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Jovanotti: «Sarà la musica a rivelarci ciò che non abbiamo capito»

La mente di Jovanotti non si ferma mai e così, in pieno lockdown, arriva su RaiPlay Non voglio cambiare pianeta, un docutrip in sedici puntate online a partire dal 24 aprile. È il racconto di una pedalata di 4000 km, che ha visto Lorenzo attraversare il Sud America – da Santiago del Cile a Buenos Aires – tra paesaggi incontaminati, deserti e coste oceaniche. Il tutto immortalato in prima persona dallo stesso Jova.

«Non ho girato pensando che il mio docutrip finisse su Raiplay. – esordisce subisce Jovanotti in una conferenza stampa storica sulla piattaforma ZoomCinque anni fa una roba simile era impensabile da un punto di vista tecnologico. Io pensavo di farci dei brevi video per Youtube. Poi il livello di racconto ha iniziato a intrigarmi e a farmi compagnia. Son stati due mesi di felicità estrema perché la situazione era bellissima, mi metteva alla prova. Quando sono tornato ho sentito il mio team e ho detto Facciamo qualcosa con questo materiale. Ho pensato subito a Raiplay, di cui sono grande fan».

«In questo senso – precisa poi Jova – il docutrip è un tutorial della fase 2 del lockdown. Mantengo la distanza di sicurezza, però viaggio e giro con la bicicletta. Ho curato la colonna sonora proprio in quarantena, con una chitarra e un computerino. Il vincolo della canzone è bello, ma impegnativo. Ora avevo qualcosa da fare che fosse puramente espressivo. Mi auguro che qualcuno inciampi in questo viaggio, perché rinunciare a viaggiare è una mancanza grossa».

Jova si rivolge soprattutto ai giovani, ricordando un messaggio mandatogli da Gabriele Muccino in risposta alle sue immagini del viaggio («Sei pazzo, vivi come un ventenne»), ma poi ci ripensa. «L’avventura – precisa – non si esaurisce all’età della formazione. Ci si forma fino a 90 anni, ce lo dimostra Picasso che si vive fino all’ultimo minuto. – chiarisce – Non vivo come un ventenne, ma come un 53enne che sfrutta le opportunità che la vita gli ha offerto».

Il senso di avventura, del resto, non è mai mancato a una mente vulcanica come Jovanotti, che paragona questo docutrip alla sua ‘maratona’ estiva con il Jova Beach Party. «Non voglio cambiare pianeta è il negativo fotografico del Jova Beach Party, perché le due situazioni si assomigliano. – ricorda – Ero circondato dalla sabbia, ma ero completamente da solo. E poi c’è la mia musica dentro».

«Inoltre, proprio come il Jova Beach Party – aggiunge il cantautore – faccio fatica a pensare questo docutrip addosso a qualcun altro. Questa è una sensazione che ti responsabilizza e ti dà energia. Vorrei continuare a indagare in questo senso anche con la mia musica, voglio fare imprese musicali che in qualche modo assomigliano a me. Voglio sorprendermi sempre, è difficile ma sempre più bello».

Tra gli aneddoti e gli incontri affascinanti raccontati da Jova, spicca anche il suo immergersi – sfruttando l’occasione e l’esperienza – nella musica sudamericana. «Mi piace perché ci assomiglia, alla fine siamo un paese latino. – spiega Jova – Le nostre dinamiche musicali sono le stesse. Io sono curioso rispetto alla musica. In questo momento in Sud America nei canali mainstream c’è solo il reggaeton. L’avevo predetto dieci anni fa che sarebbe andata così, perché è la formula perfetta e mai come in questi anni c’è un bisogno ancestrale di sensualità dentro la musica. Io personalmente mi sono infatuato del folk argentino, ma la musica sudamericana è sempre piena di testi interessanti ed è irriducibile, nel senso che non può essere ridotta a stereotipi».

Infine, sui live Jovanotti sembra categorico.
«Per quanto io sia un entusiasta del nuovo, non farei molto affidamento sull’idea della musica sui social. – precisa senza mezzi termini – Ora stiamo vivendo un’emergenza e i social servono per rimanere in contatto, ma se penso a un futuro fatto di concerti su Instagram mi prende un po’ di avvilimento. In questo momento siamo molto aperti e disposti a passar sopra ai problemi tecnici, ma la musica è nell’aria tra le persone, si vive insieme e si vive vivendo. Non viaggia tra gli schermi. Non c’è una musica per la quarantena, c’è quella che ascolti per ricordarti com’eri, quella del passato».

«Quando usciremo da questa situazione sarà una sfida anche immaginare una nuova musica. – chiosa Jovanotti – Sono molto incuriosito da cosa porterà la fase 4, perché la fase 2 non prevede certo i live. A me i concerti fatti nei drive-in non mi consolano affatto. Credo sia tutto da vedere. Mi rendo conto che la musica faccia parte del superfluo, ma è un superfluo necessario. Un superfluo dello spirito. Ci saranno sicuramente dei cambiamenti nella forma, perché questa cosa ci sta toccando nel profondo sia come società che come individui. Credo che sarà la musica a rivelarci qualcosa che ancora non sappiamo. Tra un po’ l’isolamento stretto non sarà più necessario e ci sarà una via di mezzo. Nella via di mezzo ci sono cose interessanti. E comunque in questo docutrip c’è musica inedita che non credo verrà pubblicata mai».

Grazia Cicciotti

Foto di Ufficio stampa

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