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Marracash: «Persona, il mio simulacro»

Sono passati tre anni dall’ultimo lavoro di Marracash, Santeria, che lo vedeva collaborare col collega e amico Gué Pequeno in un album a quattro mani e a due voci. L’ultimo disco da solista di Marra risale a un anno prima: Status – quarto album del rapper – uscì il 20 gennaio 2015 attesissimo dopo l’assenza dell’artista, che si era fatto attendere anche allora.

Per questo e altri motivi, Persona – nuova fatica uscita il 31 ottobre 2019 – si porta dietro aspettative e domande, alimentate dall’idea di un concept album come non se ne erano visti mai nella storia del rap italiano. 15 brani – ognuno rappresenta una parte del corpo umano – di cui 9 featuring, che riportano in auge la penna e la mente di Marracash, come sempre ispiratissime.

«L’idea del corpo umano ce l’ho da anni – rivela Marracash – ma l’approccio al disco è stato lungo e travagliato. C’è molto di me stesso in Persona, è un po’ il mio simulacro. Del resto, non ho mai avuto paura di raccontarmi, anzi ne ho bisogno. Mi aiuta a capirmi e a mettere in atto una catarsi positiva, anche perché più si cresce e più cadono le barriere e il peso dell’influenza degli altri. Non è stato voluto, ma staccarmi dai social network mi ha aiutato a scrivere un disco libero, senza il peso dell’aspettativa».

Persona è, non a caso, anche un film di Ingmar Bergman. L’idea di dare questo titolo all’album pare sia stata di Venerus, quando Marra gli ha espresso la volontà di rappresentare l’eterno dualismo tra uomo e artista. «Prima rappresentare la vita attraverso l’arte era appannaggio degli artisti, ma ora lo fanno tutti grazie ai social network. – ci spiega il rapper – Tutti creiamo degli avatar, delle rappresentazioni di noi stessi, che alla fine neanche ci somigliano molto».

Persona, proprio per questo, finisce per essere un ritratto cinico dei tempi che corrono e un ritratto dell’uomo che si cela dietro l’artista. Marra racconta di aver vissuto una «crisi personale, dopo la fine di una relazione tossica, di quelle che si leggono sui giornali» e che Persona è, alla fine, «frutto di un processo personale, perché avevo accumulato talmente tante cose da dire che quando ho iniziato a scrivere metodicamente tutti i giorni non ho fatto altro. Non sono mai uscito di casa. – rivela Marracash – Status in questo senso era un disco più ipertrofico, una prova di forza di quanto valessi. Era un disco barocco. Persona è più istintivo e comunicativo».

L’istinto non è stato però un limite per Marracash, anzi. Dal sequel presunto di Quelli che ben pensano – rinominato Quelli che non pensano – alla scelta dei featuring, il lavoro dietro Persona appare come certosino.

«Per Quelli che non pensano abbiamo contattato Frankie e Ice One, il produttore. – racconta Marracash – A loro è piaciuta l’idea e ci hanno mandato subito un campione, per cui il beat è identico. Quelli che ben pensano criticava la borghesia, l’italiano medio e l’ipocrisia tipicamente italiana di nascondere la testa sotto la sabbia. Ora un giudizio verso gli altri per me sarebbe sbagliato e scorretto, perché siamo tutti sulla stessa barca. Nessuno pensa. Complice il web e le fake news, la super democratizzazione delle opinioni crea dei paradossi come i no vax e i terrapiattisti che sono ancora più stupidi dei soggetti di cui parlava Frankie. Abbiamo smesso di andare in profondità nelle cose, viviamo un momento di pensiero leggero che ormai dura da anni. Se nasci nel Medioevo muori prima che il Medioevo finisca e bisogna farci i conti». Un pezzo come Greta Thunberg è invece più «provocatorio, lavorandoci con Cosmo che è più positivo di me è venuto fuori un ritornello con un bel messaggio che è anche risolutore. Non a caso è il pezzo finale».

Il pezzo con Madame – Madame, appunto – rappresenta invece l’Anima, mentre quello Sfera Ebbasta e Tha Supreme – Supreme – punta sull’Ego: uomini e donne a confronto, secondo Marracash, con le voci di due punte di diamante del giovane rap italiano.

Nessun featuring, del resto, è casuale. «Volevo rendere le canzoni migliori e per me i featuring sono uno strumento per colmare le mie mancanze. – spiega in proposito il rapper – Madame è stata una scommessa. Quando l’ho incontrata ho pensato di aver fatto una cazzata perché era molto piccola, ma si è rivelata molto più matura di tanta gente più grande. Alcuni sono delle conferme, altri dei nuovi amici e altri ancora erano insostituibili, come Cosmo. Di Mahmood sono convinto che abbia cambiato la faccia di Sanremo e che cambierà quella del pop italiano».

Marracash, in breve, in Persona gareggia con se stesso parlando però a chiunque. Non nasconde i propri disagi («C’è chi non ha tante persone con cui aprirsi, e mi rendo conto che la salute mentale sia ancora un tabù in Italia, mentre è una cosa che riguarda sempre più persone» confessa) e sottolinea il «sonno della ragione» diffuso e generale a cui stiamo assistendo. «Dopo Santeria – racconta – ho avuto la consapevolezza che oggi c’è poco in cui credere. Nessuno crede a quello che ti dicono i politici o a quello che leggi sul giornale. Stiamo assistendo a un crollo di tutto ciò che è stato sacro, compreso il fatti i cazzi tuoi. Sono andato in crisi, non sapevo più per chi combattere. Anche il motore della mia musica, l’aspetto sociale, è ormai molto meno sentito. L’appartenenza è morta. Mi sono sentito senza una missione da compiere e se non ho qualcosa che mi motiva per me è difficile anche alzarmi dal letto».

E così Fabio ha simbolicamente ucciso Marracash. «La dicotomia tra i due esiste sempre perché io sono un po’ duale in tutto ciò che mi riguarda. – spiega – In questo caso è esagerato dire che è la prima volta che i due dialogano, ma ho un po’ ucciso Marracash in questo album. Marracash l’ho creato io, ma è stato molto modellato da ciò che la gente si aspetta da lui. Questo, quindi, è un disco più di Fabio che di Marracash. Mi sono liberato del personaggio».

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