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James Morrison: «Sul palco posso essere esattamente la persona che sono»

Mancano poche ore al concerto di James Morrison all’Alcatraz di Milano, l’unica data italiana per il cantautore inglese, di ritorno nella Penisola dopo il live del 7 di luglio scorso al Vittoriale di Gardone Riviera (BS). A riportarlo in Italia è anche il suo nuovo singolo, in uscita domani: Glorious ft. Francesca Michielin, reinterpretazione di un brano contenuto nel suo ultimo disco You’re Stronger Than You Know, pubblicato l’8 marzo 2019.
Sarà proprio il quarto lavoro in studio di una carriera da quattro milioni di album venduti, quattro tour mondiali e consacrata già all’esordio con Undiscovered dalla vittoria di un Brit Award come Best British Male Solo Artist, la colonna portante dello show di questa sera, penultima tappa europea, prima di Varsavia e del ritorno in UK, di un tour che culminerà il 22 agosto al Wembley Stadium di Londra.

Questa sera suonerai per la tua unica data italiana, un ritorno dopo lo show di luglio al Vittoriale. Che ricordo conservi di quel concerto?
È stata una delle più belle date che ho fatto. Ho avuto un bellissimo day off durante il giorno, abbiamo fatto il bagno al lago, sono caduto su una roccia e mi sono rotto un dito del piede. Ha fatto male per un bel po’, ma a parte questo la giornata è stata grandiosa e anche il live. Ricordo che c’è stata una tempesta di fulmini, la più folle che abbia mai visto. È stato epico.

Bentornato allora! Suonerai i pezzi del tuo ultimo disco You’re Stronger Than You Know, un album che è arrivato dopo un periodo difficile per te, sia dal punto di vista familiare, con tua moglie Gill (Catchpole, ndr), che professionale. Quanto è stato catartico realizzarlo?
Molto, perché mi ha aiutato a processare quello che stava accadendo, che era molto pesante e negativo. Ho usato la musica come una terapia, era l’unica cosa su cui potevo concentrarmi, oltre a ciò che stava succedendo nella mia vita, per distogliere la mia mente da quello. A un certo punto tutto si è allineato, nel momento stesso in cui l’album ha preso forma, anche le cose nella mia vita si sono sistemate. È stata una coincidenza, la musica mi ha salvato da una situazione difficile, ma credo che in verità sia stato perché mi ha messo in uno stato mentale positivo. Avere qualcosa di creativo da realizzare aiuta ad affrontare le cose con una visione realistica, ma anche con un po’ di distacco. Se non sai quello che stavo passando, non lo immagineresti esattamente dalle canzoni di questo disco, perché non volevo che suonassero pesanti e negative, ma volevo che fossero come dei piccoli raggi di sole mentre mi sentivo giù.

Ora che tutto è passato, com’è suonarle live?
Amo questo tour, con questo album. Probabilmente è la tournée migliore che abbia mai fatto: per la coesione della band, il mio mood rilassato, l’orgoglio che provo per i pezzi, che mi stanno portando verso l’esatto luogo dove vorrei essere come artista. Ecco perché sono eccitato, per me è stato un nuovo punto di partenza, per uscire dalla mia brutta situazione e provare musicalmente a fare qualcosa che avrei voluto fare da sempre: registrare un album in presa diretta con un produttore solo e lo stesso gruppo di musicisti in tutte le tracce. Sono molto felice del risultato, perché è stato un album fatto in casa, mi sono preso il mio tempo, abbiamo firmato il contratto con la nuova etichetta molto velocemente, realizzato il disco altrettanto velocemente, per l’amore di fare un buon disco, con quelle canzoni sulle quali ci sentivamo davvero forti.

Con 4 milioni di dischi venduti e 4 tour mondiali alle spalle, cosa provi prima di salire sul palco? È ancora come la prima volta?
Non è mai cambiato, è un misto di paura e super eccitazione. È difficile da descrivere, ma è come se mi mettessi il mantello da supereroe e uscissi spalleggiato dalla mia band.

E qual è il tuo super potere?
Quello di riuscire a connettermi con l’emozione delle canzoni e trasmetterla a chi sta ascoltando, che poi è quello che ho sempre ricercato nella musica.

Come performer sarai sicuramente migliorato nel tempo, ma suonare tutte queste date in giro per il mondo cosa ti ha dato a livello umano, che non avresti mai potuto avere altrimenti?
Sì, suonando fai esperienza, acquisisci professionalità, ma la cosa migliore che ho guadagnato è la tranquillità sul palco, la sensazione di poter essere esattamente la persona che sono, senza sovrastrutture, e di riuscire a comunicare in maniera molto diretta con il pubblico. Faccio concerti da tantissimo tempo, la prima volta avevo nove anni e cantai una canzone di Bryan Adams in un pub. Eravamo qui in Italia, tra l’altro. Quando finii di cantare, tutta la gente si mise ad applaudire, colpita da come avevo cantato e io rimasi a bocca aperta. Mia madre, che era lì con me, mi disse che dovevo assolutamente coltivare il canto, che potevo fare qualcosa di buono con la mia voce. E così iniziai a pensarci su. Ma ci sono state tante cose che mi hanno portato a questo punto, mi ricordo che mamma aveva una chitarra, era lì in un angolo della casa, lei non la sapeva suonare, io nemmeno, ma mi attraeva e allora decisi di imparare. Mio zio Joe mi insegnò alcuni accordi e quando riuscii a suonare la prima canzone, mi sembrò tutto così naturale, che non smisi più. Alla fine la musica mi ha sempre aiutato a uscire dalla mia timidezza.

Ti definiresti una persona timida?
Sì, sotto qualche strato che metto nella vita come protezione proprio per questo, sì. Ma nella musica riesco a liberarmene.

So che questa sera avrai un ospite speciale…
Francesca (Michielin, ndr)! Sì, sono molto felice di presentare il nuovo singolo con lei dal vivo.

Com’è stato collaborare con lei? Francesca è una rocker, ma secondo me vi accomuna il fatto di essere artisti raffinati, con una solida conoscenza della storia della musica, su cui state costruendo la vostra carriera.
Lei è un essere umano molto delicato. Quando ci siamo incontrati mi ha confessato che alcune mie canzoni sono state la colonna sonora della sua adolescenza e all’inizio era molto tesa, ma poi siamo entrati in sintonia e si è rilassata. Sono contento di questa collaborazione, perché Francesca è una bravissima artista. Ricordo di avere visto un pezzo di un suo live registrato e di essere rimasto stupito dalla qualità di quello che stava succedendo sul palco.

Perché hai scelto di reinterpretare proprio Glorious insieme a lei?
Perché era perfetta per il sentimento della canzone. Alla fine è la storia di un ragazzo e una ragazza e quando ci siamo incontrati, Francesca mi ha detto che il testo della canzone era praticamente la sua storia.

Com’è stato sentire la parte della canzone scritta e cantata in italiano da lei?
Ha fatto un lavoro fantastico e io adoro sentire cantare nella vostra lingua, è così musicale! Un mio pezzo è già stato cantato qualche anno fa da Marco Carta, ma questo è il mio primo duetto con un artista italiano e sono felicissimo del risultato. Ce lo godremo insieme questa sera.

Le foto del concerto di James Morrison a Milano

Cinzia Meroni

Foto di Elena Di Vincenzo

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