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Joan Thiele: «C’è maschilismo tra gli addetti ai lavori»

Joan Thiele è uno dei nomi più interessanti del nostro panorama musicale. Il 15 giugno è uscito il suo ultimo progetto discografico intitolato Tango. In occasione della nona edizione di Home Festival abbiamo avuto modo di incontrare Joan subito dopo il suo set live. Ecco che cosa ci ha raccontato l’artista.

Inutile girarci attorno. Non è un periodo facile per le donne in generale e in particolare nell’ambiente della musica italiana. Qual è la tua esperienza dal punto di vista di artista donna che sta cercando di emergere a livello nazionale?, come stai vivendo il momento?
Sicuramente per noi donne è più difficile emergere, ma è un dato di fatto. L’Italia è ancora molto maschilista, e questo lo si è visto anche di recente. Naturalmente ho seguito quello che è successo ad agosto a Indiegeno al concerto di CRLN con i fan di Gemitaiz (la giovane artista è stata subissata di cori sessisti da parte dei fan dell’headliner, con quest’ultimo che non ha solidarizzato con CRLN né prima né dopo il concerto ndr.).
Anche se Gemitaiz è un mio caro amico e questa cosa l’ho vissuta in maniera particolare. Gem lo conosco e non è per niente sessista e maschilista. Sono convinta che sia stato, ahimè, un caso che comunque ha portato alla luce questa situazione. E non è un problema di trap, è proprio un discorso generale anche di addetti ai lavori. La verità è che c’è maschilismo tra gli addetti ai lavori, è inutile negarla questa cosa. Sono contenta che se ne parli perché è giusto che il problema venga fuori. Tuttavia non so quale sia la strada giusta da prendere per normalizzare il tutto.

Parlandone, forse.
Certo, questa è sicuramente una via ma poi si rischia il rovescio della medaglia. Non siamo speciali, siamo donne. Siamo uguali agli uomini, non siamo malate ecco.

Nonostante il tema, importantissimo, visto il contesto in cui siamo mi preme chiederti come sia andato il tuo ritorno a Home Festival.

Sono molto contenta del mio concerto, sono già stata qui a Home Fest due anni fa con la Red Bull con cui ho girato anche il video di Lost Ones. Ho, per questo motivo, un ricordo molto dolce della rassegna. È stato bello vivere il cambio del palco. È stata un’esperienza figa e sono davvero felice. Ho avuto modo di vedere dal vivo anche Maria Antonietta, Generic Animal di cui sentirete presto parlare e Caparezza.

E adesso, cosa dice la tua agenda?


Presto andrò in Inghilterra, dove vorrei fare una serie di concerti. Intanto sto già scrivendo cose nuove. È un bel periodo.



Del tuo ultimo progetto, Tango, non hai pubblicato copie fisiche. Uscirà, almeno, il vinile?
Di tango uscirà presto un vinile. Per mia volontà ho stampato solo poche copie fisiche per i concerti. L’ho fatto perché spesso i fan me lo chiedono per avere un ricordo. La mia idea comunque era quella di non stampare cd da mettere in vendita perché ormai è tutto digitale. I tempi sono cambiati.

Immagino sia anche più difficile intraprendere un lavoro come il tuo oggi. Quando tutti hanno la convinzione di arrivare in alto in un secondo e senza il minimo sforzo.
Esatto. Infatti il mio consiglio è di fare quello che si ama e di non fare cose per cercare di emergere a tutti i costi ma per se stesso. Bisogna essere onesti. Questo è un lavoro difficile, che richiede impegno e costanza e che molte volte ti può demoralizzare, perché gli obiettivi si raggiungono piano piano. Non bisogna mollare, ma fare, fare e fare.

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