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Mambolosco: «Quello che faccio è Arte»

Gocciola sugo su Milano: a promuovere il suo disco d’esordio, oggi in città, c’è Mambolosco. Si intitola Arte, sarà disponibile da oggi su tutte le piattaforme digitali e da domani in formato fisico, ed è l’esordio del trapper, punta di diamante della vicentina Sugo Gang, arrivato al primo full length dopo una serie piuttosto significativa di singoli di successo, pubblicati nell’arco degli ultimi due anni.

Dai primi video postati su YouTube, dove si è fatto conoscere con pezzi come Mama I did It Again con Luscià e Come se fosse normale con Nashley, dal 2017 ha iniziato a pubblicare i primi singoliGiovanotti, Cristiano Romambo parte 1 insieme a Lama e Mille Giri con Lil Lagio – e firmato collaborazioni con il produttore olandese Young Felix in Loco e con Boro Boro in Lento, fino ad entrare nell’orbita della 777 Entertainment (l’etichetta della Dark Polo Gang, management di Mambolosco).

La firma sui grossi numeri, però, Mambolosco ha iniziato a metterla con Me lo sento feat. Nashley e Guarda come flexo feat. Edo Fendy, andato platino, e Guarda come flexo 2, arrivata al disco d’oro. Le ultime due le troviamo in Arte, un disco dal titolo ambizioso, che il trapper ha spiegato così: «La musica è arte, quello che faccio per me è arte e voglio dargli importanza, perché tanta gente in Italia vede la trap come una cosa da ragazzini, ma non è proprio così».

Classe ’90, nato a Vicenza da madre vicentina e padre afro-americano originario del Kentucky, William Miller Hickman III (aka Mambolosco), ha vissuto un’infanzia girovaga, che ne ha segnato la personalità e la vena artistica. «Mio papà faceva il soldato, quindi ci spostavamo spesso. Ho vissuto in Italia, Portogallo, Stati Uniti – racconta – e questo ha influenzato tantissimo il mio modo di fare, di parlare, di vestirmi, di approcciare con le persone e di fare musica».

Cresciuto con il rap americano nelle orecchie – Tupac, Snoop Dog, Eminem, 50 Cent, ma folgorato da Gucci Mane e Young Jeezy – Mambolosco ha trovato una sua personale via alla trap. È nelle sedici tracce di Arte, un disco, tutto realizzato a Vicenza, a cavallo fra trap e rap, con qualche escursione verso sonorità elettroniche o R&B, in equilibrio fra rime morbide e flow più incalzanti. «È un disco molto americanizzato e credo che in America verrebbe apprezzato», confessa William.

Ci racconta gli anni vissuti tra Italia e USA, il senso di rivalsa dettato dalle conquiste degli ultimi due, in un ego trip, che prevede sempre e comunque una buona vena di ironia. Ce l’hanno fatta, d’altro canto, i ragazzi di Sugo Gang a portare in alto Vicenza nel trap game. «Vicenza nuova Atlanta, come dico in tante canzoni. Prima di Mambolosco la città era più su un altro tipo di hip hop vecchio stampo – spiega -, ma con l’arrivo di Mambolosco la trap ha preso il sopravvento e adesso Vicenza spinge fortissimo».

È un dato di fatto, che emerge anche dai tanti featuring presenti nelle tracce (Enzo Dong, Nashley, Tony Effe e Pyrex della DPG, Boro Boro e Shiva) e nelle produzioni (Nardi, Boston George, Peppe Amore, Adam 11, Sick Luke e Ava & Mojobeatz).

Domani da Verona partirà un lungo instore che porterà Mambolosco praticamente in tutta Italia (qui l’elenco completo delle date).

Credito foto: Francesco Zigliotto.

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