Onstage
Jamil

Jamil: «Sono il più odiato perché ho qualcosa da dire»

A due anni di distanza da Black Book 2, Jamil è tornato con il nuovo Most Hated. Un disco in cui, partendo dal riferimento all’odio racimolato nella scena in questi anni, il rapper classe ’91, veronese di madre iraniana, coglie l’occasione per togliersi qualche sassolino dalla scarpa, ma soprattutto per parlare di temi importanti con un linguaggio fresco, nato dal sodalizio con Jaws. Lo abbiamo intervistato per farci raccontare di più su questo meta-dissing lungo dieci tracce, tra cui i ft. con il manager e mentore Vacca, Laïoung, J-Ax e il rapper marocchino Lbenji.

Most Hated è un titolo a doppio taglio?
Si, è provocatorio. Sono il più odiato da tutta la scena per le mie scelte, perché sono rimasto indipendente, perché sono uno poco amichevole, non conto sugli altri rapper per spaccare, ma solo su me stesso. Insomma, non ho voluto omologarmi e ho avuto un sacco di faide nella mia carriera, quindi il titolo è venuto da sé e descrive benissimo quello che ho fatto negli ultimi anni.

Della scena te ne fotti, ma c’è qualcosa che deve farti schifo del rap italiano di oggi.
Certo, ce ne sono tantissime di cose: una è la mancanza di contenuti, la seconda è che sono tutti uguali, la terza è che le canzoni sono copiate della roba americana. Nessuno ha più voglia di fare qualcosa di originale, questi nuovi hanno le collane, fanno bene le foto e la promo. Io, invece, sono bravo a farmi i video da solo, crearmi l’etichetta, farmi la mia musica da solo, arrangiarmi le canzoni, scrivermi i testi e cercare di dare un messaggio. Allo stesso tempo, però, non voglio fare il vecchio moralista, perché comunque il disco è fresco e dimostra che puoi fare musica giovanile e provocatoria, anche senza essere uguale a tutti gli altri.

Parlare di temi importanti è una reazione al vuoto che c’è intorno o hai ragioni più intime?
Volevo essere come una sveglia per i ragazzi, dargli un’altra chiave. Parlo di razzismo e legalizzazione, perché mi rendo conto che per loro potrei essere un fratello maggiore e quindi dare dei consigli, proprio perché io, per primo, sono stato in mezzo alla violenza e alla droga. Questa è la mia chiave. Se veramente vogliamo legalizzare l’erba, ad esempio, il sistema non è mandare affanculo la polizia, ma guardare in Italia qual è il problema, cioè il Vaticano e il presidente, e protestare come fanno in Francia.

A proposito, com’è nato il feat. con Lbenji per Come la Francia?
Lo stile francese piace sia ai ragazzi marocchini che italiani e poi io e lui abbiamo tante cose in comune come attitudine. Così tramite il mio amico Nabil del mio gruppo, Baida Army, ci siamo messi in contatto ed è venuto fuori questo pezzo, che abbiamo scritto insieme con mille videochiamate e mille traduzioni di Nabil, non con l’artista americano che ti butta lì una strofa a pagamento.

C’è anche Laïoung, in Animali, mi sembra che i due poli opposti tra cui gravita questo disco, cioè la trap e l’hardcore, il dissing e il suo esatto contrario, si tocchino in questa canzone. È un mio trip?
No, hai sentito bene. Laïoung è sempre stato associato alla figura del leone, io a quello del lupo, perché sono solitario, quindi anche qui sviluppiamo un argomento che ci accomuna. La stessa cosa l’ho fatta con Vacca, siamo tutti e due senza patente, quindi prendiamo sempre il taxi. Nel pezzo, poi, c’è questa chiave in botta e riposta, perché siamo come padre e figlio.

E con J-Ax? È il più lontano dal tuo territorio, ma è venuto fuori il pezzo manifesto del disco: Di tutti i colori.
Mi stava sulle palle che mi chiedessero con chi volevo collaborare, quindi ho sparato il nome più grosso della scena. Alla fine ha accettato e ho avuto la conferma che anche con lui ho tante cose in comune, si può fare musica diversa, ma avere idee simili. Devo dire che, visto che era fuori con Fedez, il mio pubblico non ha apprezzato molto, ma io come al solito ho voluto fare di testa mia.

Ci sono novità sul fronte dei live?
Da gennaio faremo poche date nei posti giusti. Ho sempre seguito la filosofia del suonare ovunque, ma adesso ho le credenziali per offrire un bel live di un’ora e mezza con qualche ospite, piuttosto che fare live di mezz’ora nei peggiori bar di Caracas.

Commenti

Commenti

TROVA CONCERTI