco? Non c’è più solo il suono acustico, hai fatto una mossa tipo Bob Dylan negli anni 60…
Ahaha sì! (batte le mani). Ci sono molte chitarre elettriche, è un suono davvero diverso. Ci sono anche i sintetizzatori analogici, un suono molto anni 70 e primi 80. L’ispirazione viene un po’ da Blondie ma anche dagli Strokes, dagli LCD Soundsystem.

Stai parlando di un’ispirazione rocknroll anni 70 in questo disco… Che ha pure molte vibrazioni r&b, in un certo senso, qualcosa come John Mayer.
Sì sì, tantissimo!

Come hai lavorato su questo?
Ci sono stati parecchi mesi di riflessione prima di iniziare la scrittura dietro questo disco. Ho ascoltato musica di tutti i tipi, ero ispirato sia dai suoni acustici sia da altri. Poi sono entrato in studio e ho smesso.

Parliamo del tour e degli arrangiamenti del disco dal vivo. Suonerai in Italia l’8 luglio, ci saranno nuove versioni delle vecchie canzoni?
Ci ho pensato su, qualcuna di queste canzoni la stiamo già suonando. Alcune canzoni del primo disco resteranno in scaletta, altre no. È un lavoro completamente diverso. Per rispondere alla tua domanda… sì, ci saranno. Sono il tipo di artista che vuole fare assolutamente ciò che è meglio per tutti.

Una parte importante dei tuoi show dal vivo sono i tuoi fan. C’è stato un momento speciale o divertente che vuoi ricordare? E il momento in cui hai capito magari che eri davvero diventato famoso perché eri circondato da persone?
Ricordi divertenti… Sono la parte più importante dei miei concerti. Non vedo l’ora di venire in Italia perché ci sono i fan più pazzi. Mi ricordo una volta che a Londra, ero per strada, e mi ritrovo faccia a faccia con una ragazza. Che mi guarda e scoppia a piangere. È stata un’esperienza stranissima, piangeva fortissimo, proprio con i lacrimoni. Le ho chiesto “Va tutto bene, stai bene?” E lei mi ha risposto “Stanotte ho sognato che ti incontravo e oggi è successo”. È l’esperienza più assurda che mi sia capitata!

Ti faccio l’ultima domanda, parliamo di industria della musica. Hai detto in una recente intervista che stai cercando di combattere le differenze di genere in questo mondo. Non solo a parole, stai davvero cercando di fare qualcosa?
Sì, sto cercando di aiutare le donne dell’industria musicale. Lo faccio da sempre. Vorrei che il mondo della musica fosse un posto di lavoro meno maschile, più inclusivo nei confronti delle donne, con stipendi non di genere. Ci sono tantissime donne di grandissimo talento, là fuori, e dovrebbero essere valorizzate, visto che l’industria è tendenzialmente di orientamento maschile. Io faccio quello che posso, ma non posso farlo da solo. Voglio aiutare e fare la mia parte in questa cosa, perché è ridicolo che l’industria musicale sia solo maschile.

Arianna Galati

Foto di Courtesy

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