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lowlow: “Sono gli altri che devono salire sul mio nuovo carrozzone del rap italiano”

Esce l’8 giugno Il bambino soldato, il nuovo e secondo album del rapper lowlow. Il disco, disponibile in formato fisico e digitale, è prodotto interamente da Big Fish ed è composto da dieci inediti. In questo nuovo lavoro lowlow ha esplorato le zone più complesse e oscure dell’animo delle nuove generazioni, focalizzandosi sul suo mondo interiore con storie autobiografiche che raccontano le tante sfaccettature della sua persona. Lo abbiamo incontrato poco prima dell’uscita del disco e ci ha raccontato nel dettaglio il progetto.

Durante la presentazione hai detto una cosa che è passata inosservata: “la scena mi teme”. Quasi tutti i nuovi rapper sono finiti nei dischi dei veterani. Perché a lowlow non è successo? Perché sono il più forte con le rime. Non c’è gara. Ed è molto difficile che altre persone con un ego grande come il mio possano concedermi questo titolo. Anche se è evidente agli occhi di tutti. Io stesso sono spietato con la competizione. Io stesso la temo, non dico ora, ma se domani esce uno bravo è un problema. Ci sono poche persone così in Italia. Te ne nomino alcune: Fabri Fibra, Fish. Fibra, quando era l’unico rapper italiano, aveva dischi senza collaborazioni. C’era lui che doveva far vedere all’Italia di saperci fare, poi è stato capito. Fibra è passato attraverso una bufera ed è uscito più forte. Quando esci dalla bufera sei indistruttibile e quando esci dalla bufera poi arrivano tutti.

La figura di Fish ritorna sempre. Fish mi ha aiutato tanto per realizzare questo progetto. Lui è stato il primo a dirmi “tu sei come me e Fibra, quelli come noi non sono amici di nessuno, ci stanno sul cazzo tutti”. Quelli che ci stanno simpatici e quelli che rispettiamo spesso sono i nostri rivali e competitor.

Fibra è lo stesso che nel suo ultimo album dice “la scena a Milano tutti amici io quanto rido”… Esatto. Ci sono persone come me e Fibra che non ce la fanno a fingere e non ce la fanno a salire sul carrozzone di un altro. Io sto creando il nuovo carrozzone del rap italiano e sono gli altri che devono salirci. Occupo troppo spazio per salire su quello di qualcun altro. E ti ripeto, dietro a questa grossa competizione e a questa dichiarazione di guerra contro tutto e tutti c’è un grandissimo rispetto. Perché io il rap italiano l’ho studiato.

Lo ascolti ancora? Sì lo ascolto ancora. Mi sono appena sentito il disco di Rancore che è fighissimo. Il rap lo ascolto e non potrei non farlo anche se poi sto facendo una cosa molto diversa, ma fa parte dell’essere professionista vedere cosa c’è. Mi fanno sempre domande sulla trap, ma io non la condanno. Io sono uno che condanna le persone che non hanno originalità artistica. Se c’è un immaginario, un mondo culturale, allora io mi interesso, perché sono uno aperto di mentalità.

In Il bambino soldato mi ha colpito molto il brano Mare, sia per il sound sia per quello che dici. In particolare per questa tua ossessione per il controllo. Io devo controllare tutto e purtroppo è un po’ così. Sono uno che pensa tanto e che tiene tantissimo a quello che fa. Penso, penso, penso, e vedo tutto perché sono molto sensibile. Non posso far finta di non vedere. Analizzo tutto. Anche nel provocare io controllo, perché provoco sapendo di andare a determinare certe reazioni. Mi piace controllare. Certi giorni fila tutto liscio, ma altri giorni no e sto molto male.

E in quel momento lì, scrivi? Io scrivo sempre. Sia che sto male, sia che sto bene. È una ricetta per l’infelicità vivere tutta la vita inseguendo il controllo di ogni singola cosa. È follia. C’è una frase bellissima di Fibra in Bugiardo: “a me basta un discorso di troppo, non vedi come mi hai ridotto?”. Spesso le persone non si rendono conto, parlando con quelli come noi, che mezza cosa detta in un certo modo può farci crollare il mondo addosso perché siamo sensibili. In questi casi impari a tenere tutti al posto loro con le parole e gli atteggiamenti. Non si può fare tutti i giorni. Si soffre tanto e si arriva a sbroccare.

Questa estate, per fortuna, sarai in giro a suonare. Partiremo con i djset e stiamo finalmente preparando anche il lowlow live che non c’è stato per Ulisse. Ora posso mettere in piedi uno spettacolo vero. Siamo molto presi perché è qualcosa di molto grande.

Sei uno che ha sempre dato importanza al disco. Nel rap questo un po’ si è perso. Guarda, ti dico solo che uscirà un sacco di altra roba anche in estate. Sono in una grande fase creativa, è il miglior periodo della mia vita. Secondo me questa concezione dei singoli che rendono il disco solo una scatola cambierà presto. Sta già cambiando. Prendi l’album di Caparezza. Sicuramente c’è il singolo che ha tirato tanto, ma è piaciuto tutto, la gente ha ascoltato tutte le tracce. Spotify secondo me può aiutare a riportare l’attenzione sull’opera nel suo insieme, ed è una cosa positiva per il futuro.

Molti invece pensano il contrario. Cioè?

Spotify ha ammazzato i dischi. Però non pensi che era più così nel periodo Parole di ghiaccio, per citare un brano di un disco prodotto da Fish? Erba cattiva era una album incredibile però l’attenzione si era concentrata tutta solo su quel singolo. È una sensazione mia, spero di non sbagliarmi. Anche Tedua ha fatto un signor disco. Siamo ancora in una fase di transizione, ma secondo me sta venendo fuori anche la mia lettura. Staremo a vedere.

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