Onstage

Lucio Battisti come non lo avete mai sentito: «Era un rivoluzionario»

Venerdì 29 settembre esce l’attesissimo Masters di Lucio Battisti, un cofanetto (Sony Music) che contiene 60 brani estratti dai nastri analogici originali restaurati e rimasterizzati a 24bit/192KHZ. Un’occasione imperdibile per riascoltare il repertorio del grande cantautore come non lo avete mai sentito e un modo per concentrarsi su quello che probabilmente era il più grande talento di Battisti: la ricerca del suono, spesso innovativa per i suoi tempi. Tutto il lavoro svolto per dar vita a un progetto così ‘certosino’ è stato raccontato in conferenza stampa da storici collaboratori di Lucio, da Franz Di Cioccio a Alberto Radius, passando per Geoff Westley e Gaetano Ria.

A spingere la Sony a realizzare un lavoro tanto minuzioso è stato, del resto, proprio il fatto che – in tutti questi anni – i collaboratori di Battisti hanno speso tantissime parole proprio sulla sperimentazione sonora del cantautore. Battisti era produttore di se stesso, cercava un suono per i suoi dischi che non fosse casuale, in modo assolutamente rivoluzionario.

Battisti produttore di se stesso. «Sapeva come lavoravo con gli artisti – ha raccontato Gaetano Ria, tecnico del suono – ma lui, a differenza di tutti gli altri, era produttore di se stesso, tranne forse quella volta che andò a registrare a Londra». «Quando è venuto da me – racconta Wesley – non sapevo nulla della musica italiana, per me era solo un altro lavoro. Non sapevo neanche che suonasse la chitarra, e infatti ha accettato tutti i musicisti che gli proposi. Per due mesi non ha mai sentito il bisogno di farmi capire quanto lui fosse importante in Italia, l’ho scoperto dopo».

L’assoluta libertà lasciata ai musicisti. «Ognuno di noi interveniva in un secondo momento. – ha spiegato Radius – A volte diceva ‘Facciamo così’, altre volte lasciava completa libertà, soprattutto sugli assoli. Difficilmente interveniva in maniera drastica». «Pensate – ha aggiunto Di Cioccio – alla batteria su Emozioni. Per un musicista, è una grandissima responsabilità. In Dieci Ragazze, se ci pensate, il finale è composto da un colpo di cassa. Un errore. Ma questa era la sua magia: non è esistito un altro artista che tiene nell’album le tue cazzate. Lui le teneva perché facevano parte di quella giornata, di quella felicità».

Battisti: curiosità e sperimentazione. «Amava la musica straniera. – ha raccontato Ria – Gli piaceva. Si isolava e voleva capire il perché di un determinato suono. Mi raccontò ad esempio di essere impazzito per Shock The Monkey di Peter Gabriel. Era incuriosito». «Rubacchiava anche, ma in senso buono. – ha aggiunto Radius – Un giorno io, Mogol, Lavezzi e lui andammo a Londra per fare un disco. In una vetrina abbiamo visto uno strumento, una specie di lavatrice bianca che emetteva strani suoni, che non avevamo mai ascoltato prima. Volevo comprare quello strumento, per cui chiamai a casa per farmi mandare i soldi. Quando tornai lì dopo tre giorni, mi dissero che l’aveva già comprato lui. Occhio di falco!».

Un unicum nella storia della musica italiana. «Battisti è la melodia italiana fatta in una certa maniera. – ha concluso Ria – La gente non lo dimentica. Come io non dimenticherò mai quello che ho provato lavorando con Battisti».

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