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Michele Bravi: «Aspettatevi sorprese e grandi novità per i concerti di novembre»

È stato un anno ricco di emozioni e soddisfazioni per Michele Bravi, che dopo gli ottimi riscontri ottenuti grazie all’album Anime di carta è pronto a portare le sue canzoni, quelle nuove ma anche qualche pezzo un po’ più datato, in giro per l’Italia. I concerti partiranno da Firenze il prossimo 3 novembre e, per provare a farci svelare dal diretto interessato qualche anticipazione, abbiamo interrotto per qualche minuto i preparativi dell’Anime di carta Tour – Nuove pagine.

Come stanno andando le prove in studio? Sto facendo le ore piccole ma in realtà mi sto divertendo un casino. È la prima volta che curo così tutti i dettagli. Sai una cosa? Per fare il disco ci ho messo 3 anni, volevo che tutti i suoni fossero giusti. Nel momento in cui vai dal vivo cambiano mille cose, e quindi stiamo riaggiustando, riarrangiando, rivedendo tutto. Mi hai beccato proprio in piena fase di lavorazione. La dimensione dell’album è molto strana, perché quando lo ascolti deve essere tutto giusto, sei veramente solo tu davanti al suono. Quando invece sei sul palco, con gli altri musicisti, in base a come ti muovi canti in una maniera diversa e tutta l’energia dei pezzi deve essere controllata o potenziata, bisogna capire come reagiscono le persone.

Che differenza ci sarà tra questi concerti e le anteprime? Durante le due anteprime mi sono divertito molto, ma sono stato un po’ più sulle mie: erano legate ad uno specifico disco, ovvero Anime di carta, stavolta la scaletta sarà più particolare. Ci sono delle canzoni a cui ho dovuto rinunciare, altre che invece ho rispolverato dal mio vecchio repertorio, qualche cover, son proprio curioso di vedere quello che verrà fuori.

Hai parlato del tuo repertorio: i brani li hai lasciati com’erano o li hai rivisti? In alcuni casi li ho rivisti. Ovviamente ci sono canzoni che non voglio toccare, come Il diario degli errori, e che ho bisogno che rimangano così perché in quella versione mi hanno già portato tanta fortuna, mentre altri pezzi li sto rimaneggiando in maniera totale.

C’è qualche artista che ti ha ispirato dal punto di vista live? Sto studiando, anche per mio interesse personale, la struttura di uno spettacolo elettronico, e ho deciso di sfruttare l’illuminotecnica e non oggetti di scena: quando hai delle suggestioni sonore e visive ognuno ci vede un po’ quello che vuole, mentre se io mi metto addosso un oggetto tu legherai sempre quell’atmosfera a quel tipo di visione. Io vorrei creare tanti tipi di visione, e appunto sto studiando, da Jack Garratt in poi.

Che riscontro hai avuto dopo le anteprime? Io mi sono molto stupito: quando esce un album ci sono delle canzoni a cui le persone si affezionano di più e altre che vengono capite di meno. Dal vivo invece quando vedo la gente che canta tutti i testi, anche di pezzi che pensavo fossero più ostici, mi dà sempre una grossa carica. Non voglio che si replichi la scaletta dei due concerti di maggio e c’è questa piccola nota in più: eseguirò dei brani inediti che non ho mai cantato, saranno quattro (o più, non lo so ancora) momenti particolari. È un po’ un rischio se vuoi, perché tendenzialmente le persone dal vivo hanno bisogno di riconoscersi immediatamente nelle canzoni. Voglio fare un tentativo: i pezzi che presenterò sono molto acidi, hanno una struttura particolare come sonorità e come scrittura. E sono stati pensati proprio per essere cantati dal vivo.

Com’è il pubblico dei tuoi concerti? Ho sempre notato una grossa partecipazione, che per me è un “problema” perché ogni tanto ho difficoltà a ricordare i testi, e ogni volta che sbaglio invento parole a caso. Almeno ho la scusa che ho riadattato le canzoni per il live (ride ndr)! Il fatto che la gente canti è molto importante. Le persone pensano che i live siano uguali ma non è così, cambia in base alle persone che hai davanti, alla partecipazione che crei. Ogni concerto è come un duetto silenzioso: io se ho davanti una persona che partecipa a quello che sto facendo (non per forza con la voce) sono portato a cantare in un certo modo. Se c’è rigidità invece mi pongo diversamente.

E cosa ne pensi dei tanto discussi smartphone durante i live, ce ne sono tanti? Sai che è una cosa che non ho mai notato? Io guardo le facce delle persone, quindi se vedo che qualcuno è distratto anche il mio sguardo scivola via. In concerto sarò io stesso a richiedere attenzione perché lo spettacolo è basato anche sul colpo di scena, e spero che il pubblico non abbia l’esigenza di fissare tutto sul telefono. Io che sono una persona che pubblica foto e video come se non ci fosse un domani, spero di poter fornire grazie al mio staff contenuti sufficienti su Facebook, in modo che la gente possa pensare solo a godersi lo spettacolo.

Arianna Ascione

Foto di Fabio Izzo

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