Onstage
Marlene Kuntz

Cristiano Godano ci racconta il live dalla doppia anima dei Marlene Kuntz

Giovedì 31 Maggio i Marlene Kuntz torneranno finalmente a suonare nel capoluogo lombardo, ai Magazzini Generali di Milano. L’evento sarà più unico che raro e, non a caso, ha un nome tutto suo, Il Doppio: il live sarà infatti duplice – un set acustico al piano superiore e un concerto elettrico sul main stage – e vanta una scaletta che si muove sulle fila di un concept ben preciso, quello del doppelgänger, un tema che spesso ricorre nei testi di Cristiano Godano. Proprio al frontman dei Marlene abbiamo chiesto di raccontarci più nei dettagli il concerto che vedrà nuovamente la band protagonista.

Ciao Cristiano, come stai? Inizierei subito a parlare de Il Doppio. Mi affascina molto questa doppia natura del vostro live. Com’è nata questa idea?
Sostanzialmente con i Magazzini Generali ci siamo incrociati per altri motivi ed è venuta fuori una chiacchiera su un eventuale progetto. Si è manifestata poco per volta l’idea di fare sì un concerto, ma di creare un evento particolare e irripetibile. La nostra prima idea è stata proprio quella del doppio live, perché il locale offre due possibili situazioni: quella ufficiale, in cui si svolgono tutti i concerti elettrici che la gente conosce, e quella più intima al piano di sopra, dove c’è uno spazio che se non sbaglio è già stato utilizzato in situazioni analoghe per dare vita a qualcosa di diverso. Da qui il pensiero di creare un doppio concerto. Ci piace suonare intimi e penso che lo dimostrammo già con il nostro disco S-Low, una chiara dichiarazione d’intenti. Ma è da un po’ che non suonavamo in questo modo, anche se io da solo sto girando tantissimo con la chitarra acustica. Mi trovo benissimo ed è un ambito che desidero approfondire sempre di più. Suonare insieme in acustico è, di conseguenza, una cosa figa che subito ci ha galvanizzati.

Oltre al doppio live, c’è però anche il tema del doppelgänger che porterete sul palco…
Sì, per rendere l’idea ancora più intrigante abbiamo fatto abbastanza in fretta un’associazione d’idee. È una situazione doppia e sappiamo che nella letteratura e nel cinema il doppio esiste. Io stesso ho scritto dei testi che narrano di personaggi con una loro ambiguità interiore. Abbiamo iniziato a pensarci bene e ormai stiamo mettendo a punto la scaletta. La prima parte del concerto elettrico sarà quindi un concept, con pezzi dei Marlene Kuntz che sono in qualche modo imparentati con l’idea del doppio.

Senza spoilerarmi troppo la scaletta, in base a quale linea avete deciso quali brani suonare in acustico e quali in elettrico?
In acustico siamo andati abbastanza sul sicuro, perché ho chiesto alla band di seguirmi sui pezzi che sono già miei e che suono spesso dal vivo. Ovviamente nell’ultimo periodo li suono da solo, però sono consapevole che su questi pezzi si può lavorare con un margine di sicurezza in più perché posso guidare la band. Li ho nelle mani, quel mood mi appartiene. Il gruppo ha semplicemente creato intorno a questi brani un corredo sonoro. Sono tra l’altro pezzi che hanno una linea melodica che si presta ad essere interpretata in solitaria. Non potrei mai andare a suonare in acustico da solo pezzi come Ape Regina o Sonica perché mancherebbe una componente imprescindibile. Sonica è un pezzo che vive su una nota unica dall’inizio alla fine. E ha un parlato e un cantato che sarebbe molto poco proficuo rendere in solitaria. Altri pezzi, al contrario, sin dalle origini sono stati pensati con una bella componente melodica. Sono i brani che in acustico funzionano. Sull’elettrico il criterio è stato diverso, è stata proprio una mia scelta. Si sa che i testi li scrivo io, per cui ho semplicemente scelto i pezzi dei Marlene il cui testo contiene in sé qualche elemento suggerito o esplicitato in maniera chiara, che conduce nettamente a questo concept del doppelgänger.

Che effetto vi fa tornare a suonare a Milano, città in cui mancate da un po’?
Milano in effetti, a pensarci bene, da un po’ di tempo la sfioriamo soltanto. Siamo stati nei dintorni, mi viene in mente ad esempio il live di Trezzo o quello di Bergamo. A Milano manchiamo effettivamente da alcuni mesi ed è importante per noi tornarci. Questo live per noi è fondamentale anche per questo: torniamo in una città in cui siamo mancati per tutta una serie di questioni – per lo più pratiche e logistiche – non dipendenti dai Marlene Kuntz.

E il ritorno di Davide Arneodo?
Bè, è una cosa bella per lui e bella per noi. È anche un’opportunità per rimescolarlo con noi. Lui è veramente un ottimo musicista, è versatile, poliedrico, ha orecchio musicale. Quindi, soprattutto in acustico, in alcune parti il suo apporto è molto decisivo. La sua impronta è caratteristica. Se ci sono dei pezzi particolarmente intensi, o addirittura romantici, dove un bel violino serve, è chiaro che con la sua presenza il brano acquista un colore che noi quattro non potremmo dargli. Invece con Davide riusciamo a ottenere nuove sfumature.

Al di là del concept del live, sono curiosa di sapere come i Marlene Kuntz stiano vivendo questa data. Perché per i fan è indubbiamente una grande festa…
Guarda, la prima cosa che mi viene in mente è che creare una scaletta di questo tipo, così come inventarsi un live acustico o fare nella prima parte dei pezzi che era da un po’ che non suonavamo, significa farsi un gran culo (ride, ndr). Ecco, in sala prove ci stiamo veramente facendo il culo e, come se non bastasse, dobbiamo incastrare i giorni in cui tutti sono liberi. Io avevo già altri appuntamenti fissati nelle prossime settimane, quindi quando riusciamo a trovarci le prove finiscono non prima di mezzanotte. È molto stimolante e molto divertente, ma col caldo questa cosa diventa un po’ complessa. Sarebbe bello poter fare le prove a Cuneo, dove c’è più fresco. Un’altra cosa che sicuramente mi atterrisce – ma mi fa anche sorridere – è pensare che il 31 faccia caldo, visti i cambiamenti climatici che a mio parere sicuramente sono in atto. Io credo a quello che la scienza ci dice e non faccio finta che non sia vero. Ecco, se fa quel tipo di caldo lì nei Magazzini, è già noto che io sudo parecchio. Non so cosa possa succedere quel giorno. Forse la mia camicia si liquefarà. Diventerà una seconda pelle. E, nonostante ciò, tutto sarà comunque una grande festa.

Visto che mi hai parlato della sala prove, come è stato riprendere in mano i vostri pezzi e tornare a lavorarci su tutti insieme?
Devo dire che, nella nostra storia, i nostri pezzi sono stati al 90% tutti ben rappresentati. Alcuni di più, alcuni di meno. Forse c’è un 10% di pezzi suonato pochissimo per migliaia di motivi, ma mai perché non ci piacciano. I pezzi a volte hanno questo destino, tutte le band del mondo vivono questa situazione. Quando esce un disco credi in tutti i pezzi, poi alcuni prendono il volo, altri magari dal vivo rendono meno, te ne rendi conto e li lasci perdere. Quindi ci sono 5 o 6 pezzi che era un po’ di tempo che non suonavamo, ma che avevamo comunque in passato suonato molto. Devo dire che pensavo che avremmo fatto un po’ fatica a rimettere le dita nei posti giusti. Noi abbiamo accordature aperte e non abbiamo quindi una partitura sicura. Spesso si tratta veramente di ricordarsi qual è la posizione delle dita, perché le accordature aperte implicano questo tipo di questione. Forse il fatto di averli suonati così tanto nel corso della nostra carriera fa sì che le dita si posizionino comunque quasi da sole e, nell’arco di tre quarti d’ora, il pezzo è operativo e gira. Poi da lì in avanti lo suoniamo un po’ di volte per assicurarci che tutti sappiano ciò che stanno facendo.

Vi siete tolti qualche sfizio per questa data? Penso che spesso le scalette siano anche predisposte per non deludere i fan, ma magari questa volta potete permettervi un po’ più di libertà…
Amo sottolineare che la nostra attitudine è sempre stata un ottimo compromesso, guidata dal tentativo di non scontentare troppo chi viene a sentirci quasi sempre ed è anche bello così. Ognuno ha i suoi pezzi del cuore, molti dei nostri pezzi del cuore sono i pezzi del cuore di tutti. I musicisti questo lo sanno e sono felici di ripetersi. Io non mi stufo di suonare Sonica, che ormai ho suonato migliaia di volte. Mi dà solo fastidio quando percepisco – ma magari è un retropensiero stupido – che suonare Sonica diventa un modo per rassicurare qualcuno sul fatto che sono tornati i vecchi Marlene. Questa è una fandonia e mi fa girare i coglioni. In quel caso lì suonare Sonica diventa una sfida inutile. I Marlene non sono Sonica, svegliati o levati dai coglioni. I Marlene hanno 20 anni di attività, hanno fatto sempre ottimi dischi, se non ti interessano o non vieni a vederli o vieni a vederli e stai zitto. Non aspetti Sonica per rassicurare te stesso. Non è un problema mio, ma tuo. Detto ciò, sono consapevole che Sonica sia un pezzo bellissimo da suonare e una perla della nostra carriera. C’è, ad ogni modo, un pezzo particolare che sono felice di suonare ed è l’unico spoiler che ti faccio. Non è neanche troppo centrato sul concept, ma per certi versi lo adoro. Penso sia un pezzo bellissimo che richiede però una certa predisposizione della gente a stare attenta, soprattutto nella prima parte. Parlo di Amen da Bianco Sporco. Suonarlo dal vivo per me è magnifico, ha un’intensità e una progressione di tensione emotiva pazzesche. Ogni volta che lo suono, quando viene bene, mi provoca veri brividi.

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