Onstage
La fine della chemio

Sick Tamburo sull’intensa La fine della chemio: «La canzone più facile da scrivere»

Il 25 maggio è uscita la nuova versione de La fine della chemio, brano contenuto nell’album Un Giorno Nuovo dei Sick Tamburo. Un brano intenso, potente e sincero – nato dall’esigenza di uscire da una situazione mentalmente soffocante – diventato oggi un progetto charity. Il brano, scritto da Gian Maria Accusani per la sua migliore amica Elisabetta Imelio (ex membri dei Prozac+), vede infatti collaborare Jovanotti, Tre Allegri Ragazzi Morti, Manuel Agnelli, Samuel, Elisa, Meg, Lo Stato Sociale, Pierpaolo Capovilla e, ovviamente, Prozac+. Abbiamo chiesto a Gian Maria cosa significano per lui questa canzone e l’intero progetto.

Ciao Gian Maria, come stai? Hai scritto una canzone molto intensa, che oggi ascoltiamo in una versione speciale. Com’è nato questo brano? Diciamo che non è un testo proprio così semplice da buttare giù.
Invece credo che sia stata la canzone più facile da scrivere per me. Quello che stava succedendo ad Elisabetta, la mia migliore amica, mi ha tirato fuori queste parole in pochi secondi. In pochi secondi credo di aver aiutato un po’ Elisabetta, anche se l’ho scoperto dopo. Soprattutto, però, ho aiutato me stesso. Io e Elisabetta abbiamo un rapporto molto stretto, avevo bisogno di uscire da questa situazione. La fine della chemio in questo mi ha aiutato. In un colpo solo ci siamo aiutati, anche se tutto partiva da quello che vedevo succedere.

Lei ha dichiarato che, ascoltando questa canzone per la prima volta, ha ricevuto tanta speranza e tanta energia. E, in effetti, concordo. Questo pezzo ha un’energia che non ti aspetteresti, considerando il tema.
Siamo uniti da sempre. Percepivo la sua sofferenza, pesantemente. In qualche modo non riuscivo a uscirne. E figuriamoci lei, poverina, con la paura di non esserci più. A un certo punto, di colpo, è venuta fuori questa roba qui. E immediatamente c’è stato un alleggerimento. Lei mi ha raccontato in seguito che stava andando a fare la chemio quando ha ascoltato il brano per la prima volta. Si è messa a piangere, ma dalla contentezza.

Com’è nata poi l’idea di trasformare questo brano in un progetto charity?
Tutto merito di Elisabetta. Lei ascoltava questo pezzo e, dopo un po’, è venuta da me a dirmi che, a costo di pagare tutto da sola, voleva che questo brano venisse ascoltato da più gente possibile, perché quello che aveva dato a lei doveva essere qualcosa a disposizione di tutti. È una situazione che purtroppo vivono tantissime persone, alcune in prima persona e altre per vicinanza. “Tutti devono ascoltare questo messaggio – mi ha detto – a costo di pagare di tasca mia”. Inizialmente non volevo, devo essere onesto. Ha dovuto convincermi un po’, ma alla fine ho ceduto. Son partito, abbiamo cercato di contattare più artisti possibili, appartenenti anche a generi musicali differenti.

Come mai?
In virtù del messaggio che volevamo portare: far arrivare questa canzone più lontano possibile. Non servivano barriere di generi. Da qui il mix di stili diversi tra i cantanti che hanno partecipato al progetto.

Sono comunque grandissimi nomi. E devo dire che nel brano si percepisce una coerenza di fondo, anche questa non scontata.
Hai ragione. Devo dire che son stati tutti molto bravi. Quando ho mandato il pezzo, ho notato che tutti hanno cercato di cantarlo come era e non era facile, perché ognuno canta col suo stile e cantare con lo stile di un altro non è semplicissimo. Invece, in questo modo, è come se fossero stati tutti uniti, hanno cantato cercando di seguire lo stile già esistente del brano. Devo dire che ha portato questo risultato di cui anche tu ti sei resa conto. Una sorta di omogeneità che probabilmente in un’operazione del genere difficilmente sarebbe venuta fuori.

Omogeneità che si riflette anche nel video…
Abbiamo scelto le animazioni proprio per dare uniformità. Anche perché non è stato facile organizzare le riprese. Alcuni ci hanno pensato da soli, quindi non c’era omogeneità. Ci siamo chiesti cosa potessimo fare e abbiamo pensato di customizzare un po’ i personaggi. In realtà poi è stato un lavorone. E bisogna dare atto ai due registi che hanno lavorato al video: sono stati eccelsi. Parlo di Fausto Collarino e Stefano Poletti. Siamo rimasti molto contenti del risultato, anche perché non riuscivamo mai a finire il video. E ci sono stati anche chiari problemi di immagine. Per fartela breve, ci abbiamo messo quasi tre anni per fare questo progetto. Eravamo quasi disposti a far uscire il video così, come veniva. Invece alla fine devo dire che il risultato è bellissimo.

È importante sottolineare che i proventi di questo progetto saranno devoluti a due associazioni, l’A.N.D.O.S. di Pordenone e la squadra di canoa Donne in Rosa Lago Burida.
Le ha scelte Elisabetta, perché sono le due associazioni che l’hanno aiutata da subito, appena operata. Siamo felicissimi di dare i proventi a queste due realtà, ma va detto che è un aspetto secondario della nostra operazione. La cosa più importante di tutte per noi è che questo messaggio arrivi a più gente possibile. Il nostro scopo primario è diffondere il messaggio, però siamo contenti di aver raggiunto entrambi i nostri obiettivi.

Leggo che la squadra di canoa ha scelto come motto “Insieme si vince sempre”. Il messaggio quindi un po’ è veicolato anche in questo modo: da soli non si va da nessuna parte…
A questo proposito ti racconto un piccolo aneddoto. Queste donne hanno vinto pochi giorni fa i campionati mondiali di Dragon Boat, una sorta di grande canoa. Sono donne operate al seno e ora sono campionesse del mondo. Anche grazie a loro abbiamo capito quanto sia importante stare insieme e aiutarsi.

E tu e Elisabetta avete già festeggiato sul palco la fine della chemio?
Abbiamo festeggiato già diverso tempo fa, in quello che è stato il concerto più bello della nostra vita. Poi sai meglio di me che la fine della chemio, in realtà, potrebbe anche non arrivare mai. Però lavorare a questo progetto è una piccola chemio per tutti noi.

Il concerto più bello della tua vita però l’hai vissuto. Me lo racconti?
Elisabetta, negli ultimi due anni, purtroppo non partecipava sempre ai concerti. Veniva quando poteva, ogni tanto. Noi sul palco eravamo quindi spesso in quattro, a volte in cinque. I live cambiavano in corsa, ma anche per noi. Il concerto era sempre lo stesso, ma lo sviluppavamo in modo diverso perché a volte bisognava cambiare le posizioni o i ruoli. Eravamo abituati così, anche se nell’ultimo periodo – con la chemio di mezzo – era diventato difficilissimo andare in giro. Pochi giorni dopo la fine della chemio, abbiamo fatto un concerto a Padova. Lo ricorderò per sempre. C’era tantissima gente. Abbiamo festeggiato veramente, ho i brividi se penso a quel giorno. Un’emozione enorme.

Commenti

Commenti

TROVA CONCERTI