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Massaroni Pianoforti: «La musica è la mia cura e la mia malattia»

Dopo la prima dell’11 gennaio a Grosseto, prosegue il tour di Massaroni Pianoforti a supporto di Rolling Pop. Uscito il 25 ottobre scorso e anticipato dal singolo 50 Settimane, il quarto disco del cantautore e musicista di Voghera, segna il suo esordio sotto l’egida della rinata Cramps Records. Undici canzoni, prodotte dal fratello, Andrea Massaroni, con Davide “Boosta” Dileo, che, in tempi non sospetti per Gianluca Massaroni, mettono al centro del racconto l’adolescenza – Jennifer per l’autore -, con i suoi slanci, le sue ombre e i rapporti sentimentali, che ne segnano i percorsi, tra amori in corso di svolgimento e relazioni finite. Con il linguaggio tagliente, diretto ed istintivo, che lo contraddistingue, Massaroni Pianoforti, tra delicate ballate e pezzi più ritmati ed abrasivi, va ad esplorare un territorio pop per lui inedito, ma sena dimenticare il rock. Il risultato è un disco ricco di spunti interessanti, da ascoltare e da cantare, un album che ha tutta l’aria di suonare gran bene anche live.

Dal crowdfunding, alla Cramps Records. Come sei arrivato alla storica etichetta e cosa significa per te farne parte nel suo momento di rinascita?
Stavo facendo la mia terza raccolta fondi, per incidere il mio quarto disco autonomo e un mese dopo mi è arrivato questo messaggio di Boosta, in privato, su Instagram, che diceva che apprezzava i miei lavori precedenti. Non so in che modo ma gli erano arrivati all’orecchio, ma ovviamente adesso che ci siamo, sono onorato di essere in Cramps Records. È come se mi avessero dato una piccola medaglia per tutto lo sbatti che ho fatto in dieci anni, in cui nessuna etichetta ha mai voluto produrmi e la cosa mi ha dato un po’ di forza in più e di credibilità in più, almeno per quello che ho fatto finora.

Proprio Boosta ha prodotto il disco con tuo fratello Andrea.
Sì, il disco l’ho fatto con mio fratello, che è un polistrumentista e grazie alla raccolta fondi mi sono creato uno studiolo tutto mio, in negozio (Massaroni Pianoforti, ndr), tra l’altro. L’idea era di fare dei provini, che poi avremmo messo in bella copia da Boosta, nel suo studio. Non so cos’è successo, comunque, alla fine questi provini sono diventati il disco vero e proprio, forse un po’ per gli impegni live di Boosta con i Subsonica e anche perché ci siamo trovati un po’ alle strette coi tempi. Boosta ci ha lavorato giusto nel missaggio, tranne 50 settimane che è l’unico brano, che ho registrato a Torino da lui, che ne è anche co-autore. Alla fine è un disco bello imperfetto, quindi è vivo.

Vorrei approfondire: come hai cambiato il passo da GIU a Rolling Pop? Sono due dischi molto diversi per suono e mood.
GIU
, l’ho voluto fare e lo dovevo fare per liberarmi di certe cose, non ho guardato in faccia a niente e a nessuno, perché sono canzoni che dovevo buttare fuori. Senza esagerare, però, ora sono più sereno. In GIU, poi, sono andato molto a fondo e ho anche osato musicalmente con l’elettronica, invece, con Rolling Pop e con mio fratello, che arriva dalla scena punk e rock, per diversi anni ha suonato anche con gli Shandon, e che mi conosce meglio di chiunque altro, sono stato spronato a tirare fuori quel lato un po’ più pop, che non c’era nel disco precedente. Mi è servito anche perché questo è un disco che mi fa piacere portare in giro, perché mi dà l’occasione di mettere in piedi un live più equilibrato insieme agli altri album.

Più in particolare, cosa possiamo aspettarci per la resa dal vivo di Rolling Pop e del materiale degli altri dischi che sicuramente entrerà in scaletta.
Vorrei fare un live più leggero di quelli che ho fatto in passato, che faccia anche un po’ cantare la gente, perché alla fine ho imparato la lezione, cioè che la gente non vuole appesantirsi troppo e vuole partecipare. Per quanto riguarda la scaletta ci sarà Rolling Pop, ma, come dicevo, anche brani da tutti i miei album precedenti. La line up, invece sarà per lo più in trio, ma potrà capitare che mi troviate anche da solo oppure in cinque, che è la band completa.

In Rollingstone canti: Ci siam sentiti indie come dinosauri estinti/fino ad alleggerirci con la musica leggera pop/se prima erano i vinti ora sembrano i più finti. Pensando anche al titolo che hai dato all’album, ti chiedo: da quando l’indie è diventato pop, il pop può stare bene nell’indie?
Sì, cito una differenza, che è diventata una polemica tra indie e pop. L’indie è un’attitudine, che forse c’era più negli anni passati. Semplicemente, però, ci sono persone che iniziano a suonare da sconosciute e poi diventano popolari, come Lucio Dalla, per citare un artista del passato, che potrebbe essere stato ritenuto indie. In questo album io parlo di adolescenza, attraverso gli occhi di Jennifer, che incarna l’adolescenza stessa e Rollingstone parla di quel momento in cui ti guardi indietro e ti rendi conto che sei cresciuto, che le cose che prima ti davano qualcosa in più, delle emozioni, fanno solo parte della tua adolescenza ed è ora di guardare avanti. In quella canzone parlo anche di alcune verità, che magari, andando avanti con l’età, ti risultano un po’ più effimere ed è ora di guardare avanti. Quello che mi chiedo è: si può tornare a essere adolescenti dopo tutto quello che c’è stato e dopo le esperienze che hai avuto? E me lo chiedo con nostalgia, perché in quell’età lì c’è la speranza del futuro, che quando finisce l’adolescenza se ne va. Ecco perché l’adolescenza è bella, perché nonostante le cadute e le delusioni, c’è sempre la speranza e la spinta a guardare avanti, a credere che qualcosa di meglio arriverà.

Visto che, come me, a livello anagrafico non sei esattamente un adolescente, mi incuriosisce sapere se scriverne a distanza ti ha dato la giusta misura o se ha rappresentato più una sfida?
Ognuno c’ha la sua età biologica, io credo di essere abbastanza fortunato, perché faccio un mestiere, che ti porta a essere sempre un Peter Pan e a rapportarti con le nuove generazioni, quindi io non me la sento neanche addosso la mia età. In realtà, non ho fatto nemmeno troppa fatica a calarmi nei panni di un adolescente, perché un po’ vivo ancora come loro, certo, lavoro, trasporto i pianoforti, li accordo, ma ho anche il privilegio di fare un mestiere, che ti tiene sempre sul chi va là, per il quale non ho perso la passione e nel quale non mi sento ancora arrivato a nulla, quindi lo vivo un po’ con lo spirito di un adolescente. Mettici anche che mio fratello ha dieci anni meno di me e che con lui ho un buon rapporto. E mettici pure che mi sono fidanzato con una ragazza più giovane. Per cui ho frequentato dal vivo la nuova generazione, che ho affrontato con più esperienza, ma potendola comunque raccontare con una visione non adulta, perché non è l’età che ti fa diventare adulto.

Tu che adolescente sei stato?
Ho il rammarico di non averla vissuta bene l’adolescenza. Non vuol dire che stavo male, ma mi sentivo già adulto da adolescente e questo, forse, mi ha portato a ricercarla ancora. Allora ero una persona solitaria, mi perdevo nelle letture e ho avuto anche un periodo sofferto, oggi la chiamano ipocondria, ansia o attacchi di panico. Insomma, qualcosa c’è stato, che mi ha scatenato la scintilla per incominciare a scrivere e buttare fuori qualcosa di tossico, che mi stava facendo male.

Quindi è anche grazie alla musica che sei riuscito a recuperare la tua adolescenza?
Sì. Mio padre ha un negozio di strumenti, quindi ci sono cresciuto in mezzo, ma è stato solo quando ho iniziato a scrivere i miei accordi le mie canzoni, che è diventata la mia “coperta di Linus”. Non ho iniziato a fare musica perché mi piace stare sul palco o perché volevo andare in spiaggia a fare il figo, ho un rapporto strano con la musica, è come se fosse la mia cura e la mia malattia. Per cui sono moto devoto al fatto di poter scrivere ogni tanto delle cose e quando mi manca la scrittura è perché non ho niente da dire, solitamente sono periodi in cui mi sento un po’ in depre. Ultimamente scrivo meno cose, ma quelle cose che scrivo sono più canzoni, non solo appunti buttati lì.

Sei diventato più efficiente?
Sono più consapevole, perché, sai, ho fatto una bella gavetta e non ti parlo di live, ma proprio di scrittura. Il mio primo disco è uscito a 33 anni! E Non date il salame ai corvi è uscito quando ne avevo 37. Sono pochi anni che sono in attività ufficiale, però ho scritto tantissimo, senza pensare a un’etichetta o che quelle canzoni dovessero andare in radio. Questo ha fatto sì che nascessero molto dall’istinto e molte me le porto ancora dietro. Delle canzoni che senti in questo disco, alcune sono nate un mese fa, altre vengono da lontano, perché non hanno una scadenza e menomale, oggi sarei troppo condizionato dalle etichette discografiche e dalla massa, a cui piace un genere piuttosto che un altro.

Quali sono le canzoni più vecchie entrate nel disco?
Intanto ti posso dire la più nuova, che è Rollingstone, l’ultima che ho scritto prima di chiudere il disco ed è saltata fuori in dieci minuti, cosa incredibile per me, che di solito ci metto dei mesi, se non degli anni a chiudere un pezzo. La più vecchia è Fuorimano, l’ho scritta a vent’anni, ovviamente aveva un altro titolo e un altro arrangiamento, il testo più o meno è rimasto uguale, ho cambiato pochissime cose.

Visto che mi confermi che hai un archivio bello spesso, è vero che quest’anno potresti uscire con un altro album?
Non vorrei far passare troppo tempo tra un disco e l’altro, perché ne ho già perso di tempo e, avendo tanto materiale, mi piacerebbe fare uscire un disco ogni anno. Un’idea per un altro disco ce l’ho, ma vediamo, le cose cambiano di mese in mese e dipende anche dall’etichetta. Intanto, però, spero che questo disco arrivi alla gente.

Tour 2020:
Venerdì 24 gennaio – Bergamo – House Concert;
Sabato 22 febbraio – Sora (FR) – Deliri Bistrot;
Venerdì 6 marzo – Lecco – House Concert Re Nudi;
Sabato 7 marzo – Pavia – Spazio Musica;
Mercoledì 11 marzo – Martina Franca (TA) – Undercover;
Venerdì 13 marzo – Barcellona Pozzo di Gotto (ME) – Perditempo;
Sabato 14 marzo – Guagnano (LE) – Arci Rubik;
Venerdì 27 marzo – Fucecchio (FI) – La Limonaia;
Domenica 29 marzo – Terlizzi (BA) – MAT Laboratorio Urbano.

Credito foto: Ufficio stampa

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