Onstage
Lukas-Graham-2019

Intervista a Lukas Graham, a breve in concerto a Milano

Il 14 aprile 2019 i Lukas Graham si esibiranno in concerto al Fabrique di Milano. Clicca qui per partecipare al contest per incontrare la band!

È praticamente impossibile non aver sentito parlare di loro, o meglio: se il nome non dice nulla, la melodia di 7 years, il pezzo (almeno nel nostro paese) più conosciuto della pluripremiata band danese, è sicuramente di immediata riconoscibilità al pubblico mainstream italiano. Alla vigilia della tappa Italiana del loro tour mondiale abbiamo fatto quattro chiacchiere con il leader della band, che porta lo stesso nome.

Adoro l’Italia! In futuro spero di passare diversi mesi a vivere nel vostro paese: il cibo, il vino, il clima e il calore delle persone sono ciò che amo di più” confessa immediatamente Lukas, da buon nordeuropeo che si rispetti. Gli chiedo allora perché, dopo tutto il successo mondiale che ha avuto – centinaia di migliaia di riproduzioni su Spotify e diverse nomination ai Grammy Awards – è rimasto a vivere in Danimarca, per giunta nello stesso quartiere della sua infanzia. “È stata una scelta per me naturale. Ho comprato una casa per me e la mia famiglia e anche per i rispettivi parenti. In questo modo siamo tutti vicini.. Era fondamentale per me rimanere nel luogo in cui sono cresciuto, è un modo per rimanere attaccato ai ricordi di mio padre, che è scomparso pochi anni fa, e ai miei amici di una vita.

La vita del quartiere di Christiania – un sobborgo ultra liberale di Copenhagen – in cui è cresciuto e le esperienze che lo hanno accompagnato durante l’adolescenza hanno inciso profondamente sullo stile musicale e di scrittura di Lukas: l’ambientazione è quella della vita difficile della strada, con tutto ciò che essa comporta, dalla microcriminalità a guai vari. “Ho deciso di mettere “Not a Damn Thing Changed” come traccia apripista per vari motivi. E’ un brano dedicato ad un mio caro amico d’infanzia, William, che l’hanno scorso si è impiccato. Al tempo stesso vuole essere un promemoria delle mie radici, di chi sono. Spesso dopo lunghi periodi in tour torno a casa e scopro che qualche amico è finito in galera, mentre qualcun altro è uscito o ha messo su famiglia. La musica mi permette di fissare dei ricordi e delle emozioni.”

Il passato e la memoria sono onnipresenti nella musica di Lukas Graham, che è però in grado di guardare anche al presente e al futuro. La sua fonte di ispirazione principale è la figlia Violet, al quale è dedicato il nuovo album “3 (The Purple Album)”. “Mia figlia Violet è la mia gioia più grande. Ho scritto molte canzoni per lei, ma nel processo di scrittura e stesura dell’album avevo paura di essere monotono e fare un album tutto su di lei, come per il precedente avevo paura di fare un album tutto su mio padre. Fortunatamente non è andata così, ho selezionato 10 pezzi su 30 che sono stati scritti, e questo album è una carta di identità di chi sono ora e della mia vita, in tutte le sue sfumature.” Dei pezzi rimasti esclusi, Lukas spera di pubblicarne qualcuno a breve, magari in un EP un po’ più danzereccio e con il mood da club.

Sorge spontanea una domanda: come è possibile conciliare un tour mondiale con la vita di famiglia?In realtà è semplicissimo. Mia figlia Violet viaggia con noi da quando aveva appena qualche mese. Durante il giorno mi occupo di lei ed è bellissimo vederla crescere mentre scopre il mondo e vede con occhi nuovi tanti paesi diversi. La sera la metto a letto e poi inizia la mia seconda vita, la musica: salgo sul palco e in quel momento è ora di prendersi cura del pubblico. Insomma, le giornate sono piene ma va benissimo così. E’ tutto quello che sognavo di avere.”

Lukas Graham sembra aver trovato una sua dimensione pacifica, gli chiedo allora cosa desidera per il suo futuro e per quello delle persone care. “Più sorrisi, più onestà, più interesse genuino nei confronti dell’altro. Chiedere “come stai” sempre, nel sincero interesse dell’altro. Attraverso la gentilezza e la cura per il prossimo si può sperare in un mondo migliore.”

Sara Beretta

Foto di Rasmus Weng Karlsen

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