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Lazza: «Alzo l’asticella e me la rischio»

Esce finalmente l’1 marzo l’attesissimo secondo album di Lazza, che si intitola Re Mida e che contiene 15 tracce, in cui spiccano featuring di tutto rispetto, da Fabri Fibra a Tedua, passando per Luché, Gué Pequeno, Izi e Giaime (in No Selfie) e Kaydy Cain (in Netflix Remix), queste ultime due collaborazioni all’interno della Deluxe Edition.

Non è un rapper comune Lazza. Anzi, ci tiene a dire che non si considera assolutamente un rapper («Come mi definirei? Lazza») e gli va dato atto che è difficile effettivamente trovare un’etichetta per la sua musica, che mischia tantissime influenze e il suo talento al pianoforte (ha studiato musica classica al conservatorio Giuseppe Verdi di Milano), oltre a mostrare la sua capacità anche nella produzione dei brani, tanto da aver affiancato Low Kidd e Dj Slait nella lavorazione di questo progetto.

Sono proprio i due produttori a elogiarne in conferenza la versatilità e a sottolineare quanto il processo di creazione insieme a Lazza sia dissimile da quello che può esserci con qualsiasi altro artista.

«Questo progetto è importantissimo, perché Lazza è un artista unico. – commenta infatti Dj Slait – Abbiamo lavorato due anni a questo album, per raggiungere la maturità giusta, adatta a un prodotto che stia in piedi. Lazza è un pianista, un compositore e proprio per questo riesce a distinguersi».

Lazza ringrazia e aggiunge: «Con Re Mida spero di alzare l’asticella e andare sopra il mio primo disco. Ho fatto cento live e penso di essere migliorato anche a livello creativo. Il piano? Mi piace suonarlo, ma per me e non per il pubblico. Spero che chi mi segue da sempre sia cresciuto con me e capisca il mio tentativo di essere più versatile».

Il piano, di fatto, per Lazza è croce e delizia («Ha un forte rispetto per il pianoforte» sostiene Low Kidd in conferenza), perché suonarlo davanti a una folla lo fa sentire a disagio. Eppure, nel live c’è sempre spazio per un po’ di sana e pura commistione artistica tra generi differenti.

«C’è stato molto pressing, lo dico anche per ridere – scherza Lazza – ma è giusto che io venga consigliato. In Italia penso di essere l’unico a portare musica del genere. A conti fatti me la vivo bene, so che quella è la mia forza ed è ciò che fa restare la gente a bocca aperta».

In studio, però, è puro «delirio» (cito testualmente Low Kidd), soprattutto a livello creativo, «perché lui da piccolo voleva fare il rapper e io l’ho preso sotto la mia ala come se fosse un figlio – continua il producer – gli ho insegnato la mia tecnica, anche se i produttori sono sempre gelosi di ciò che fanno. Lui però ha sempre avuto idee geniali e tutto quello che fa viene fuori naturalmente. Non credo sia una cosa comune».

Il titolo Re Mida deriva proprio da questa unicità? «Lo so che nel rap conta l’importanza del numero uno – ci spiega Lazza – e so anche che è presuntuosa. Ma anche nell’album ci sono molti riferimenti materialisti, quindi ci sta». I featuring, del resto, sono stellari. Per prima cosa, però, Lazza precisa che non ama lavorare «per favori. So che c’è chi lo fa e bella per loro. A me piacciono le collaborazioni spontanee, perché una persona deve avere piacere a lavorare con me. Tedua e Izi sono miei due amici. Fibra mi ha mandato addirittura una foto che si era fatto col mio cd. Di Gué direi semplicemente che è il mio mentore. Ho la sua stessa cafoneria. Sinceramente ha fatto scuola. Di Luché mi piace l’attitudine, ospitarlo nell’album è stato un piacere».

Gli chiediamo del tour e della presenza – eventuale – del pianoforte. Lazza ribadisce che a livello emotivo suonarlo «mi pesa, ma sicuramente capiterà. Sono consapevole del fatto che sia un valore aggiunto. Vediamo come andrà il disco».

Di certo, però, a Lazza non manca il coraggio. «Il bello di questo lavoro – conclude infatti – è il rischio. Per cui rischiamo. Poi chi vivrà vedrà».

Grazia Cicciotti

Foto di Mattia Guolo

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