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Mario Biondi in tour con i Quintorigo: «Un nuovo capitolo»

Il 9 novembre è uscito I Wanna Be Free, il nuovo singolo di Mario Biondi con i Quintorigo, scritto dallo stesso cantautore insieme a Max Greco, Jeff Cascaro e Robin Meloy Goldsby e registrato presso il Q Studio di Milano. Una collaborazione – quella tra il crooner e la band romagnola – iniziata sul palco dell’Umbria Jazz di Perugia lo scorso 21 luglio, dove per la prima volta Biondi e i Quintorigo hanno suonato insieme, sancendo in realtà l’inizio di un sodalizio destinato a lasciare il segno con un vero e proprio tour, che partirà il 3 dicembre da Napoli, per proseguire poi in tutta la penisola.

Ciao Mario, manca poco! Devo confessare che questo sodalizio tra te e i Quintorigo, per noi ascoltatori, è veramente interessante. Com’è iniziato?
Li seguo dagli inizi. Sono un estimatore. Il sodalizio nasce proprio da questa mia ammirazione nei loro confronti, iniziata probabilmente ai tempi del primo Sanremo, quindi ti parlo del 1992. C’era John De Leo e io rimasi piuttosto scioccato da questo ensemble meraviglioso e dalla voce incredibile di John. Poi, come sai, io abito in Emilia ormai da tantissimi anni e il contatto con la Romagna è, di conseguenza, sempre stato molto vivo. Ho suonato con tantissimi musicisti romagnoli, tra i quali – appunto – Valentino (Bianchi, ndr), il sassofonista dei Quintorigo. Ci siamo sempre promessi di fare qualcosa insieme prima o poi. Quando con i miei collaboratori si è iniziato a parlare di fare qualcosa di nuovo, di cambiare il repertorio e di introdurre un quartetto d’archi, ho avuto un’illuminazione. Ho pensato: “Cavolo, aspetta che chiamo Valentino”.

Il brano, da questo punto di vista, è stato per voi un banco di prova?
Avevo scritto il brano un paio d’anni fa. Quando si è parlato di questo connubio, abbiamo tutti pensato che sarebbe stata una bella idea quella di fare un test generale, per capire che sound potevamo creare insieme e che cosa potesse venir fuori. Ho fatto ascoltare la canzone ai Quintorigo e devo dire che sono persone meravigliose. Oltre ad essere dei musicisti preparatissimi e appassionati in quello che fanno, sono anche persone estremamente semplici e sincere, di cuore. Hanno accolto subito bene il brano e ci siamo messi subito a lavorare. Siamo entrati in studio, io avevo le mie idee, i Quintorigo hanno portato le loro. Abbiamo unito il tutto ed è venuto fuori questo arrangiamento che, a mio avviso, non toglie nulla alla loro identità. Credo, anzi, che la rispecchi a pieno.

Il 3 dicembre partirete dunque per il tour. Ma voglio prima chiederti della data del 6 novembre al Teatro Grande di Brescia, un live promosso dall’Airc (l’Associazione italiana ricerca sul cancro), quindi molto importante. 
È stato molto importante fare quel live. Ed è sempre un privilegio poter far parte di questo genere di nobili azioni e di nobili intenti. Mi fa sentire anche meglio, con più nobiltà d’animo. Ho, tra l’altro, incontrato delle persone veramente squisite. I responsabili di Airc sono persone appassionate, molto semplici, che si dedicano al prossimo con grande energia, con un sacco di tempo speso e senza avere nulla indietro. Questo è fondamentale, perché loro mettono tutto a disposizione della ricerca, non solo una parte. Esmeralda, una delle responsabili, è veramente una persona che dedica ormai più tempo alla causa che alla famiglia, con le dovute misure. Credo che sia una gran cosa.

Giusto per fare il punto, la data di Brescia è stata un capitolo a parte, un’appendice delle ultime date o un’anticipazione delle prossime?
La data di Brescia è una cosa a sé stante. Appartiene più, forse, alle tappe della tournée straniera, che ci ha permesso di girare buona parte dell’Est europeo, toccando l’Ucraina, la Russia, la Serbia, la Croazia, la Slovenia… Ci ha poi portato anche in giro per il Regno Unito, partendo dall’Inghilterra e finendo a Edimburgo, in Scozia. La data bresciana appartiene più a quel giro lì di musica. Dal 3 dicembre con Napoli si apre un capitolo nuovo, una nuova sperimentazione, con nuovi arrangiamenti, un nuovo repertorio e con un impegno fortissimo da parte di tutti noi nel voler rappresentare questo nuovo organico. La punta di diamante, se così si può dire, sono i Quintorigo, ma ci saranno grandissimi musicisti. Parlo di Federico Malaman, di Tosh Peterson – che è un giovane batterista di Los Angeles – e Max Greco, che è un turnista di grande rispetto nella musica pop e che sperimenta con l’elettronica in maniera eccezionale.

Come stanno andando le prove? Immagino che, considerando l’imminenza del tour, vi siate già beccati in studio.
La mia capoccia sta esplodendo. Ho la testa che fuma ogni tanto. Mi rendo che mentre faccio altre cose – come parlare con te in questa intervista o fare promo in radio – mi parte all’improvviso in testa il play dell’arrangiamento del pezzo che sto pensando e che ho ragionato in questi giorni.

Beh, lo immagino… Stress a parte?
Posso dire una parola sconcia? Sono eccitato. Perché sono sicuro che vengano fuori grandi cose dalle grandi sofferenze, dallo stress, dalla stanchezza e magari persino da qualche incomprensione qua e là su dove sistemare ogni cosa. Sai, mettere insieme un organico è difficile. Serve sempre un equilibrio incredibile e io, alla fine, ci sono abituato. Mi piace, ma ogni volta è una lotta perché c’è chi la vuole cotta e chi la vuole cruda,chi vorrebbe apparire di più e chi di meno, o chi non vorrebbe apparire affatto. È difficile riuscire a impastare delle personalità musicali così eterogenee.

Sento che arriva un “ma”…
Ma ce la faremo (ride, ndr). Anche perché io poi mi incazzo a un certo punto.

Per chiudere, mi racconti come sono andate le date all’estero, di cui mi parlavi prima?
Ho scoperto dei posti meravigliosi come il Teatro di Odessa, il Teatro di Kiev, il Teatro di San Pietroburgo, i club nel Regno Unito… Il pubblico era partecipe, fortissimo, clamoroso. Abbiamo fatto delle esperienze veramente interessanti, a volte soffrendo anche un po’, perché in alcune occasioni abbiamo anche fatto dei club più piccoli ma con tantissimo pubblico, facendo anche doppia o tripla serata. È  un impegno non da poco, ma veramente di grande soddisfazione. Poi si viaggia, tutto è una combinazione di scambi energetici fortissimi e di nuove esperienze che ci rimangono sicuramente addosso.

Ecco, cosa ti resta addosso più di tutto il resto?
In questo periodo la bronchite, grazie agli sbalzi di temperatura (ride, ndr). No, devo dire sicuramente un grande affetto nei confronti dei miei musicisti, che mi dimostrano sempre tanto bene. Alla fine il nome in cartellone è Mario Biondi e questi signori si spendono e si danno con grande passione, malgrado appunto gli acciacchi, perché siamo stati tutti ammalati in questo ultimo mese. Nonostante questo, siamo saliti sul palco tutti senza mai remore, senza mai tirarci indietro neanche di una virgola davanti al nostro impegno nei confronti del pubblico. Ho la sensazione di avere attorno – oltre che musicisti che lavorano per me, ed è palese che sia così – persone che mi vogliono bene e che hanno una grande autostima e grande stima.

Penso sia la cosa più importante per lavorare bene, in fondo…
Sì, ma non così scontata. Per questo, è una cosa della quale vado fiero e per la quale sono grato ai miei musicisti.

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