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Michael Stipe a Roma: dai REM all’arte fotografica

No, i REM non suoneranno più insieme”. Ospite del Museo Maxxi di Roma per la presentazione del suo nuovo libro di fotografie e commentare l’uscita del singolo Your Capricious Soul, Michael Stipe cancella ogni possibile speranza di reunion della band di Athens.

Resta serio mentre lo dice, e la grande domanda che molti giornalisti fan accorsi alla conferenza stampa speravano di veder risolta con un sorriso ammiccante, si spegne rapidamente. Non ha nessun interesse a riprendere il discorso R.E.M., Michael Stipe: oggi si dedica ad altro. L’arte fotografica, da sempre sua grande passione e modalità espressiva, e la musica come solista a fini politico-sociali. Ringrazia l’amica Patti Smith per tutto quello che è stata ed è per lui, e sorride mentre dichiara che fotograferebbe volentieri Thom Yorke e Dave Gahan in un prossimo libro. Ma prima di tutto è battagliero con le sette note, Michael Stipe. “Il cambiamento è generazionale: voglio trasmettere il modo in cui si vede il mondo. È interessante vedere come l’approccio sia cambiato a livello degli anni, soprattutto a livello di percezione personale”, racconta il cantante.

Essendo sempre stato molto indipendente musicalmente, per Michael Stipe è naturale riflettere su questo concetto, esplorarlo e raccontarlo in tutte le sue forme artistiche. “L’indipendenza è parte della metodologia dell’essere americano. Sono orgoglioso di esplorare modi più indipendenti per arrivare alle persone nel mondo”, spiega pacato l’artista. La raccolta fotografica Our Interference Times: a visual record (Damiani, 2019), è un “disco per immagini” realizzato assieme allo scrittore a Douglas Coupland è una continua interrogazione visuale su come la cultura analogica interagisca con la cultura digitale.
Ma soprattutto continua ad essere una maniera di restare al di sopra delle parti pur esprimendo fortemente il proprio giudizio, ed è impossibile ignorare il ritorno alla musica di Michael Stipe. “La musica per me è un’arte visiva, vedo un film quando ascolto qualcosa che mi piace. Le mie canzoni per questo sono narrativa: regalo immagino che si inseriscono all’interno di un paesaggio”.

Il singolo a sorpresa di Michael Stipe, e il modo peculiare di presentarlo rendendolo ascoltabile solo attraverso il suo sito, hanno deviato la discussione dal libro. Ma è sempre l’indipendenza artistica, umana, personale a guidarlo. “È per questo ho deciso di fare uscire il singolo solo sul mio sito, al di fuori delle piattaforme maggiori e popolari che sono disponibili. Spero che questo mio gesto possa gettare luce sul fatto che l’indipendenza sia fondamentale”. Poco dopo approfondisce il concetto: “Non sono uno stupido, mi rendo conto che vorrei che il mio modo di lavorare arrivasse a più persone possibili. La musica arriverà anche alle altre piattaforme ma volevo tenere un punto: per me è importante che sia indipendente, è una scelta, è un messaggio. Siamo in grado di controllare la nostra indipendenza. Tutti i proventi generati dal singolo e da altra musica nel corso di un anno andrà a Extinction Rebellion. Dopo il primo anno passeremo su altre piattaforme, ma sono orgoglioso di dare una mano ad un’organizzazione in cui credo. Devo calibrare il termine: non è un’organizzazione ma un movimento, una comunità filosofica che si muove verso il cambiamento” chiarisce Stipe. Il suo attivismo è reale, impegnato in quello che sa fare: c’è chi scende nelle piazze, chi sostiene con le canzoni.

E di canzoni di Michael Stipe ne arriveranno altre, promette, non tanto presto: da solista, certo, ma per un album c’è tempo. “Ti dico di non aspettare: arriverà. Ti suggerisco di non trattenere il respiro e goderti il viaggio” ribadisce, con un mezzo sorriso, rivolgendosi al giornalista che aveva articolato la domanda. E mentre osserva con i grandi occhi azzurri guizzanti la pletora di telefonini che ogni tanto si alza a catturare in video una dichiarazione, ha tempo anche per dire la sua sui social.

Se lo cercate su Instagram non c’è. “Stare su Instagram è un lavoro a tempo pieno e per 3 volte ho rinunciato a questo lavoro. Non mi piace come i social mi spingono ad essere nella vita sociale tutti i giorni. Non sono mai stato su Twitter. E non mi piace il modo in cui il presidente americano Donald Trump lo utilizza da due anni”. L’accenno politico serve anche a dare spazio alla questione delle elezioni presidenziali, ma per Michael Stipe è troppo presto per discutere di sfidanti, non è ancora convinto che ci sia qualcuno in grado di portare un cambiamento radicale. Ci tiene però a non fare il vecchio trombone anti-social: “Una precisazione: amo la tecnologia, non sono contro. Non mi piace l’atteggiamento manipolatorio dei social media, ai miei amici dico di prendere le distanze da questo atteggiamento”.

Arianna Galati

Foto di Amazon

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