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Kasabian: «Il nuovo album è da cantare tutto a squarciagola»

Si intitola For Crying Out Loud! il nuovo album dei Kasabian, in uscita il 5 maggio per Sony Music. Un album suonatissimo, in cui le chitarre la fanno da padrone, sostituendosi in parte all’elettronica che permeava 48:13. A differenza dell’album precedente, uscito nel 2013, in questo c’è anche molta più positività. In attesa delle date italiane della band, abbiamo incontrato Tom Meighan e Sergio Pizzorno per sapere qualcosa in più su questo nuovo progetto.

Qual è lo spirito con cui avete scritto e prodotto questo album? Sembra che vi siate molto divertiti a suonarlo. Sergio: L’obiettivo era proprio quello. Volevamo realizzare un album felice e pieno di speranza. Anche la struttura delle canzoni è molto classica, nel senso che raccontano una storia.

Ci sono molti generi diversi in questo disco, però… Sergio: Le influenze di questo album vengono dagli anni ’70. Quindi abbiamo tre elementi: classic rock, post-punk e la musica disco. Questo è il periodo musicale che ha maggiormente influito su For Crying Out Loud!, ma volevamo reinterpretarlo alla nostra maniera e rendere queste canzoni, in un certo senso, moderne.

Per questo può essere quasi definito in controtendenza: c’è molta positività nonostante di recente musicalmente si tenda a trattare temi più ‘seri’. Sergio: In realtà, forse ci siamo soffermati su argomenti più impegnati e attuali negli album precedenti, tra cui l’ultimo. Un esempio può essere il brano Stevie, contenuto appunto in 48:13. Il nostro contributo personale, in questo momento, nasce proprio dall’intento di portare gioia alle persone, perché in Europa – diciamolo – non c’è al momento tanta serenità. Tom: Esatto, volevamo fare un bell’album di musica rock.

E del primo singolo, You’re In Love With A Psycho, cosa potete dirci? Sergio: Non è propriamente un brano nato da un’esperienza personale, anche se forse tutti possono riconoscersi in quel che racconta. Si tratta di una canzone d’amore, oserei dire. In ogni rapporto amoroso, in ogni relazione, c’è un momento in cui si arriva a fare follie. Tom: Se sei innamorato, sei capace di fare qualsiasi cosa. L’amore può trasfigurarti, e può capitare a chiunque. Siamo potenzialmente tutti un po’ psycho.

Avete deciso di concentrarvi sulle chitarre, come mai? Tom: Innanzi tutto, è stata una decisione presa d’istinto. Devo dire però che le chitarre ci sono sempre state, abbiamo un po’ viaggiato nell’elettronica, ma nasciamo come ‘guitar band’. In questo disco semplicemente torniamo alle origini. Sergio: Sì, è solo una questione d’istinto. Questa volta ci sentivamo di suonare in questo modo la nostra musica.

Inevitabile una domanda sul titolo. Sergio: “For Crying Out Loud” è un modo di dire un po’ vintage, un eufemismo, un’esclamazione. Una sorta di ‘Accidenti!’, tipico delle generazioni che ci hanno preceduto. Quando ho visto questa esclamazione messa per iscritto mi è subito piaciuta, perché “Crying” vuol dire anche gridare, quindi l’idea era quella di fare musica da urlare a squarciagola.

E la cover? Come mai troviamo questo signore in copertina? Tom: Sai che è il tecnico delle chitarre? Viene in tournée con noi, è un roadie. Sono 15 anni che lavora con noi e ora sta vivendo il suo momento di gloria (ride, ndr).

Che tipo di musiche vi hanno ispirato durante la realizzazione di questo album, più nello specifico? Sergio: Gli artisti che hanno influenzato questo lavoro sono T. Rex, i Ramones, i Talking Heads, Blondie… Era un periodo d’oro, c’era della psichedelia e i pezzi erano veramente belli. La struttura classica dei brani era quella della Motown: 3 minuti e mezzo per raccontare una storia. Paradossalmente il disco dura tuttavia 50 minuti. Tom: Pensavamo venisse più breve, ma abbiamo aggiunto dei pezzi.

Un disco registrato in sei settimane comunque. Questo tempo ridotto in cosa lo ha influenzato? Sergio: Beh, di certo è un disco molto istintivo, non ci sono grandi ragionamenti dietro. Mi sono seduto e ho scritto. Tom: In realtà, però, verso la fine dell’anno Sergio aveva altri due pezzi killer. Lui è un genio, per cui li abbiamo aggiunti alla tracklist.

Di quali pezzi si tratta? Tom: Bless This Acid House e Ill Ray (The King), sono fantastici! Sergio: Avete notato tra l’altro che Ill Ray è scritto in questo modo così che si pronunci ‘Il Re’, in italiano? Mio padre mi chiama spesso così, ma in Inghilterra nessuno avrebbe saputo pronunciarlo.

A proposito di Italia, presto sarete in tour e vi vedremo anche dalle nostre parti . Com’è suonare in Paesi così diversi? Sergio: In realtà non sappiamo mai cosa aspettarci. Le reazioni sono sempre diverse… Tom: Qui da voi, ad esempio, è bellissimo e divertente vedere e ascoltare il pubblico cantare le canzoni con il vostro accento (ride, ndr).

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