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Legno: «La faccia ce la mettiamo, ma nella nostra musica»

Con il disco d’esordio Titolo Album i Legno hanno girato l’Italia con una lunga serie di live, che troverà il suo gran finale nelle tre nuove date del 15 novembre al Rocket di Milano, del 16 all’Ottobit di Montelupo Fiorentino (FI) e del 17 al Marmo di Roma per la Festa di Matilde Dischi. Intanto però il duo, dopo l’uscita di All You Can Eat ft. Divanoletto (nome d’arte dell’inviato de Le Iene Nicolò De Devitiis), ha preso il largo con il nuovo singolo Affogare, un pezzo che sta regalando a Legno Triste e Legno Felice grandi soddisfazioni, con l’ingresso del brano nella Viral Top 50 di Spotify, dove sta scalando posizioni su posizioni, e i loro faccioni legnosi in copertina di Indie Italia sempre su Spotify.

Al debutto nel 2018 con la trilogia Sei la mia droga (parte uno), Tu chiamala estate (parte due) e Mi devasto di thè (parte tre), poi entrata in Titolo Album, i Legno hanno continuato a sfornare singoli interessanti per tutto il 2019, raggiungendo un pubblico sempre più ampio, anche grazie a una vivace attività live. Oggi, con il successo di Affogare e una discreta quantità di materiale nuovo in tasca, sono pronti all’uscita di un nuovo singolo, come ci ha anticipato Legno Triste. Lo abbiamo sentito per farci raccontare dei concerti in programma, del nuovo singolo e di come stanno affrontando questo periodo così frizzante.

Arrivate da un bel giro di date a supporto di Titolo Album. Un bilancio di quest’esperienza live?
Super positivo. Quando parti con un progetto nuovo non sai mai cosa aspettarti e invece le persone ai live conoscevano i pezzi meglio di noi o, almeno, meglio di me, che ogni tanto mi scordo le parole, ed è stata una bella sorpresa. Quindi bellissima esperienza, anche perché siamo diventati una piccola famiglia, abbiamo fatto tante date, siamo stati tanto in giro e non vediamo l’ora di ripartire.

Intanto, dopo All You Can Eat ft. Divanoletto, siete usciti con il nuovo singolo Affogare, che è entrato nella Viral Top 50 Italia di Spotify e sempre su Spotify siete in copertina di Indie Italia. Come state vivendo questo periodo?
In modo molto sorpreso, perché non eravamo neanche troppo convinti di Affogare, cioè, ci piaceva il pezzo, ma non sapevamo se era quello giusto su cui puntare, perché abbiamo diverse cose già pronte. Alla fine abbiamo deciso di buttarci, sperando di non affogare e il pezzo ci ha dato grandi soddisfazioni. Come dicevi siamo entrati nella Viral 50 e non solo in Indie Italia, ma addirittura in copertina, che per noi è una roba incredibile, perché siamo un progetto piccolino, quindi vuol dire tantissimo. Siamo contenti di aver fatto questa scelta.

Cosa non vi convinceva di Affogare?
Eravamo un po’ indecisi, perché Affogare, come tutti i nostri pezzi, è leggero, ma parla di un casino, come sempre succede nelle relazioni. A volte ci ostiniamo e ci beviamo su per andare avanti, ma alla fine, come dice il pezzo, si rischia di affogare e forse è meglio chiudere quella porta sperando che un domani si apra un portone. Però, ecco, avevamo dieci pezzi e quello che uscirà prossimamente era in ballottaggio con Affogare, perché in quel momento ci sembrava più forte. Sai, è importante il periodo quando esci con un pezzo, devi far sì che le persone a cui arriva siano in un momento di predisposizione per quell’emozione. Per cui in autunno si tende a uscire con le ballad, visto che è un periodo un po’ più cupo, più triste, mentre Affogare è un mid-tempo, un pezzo musicalmente parlando allegro e ci incuteva un po’ di timore come sarebbe stato recepito.

E invece è andato alla grande. Ci puoi dare qualche anticipazione sul nuovo singolo?
Sicuramente uscirà entro novembre, non posso dire il titolo, che secondo noi è geniale, non perché siamo geni noi, ma perché è carino, particolare, e se te lo dico mi picchiano. Però, sarà una ballatona tipo Le canzoni di Venditti, che è la ballad per eccellenza che abbiamo fatto uscire.

Tornando ad Affogare: in questo momento quella mano che emerge dall’acqua in cerca di aiuto della copertina è un’immagine piuttosto forte. È una mia proiezione o volevate dare un input in tal senso, visto che anche in passato avete inserito messaggi socio-politici nelle vostre canzoni?
Io e l’altro Legno facciamo musica da tempo e nei nostri progetti singoli abbiamo lanciato tanti messaggi. Legno cerca di essere il più tranquillo possibile, ma la voglia di fare arrivare dei messaggi c’è. In Tu chiamala estate (parte due), per esempio, abbiamo parlato del fatto che per i giovani non c’è grande sbocco. Chiaramente, poi, questa voglia a volte passa anche tramite le immagini ed essendo seguiti da ragazzi anche molto giovani, mandare degli input e dei messaggi anche solo visivi, non solo musicali, visto che poi Affogare non parla di quello, può essere importante. Quando abbiamo scritturato la copertina con DistrattaMente questa cosa è venuta fuori, sapevamo che stavamo proponendo un’immagine forte e quindi siamo felici che qualcuno se ne sia accorto.

Rimanendo in tema di immagini o meglio di immagine, già il fatto di presentarsi con i volti nascosti da una maschera di legno è una presa di posizione particolare.
La cosa è nata per gioco. Volevamo fare qualcosa insieme, perché entrambi veniamo da percorsi solisti, ma personalmente volevo riprovare quella sensazione che hai in una band, quando condividi con qualcuno sia i momenti brutti, che i momenti belli, che è fortissima. Quindi abbiamo provato a unire i nostri modi diversi di pensare e di scrivere, ma nel farlo volevamo che arrivasse la musica prima, in un momento in cui ormai c’è la musica dell’apparenza, dove sono tutti bellini, tutti infighettati, i talent e tutta ‘sta roba qui. Eravamo a casa mia e avevo una scatola di Amazon, che ha praticamente questa bocca disegnata come simbolo e la maschera è nata così. Sappiamo che l’idea di nascondersi con una maschera o simili è già stata fatta da altri, I Cani col sacchetto e altri, ma noi non volevamo né copiare qualcuno, né nasconderci, semplicemente vogliamo che arrivi prima di tutto la nostra musica.

Perché Legno Triste e Legno Felice?
Perché io sono forse quello che si incavola un po’ di più, il più pesante tra i due, quindi per non dire Legno Incazzato, abbiamo deciso per Legno Triste. Legno Felice, invece è il più allegrone, quello che si fa scivolare di più le cose addosso.

In questa dinamica, come funziona il vostro processo creativo?
Ora siamo entrati molto in simbiosi anche a livello di scrittura, ma all’inizio eravamo due mondi completamente diversi. Io suono il pianoforte, l’altro Legno la chitarra, quindi a livello compositivo è molto diverso, quando componi un pezzo nasce una cosa molto diversa se lo fai col piano o con la chitarra. Noi lavoriamo tantissimo insieme, infatti abbiamo tantissima roba messa da parte, ma soprattutto usiamo WhatsApp: partiamo da una cosa fatta insieme o da cose fatte separatamente, ce le mandiamo sulla nostra chat e poi ognuno va per la sua strada. Quando ci rivediamo capiamo quale delle idee che ci sono venute sono le migliori per chiudere il pezzo o per fare arrivare il messaggio, quale linguaggio è più adatto, quale immagine. È molto bello, è creativo e soprattutto ti dà la possibilità di metterti in gioco con un’altra persona.

Quali sono gli estremi tra cui avviene questo scambio?
A parte l’amicizia, che ormai ci lega da tanto tempo – ho tanti amici musicisti, ma non ci ho mai collaborato in modo così forte – c’è un grande rispetto tra di noi, perché in un progetto così bisogna andare d’accordo a livello umano, se no diventa complicato, e una stima reciproca per come ci approcciamo alla musica. Probabilmente nel nostro essere così diversi io sono attirato da questa sua leggerezza, dal suo essere d’impatto, meno riflessivo, e lui dal mio modo di pensare più quadrato, più a scatola.

Che approccio avete con il palco? Non deve essere facile affrontare un live con una scatola di legno in testa.
All’inizio avevamo una grande paura, devo essere sincero, perché in effetti non è facilissimo cantare con una scatola in testa. Tu vedi poco e le persone non vedono te, ma il bello di vedere un cantante dal vivo è che ti arriva anche la sua espressività mentre canta. Nel nostro caso, quindi, dobbiamo cercare di farlo con i movimenti e con quello che diciamo tra un pezzo e l’altro. Ci abbiamo lavorato tanto, abbiamo preso uno studio e siamo stati per più settimane a lavorare su come rapportarci alle persone che abbiamo davanti, su come fare arrivare il messaggio e cercare di dare un senso a quel che abbiamo scritto, al perché siamo parte di questo progetto. Un nostro live è divertente, ma ti fa anche riflettere su alcune cose e soprattutto parliamo tanto d’amore, perché Titolo Album ha tante canzoni che parlano delle relazioni di oggi giorno, che sono cambiate molto.

A breve avrete tre date: Milano, Montelupo Fiorentino e Roma. È la coda del tour di Titolo Album, ma avete pensato a qualcosa di nuovo?
Sì, è la prosecuzione di quel tour, dopo di che ci fermeremo un attimo, perché è giusto anche dare un po’ di respiro e concentrarci sul materiale nuovo. Detto ciò, ogni data è a sé, perché non sai mai chi hai davanti. È il bello dei live, ogni sera devi saper reggere un pubblico diverso e saper spostare il live a seconda di chi hai davanti. Lo spettacolo lo fa chi è sul palco, ma soprattutto chi è sotto al palco.

Cinzia Meroni

Foto di Ufficio stampa

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