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Mattia Donna & La Femme Piège: «Abbiamo imparato molto da Mimì»

Si parla molto, in questo periodo, della pellicola Io Sono Mia, il biopic ispirato alla vita di Mia Martini e diretto da Riccardo Donna. Al cinema il 14, 15 e 16 gennaio (e poi a febbario in onda su Rai1), il lungometraggio vede Serena Rossi nei panni dell’iconica artista – di cui ha reinterpretato anche alcuni brani – mentre la colonna sonora è stata affidata ai Mattia Donna & La Femme Piège, che hanno realizzato musiche originali ma che hanno anche dovuto dare una veste musicale – a suo modo inedita – alle canzoni di Mia Martini, cantate stavolta dalla voce di Serena Rossi. Una sfida, indubbiamente, che per i Mattia Donna & La Femme Piège segue i progetti di Fuoriclasse, Nero Wolfe e La Strada di casa, fiction di cui hanno curato la produzione artistica dell’intera colonna sonora. Per Io Sono Mia, i ragazzi si confrontano dunque per la prima volta con il grande schermo. Ne abbiamo parlato con Mattia Donna.

Ciao ragazzi, partirei subito dalla colonna sonora di Io Sono Mia. Ho letto un po’ del lavorone che c’è stato dietro. Mi raccontate qual è stato il vostro approccio all’intero progetto?
Abbiamo tentato di fare tutto il possibile per rendere giustizia a Mimì e alla sua musica. È stato un lavoro molto difficile guidato dall’amore e dal rispetto. È un onore aver avuto la possibilità di partecipare a questa incredibile avventura.

Il progetto contiene musiche originali e riadattamenti. Iniziamo dalle musiche originali, come ci avete lavorato e con quale idea in testa?
Le musiche originali sono composte sulle scene. Con le musiche cerchiamo di accompagnare Mimì nei suoi ricordi, nelle varie fasi della sua vita. Il film copre un arco temporale che va dal 1970 al 1989. Anche le musiche originali, in parte, seguono questa regola.

Il riadattamento delle canzoni di Mia Martini, mi pare di capire, è stato invece un lavoro più complicato. Qual è stata la sfida più grande da affrontare?
È stata tutta una grande sfida dal primo all’ultimo istante. Non puoi permetterti leggerezza se devi rendere omaggio ad un’artista come Mia Martini. Non avevamo niente, nessuna partitura, nessuna indicazione precisa: solo il nostro orecchio e un grande rispetto per il progetto. Da produttore artistico ho voluto ricostruire i brani ridando loro un suono originale, il loro essere vivi, suonati, imperfetti ma unici. Solo in alcuni rarissimi casi mi sono permesso di cambiare alcuni suoni ormai troppo datati e sto pensando solo ai brani degli anni ’80, ma sono dettagli davvero minimi, forse me ne accorgo solo io. Oltre a questo c’è una grande squadra che ha lavorato con tutta la passione possibile. Abbiamo studiato molto, riprodotto le tecniche di registrazioni delle varie epoche, abbiamo recuperato a nostre spese riverberi, microfoni, nastri e un’infinità di strumentazione introvabile. Abbiamo usato musicisti straordinari come Giancarlo Bianchetti, Pierluigi Mingotti, Bati Bertolio, Ivano Zanotti e Aurelio Zarrelli. Questi sono solo i principali, sarebbe impossibile nominare tutti, la squadra musicale era davvero numerosa.

Che tipo di lavoro ha invece svolto in questo senso l’ingegnere del suono?
Andrea Toso ed io (Mattia Donna) lavoriamo con Gianluca Gadda da moltissimi anni. Il suo lavoro è stato fondamentale. Come sempre d’altronde. A lui dobbiamo moltissimo. Quando diciamo La Femme Piège, pensiamo ad una famiglia o ad una specie di banda di pirati che si difende come può in quest’epoca ingrata. Quel nome, La Femme Piège comprende indubbiamente anche Gianluca Gadda che non è solo l’ingegnere del suono, ma fa parte del cuore pulsante del progetto ed è un artista insostituibile oltre che un amico e un maestro.

Alla fine, il vostro è stato un viaggio non solo nella musica di Mia Martini, ma in una specifica epoca musicale italiana. Che tipo di riflessioni artistiche si porta dietro un lavoro del genere?
Un viaggio che non ha fatto altro che confermare la totale diversità con quel mondo incredibile e il mondo musicale sterile di oggi. Le riflessioni artistiche sono riflessioni di amarezza e di tristezza. Oggi abbiamo perso tutto. Avevamo grandi talenti, interpreti, compositori, autori ecc… E oggi? Cosa c’è oggi? Ci sono solo terribili programmi televisivi. Mancano totalmente gli artisti perché non viene data loro la possibilità di sopravvivere. Questo è un paese che ha perso la sua cultura musicale. Siamo caduti troppo in basso. Questo mi ferisce profondamente. “L’artista non deve integrarsi! L’artista è un anticorpo che la società si crea contro il potere! Se gli artisti si integrano ce l’abbiamo nel culo!”. Questo diceva Fabrizio De André. Parole illuminanti e profetiche.

Quanto è stato difficile (o stimolante) creare una cornice musicale attuale di un’icona come Mia Martini?
Difficile, stimolante, straordinario e unico. Un grande atto d’amore e di rispetto. Abbiamo imparato molto da Mimì, spero davvero di essere riuscito a renderle giustizia. Noi abbiamo dato il massimo. Il giudizio sul nostro lavoro spetta agli altri.

Il vostro progetto nasce specificamente per la realizzazione di colonne sonore. Com’è nato e cosa vi ha spinto verso questa direzione?
Noi arriviamo dalle canzoni non dalle colonne sonore. In parte io provengo da un famiglia di registi, osservo questo mondo da quando sono bambino. Un giorno di dieci anni fa ci hanno mostrato la porta d’ingresso, Andrea Toso ed io l’abbiamo attraversata e ci siamo lanciati in questa avventura. Così è nato il progetto Mattia Donna & La Femme Piège, ma non ci occupiamo solo di musica per immagini.

Serie tv, fiction e ora cinema: quali sono le differenze nel tipo di lavoro?
Ci sono indubbiamente grosse differenze. Ma credo che in fondo noi affrontiamo un po’ tutto con lo stesso spirito. Per noi è importante crescere, continuare a sperimentare, lavorare sulla composizione e sulla costruzione del sound. L’obiettivo è cercare di creare uno spazio artistico che sia nostro, non condivisibile con altri. Quindi non è importante a cosa lavori ma quanto riuscirai ad essere fedele all’idea che hai di te stesso in qualunque situazione tu possa trovarti.

Avete un sogno nel cassetto in questo senso? Su cosa vi piacerebbe mettere le mani?
La nascita di una casa di produzioni musicali nostra e l’uscita di album di canzoni inedite. Al momento stiamo lavorando alla composizione delle musiche per La strada di casa 2, la seconda stagione della serie tv di Rai Uno, una produzione Rai Fiction e Casanova. Finito questo lavoro, chissà … tutto è possibile.

Com’è stato, invece, lavorare con Serena Rossi?
Non dimenticherò mai il momento in cui Serena ha varcato il cancello del nostro studio. Una ragazza semplice, diretta e con grandi valori. Mi ha colpito all’istante. Serena Rossi è un talento raro. È una grande cantante ed è una grande attrice. Il suo lavoro su Io sono Mia è davvero straordinario. Tutti noi abbiamo lavorato per darle il meglio. Lei ha saputo convincerci tutti, non parlo solo di noi compositori: ci ha trasmesso il grande amore che lei prova per Mimì. In qualche modo questo amore è diventato anche nostro. Spero un giorno di poterle produrre una canzone inedita. Una di quelle vere, come si faceva una volta, una canzone vera come quelle di Mia Martini.

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