Onstage

Mostro: «In Sinceramente Mostro racconto il mio presente»

Mostro è tornato. Lo ha fatto con Sinceramente Mostro, lo ha fatto a sorpresa, piazzandosi immediatamente al primo posto delle classifiche di iTunes e Deezer. Si tratta del suo settimo disco, tutti pubblicati sotto Honiro Label, la cui produzione musicale, anche questa volta, è targata Prod By Enemies. Per il momento, si tratta di una release esclusivamente digitale, dal 27 marzo in copia fisica.

Sinceramente Mostro è un disco maturo, come lui stesso racconta, dove per la prima volta non pensa a ciò che stato, ma a ciò che è, con un occhio al futuro. Lo stile resta quello inconfondibile di un artista che, dall’ormai lontano 2014, porta avanti la sua idea di musica, senza mai snaturarsi, al massimo scommettendo su se stesso, dimostrando a tutti cosa sa effettivamente fare – “Il diavolo cambia forma, a volte rappa d’amore, oppure scrive ‘sta bomba”, canta fiero in Tu non mi conosciIn 12 tracce Mostro racchiude tutta la sua essenza, pregi e difetti, forte di una piena consapevolezza di sé. La stessa consapevolezza che sfoggia raccontandoci il suo nuovo lavoro, la stessa che gli permette di affrontare l’imminente The Warriors Tour – che partirà dal Fabrique di Milano, il 19 aprile – con l’atteggiamento di chi crede fortemente in quello che fa e che, alla nostra domanda sul tour, risponde orgoglioso con un «per me è ‘na bomba!».

Il disco si apre con Nuova luce, cosa c’è di nuovo in Sinceramente Mostro, rispetto al passato?
È un disco che ho voluto scrivere con un altro approccio. È la prima volta che parlo del mio presente e guardo al mio futuro, mentre nei dischi vecchi la mia ispirazione veniva dal mio passato, da quello che mi era successo, da una voglia di rivalsa. A 27 anni, dopo aver fatto tutto quello che ho fatto, ho pensato che fosse il momento di raccontare il mio presente, perché è proprio fico quello che sto vivendo adesso. Il disco ha questa mentalità, non c’è la voglia di metterci la tristezza e la rabbia che avevo prima, perché non ce le ho. Ho voglia di raccontare le cose belle che mi stanno succedendo, per questo si tratta di una Nuova luce.

In Più ci provo più sbaglio canti “Ho provato a cambiare, ma più ci provo più sbaglio”. Cos’è che proprio non riesci a cambiare?
Ho spesso pagato il mio carattere, più che le mie scelte artistiche. E anche se nel disco punto a guardare avanti, voglio essere sincero anche nelle mie ricadute e ammettere che, anche oggi, ci sono quei giorni in cui mi sveglio e dico cavolo, sto riuscendo in quello che voglio? Sto facendo bene?», quindi ho trovato giusto raccontare anche questa parte di me in questo percorso.

Nel corso della tua carriera hai mantenuto uno stile unico e riconoscibile, pur non disdegnando brani che, ogni tanto, si discostassero da quello che il tuo pubblico poteva aspettarsi, come nel caso de La città
Il mio obiettivo finale è quello che mi venga riconosciuto il fatto che sono in grado di fare tutte queste cose diverse. La mia intenzione è quella, di emergere come un artista in grado di fare La città o Cani bastardi. Ho voluto che La città uscisse come singolo perché sento la necessità di essere ‘solo’ artisticamente, non voglio che la gente mi preceda: sapevo che le persone aspettavano un certo tipo di rap da me, con un certo tipo di beat, più martellante, più aggressivo; io, invece, ho sempre bisogno di fare quella cosa che mi faccia essere ‘solo’ nella mia scelta, perché voglio che siano le persone a seguirmi e non io a seguire le persone. Nei dischi precedenti, nell’era in cui tutti facevano la trap colorata, tranquilla, col ritornellino, magari arrivavo io con Ogni maledetto giorno, un brano super pesante, con trecentomila rime. Ora che tutti si aspettavano quello, sono io che ho deciso di cambiare nuovamente.

Possiamo dire che non ti piacciono i compromessi…
La mia musica vive di emozioni forti, se non ci metto una componente reale dentro non riesco proprio a trovare un compromesso.

In Un po’ depresso racconti la battaglia che conduci ogni giorno contro il mondo là fuori
È il pezzo di cui sono in assoluto più fiero, per un motivo mio personale, perché sono finalmente riuscito a dare un senso a quelle giornate acide e inutili che contraddistinguono la mia vita, soprattutto quando sono in una fase produttiva iniziale di un disco. Sono quelle giornate in cui vado a dormire che mi rode il culo, sono stanco, depresso e mi sveglio il giorno dopo con la stessa identica sensazione. È un loop continuo che non mi fa essere produttivo, sto a casa, non faccio nulla a guardare programmi osceni. Prima di farci una canzone era una cosa che mi distruggeva, adesso invece ho dato un nome alla cosa e sono veramente fiero di questa canzone, come se non l’avessi fatta io.

Memorie di uno sconfitto pt.2, si tratta forse del pezzo più conscious del disco
Sì, si tratta del pezzo più deep, di quello più intenso. In realtà, è la prima volta che ne parlo, avrei da dire un milione di cose. È uno di quei brani che io stesso devo assimilare, devo capirlo bene anch’io. Da due tre anni avevo questa voglia di fare un brano dove racconto di me che corro, che attraverso le varie fasi della mia vita, attraverso le stagioni. Un giorno poi sono riuscito ad agganciarmi a questa cosa e l’ho portata avanti. Il brano racconta la mia vita attraverso questa corsa e la particolarità è che più si va avanti, più la corsa diventa veloce e tutto comincia ad essere più vago. All’inizio del brano, l’estate, sono piccolo, sono calmo e ci sono più punti di riferimento, poi è tutto più confusionario.

Nostradamus, invece, è un pezzo molto tecnico, una dimostrazione di stile
In ogni disco che faccio, cerco di mettere un pezzo dedicato al rap, che parli delle rime, perché io sono mega fan di questo genere e ho una mentalità molto rap. Non ho iniziato un anno fa, la sento da 15 anni e quindi ho una cultura al riguardo. Nostradamus è un’idea concreta di rap, del fan del rap che vuole portare avanti il genere. Quando parlo della tomba dell’hip hop lo faccio perché qualcosa è cambiato, ma…ci sono io.

Quello con Gemitaiz in Britney nel 2007 è l’unico featuring del disco (se escludiamo la partecipazione straordinaria di James Honiro, con un messaggio vocale in Un po’ depresso, ndr), quando avete deciso di collaborare?
Quando due artisti decidono di collaborare è perché c’è rispetto reciproco, fondamentalmente. Gemitaiz lo conosco da tantissimo tempo, sono anni che ci incontriamo, ultimamente ci siamo ribeccati durante alcune date del tour di MadMan. Io avevo questo pezzo, che ritenevo giustissimo per lui – anche perché si è tatuato proprio la Britney del 2007 – gli ho fatto «frate’, dobbiamo farlo per forza» ed è andata. La wave è quella dei primi 2000, volevo fare un salto nel passato, una roba molto MTV.

Non posso esimermi dal farti una domanda sui concerti che ti aspettano ad aprile, si tratta di venue importanti. Come ti stai preparando?
Sembrerà banale, ma mi ci sto preparando cercando di essere sempre super carico. Per me è fondamentale credere tantissimo nelle cose, non arrivo alle date con delle insicurezze. Stiamo già facendo le prove, «per me è ‘na bomba», saliamo sul palco con chitarrista, bassista e batterista, ci sono pezzi che verranno suonati con una potenza incredibile. Poi il live avrà anche un aspetto più intimo, si va davvero in tutte le direzioni, sarà proprio un bello show.

Felice Ragona

Foto di Roberto Panucci

Commenti

Commenti

TROVA CONCERTI