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MYSS KETA

M¥SS KETA, Una vita in capslock: «Una discesa verso gli Inferi»

Il 20 aprile esce per Universal Music/La Tempesta il primo vero album di M¥SS KETA, Una vita in capslock. Dopo aver conquistato una buona fetta di pubblico con i primi singoli (Milano sushi e coca e Burqa di Gucci, per citarne un paio) per la “sacerdotessa della notte” milanese è arrivato dunque il momento di confrontarsi con il mercato discografico e con una vera e propria tracklist.

Prodotto da producer di tutto rispetto – tra cui RIVA, Populous, Clap Clap, Bot, Zeus! e H-24 – Una vita in capslock vanta anche la partecipazione di Birthh ai cori e il sax di Adele Nigro in Ultima Botta a Parigi.

«La realtà supera sempre la fantasia. – racconta M¥SS KETA – Non mi sarei mai aspettata di arrivare fino a questo punto. Anche se, lavorando all’album, ci stavamo rendendo conto di avere tra le mani un buon lavoro e di stare assistendo ad una bella evoluzione. Il fatto che dietro ci sia la Universal testimonia propria che stavamo lavorando bene. La vita ti riserva molte sorprese».

M¥SS KETA ci tiene comunque a dire che l’egida di una casa discografica non ha per nulla modificato le intenzioni del progetto, «le ha solo approfondite. I temi sono gli stessi – spiega – e anche il modo di approcciare la realtà. Forse in questo album mi concentro sulla parte interiore, ma tutto quello che accade lo prendo, lo elaboro all’interno e poi lo butto fuori con il mio stile».
Non mancano di fatto citazioni e continui riferimenti, soprattutto a stereotipi tipici degli anni ’80 e ’90 («Le vedo come metafore dell’epoca moderna – precisa M¥SS KETA – gli yuppies esistono ancora, solo che ora sono figure che ci dicono come comportarci. Per me sono dei simboli») e tanto pop, la «base dell’estetica del mio immaginario» sentenzia l’artista.

Eppure, M¥SS KETA senza tanti giri di parole ammette che Una vita in capslock è un album «scuro, interiore»: «Le sonorità ci hanno portato a guardarci dentro – chiarisce – non a guardare verso l’esterno. Una discesa verso gli Inferi, perché in questo modo vengono a galla tutte le proprie fragilità. Il bello però è che alla fine si risale sempre verso il Paradiso. L’ultima traccia è il tocco di luce finale».

Non ama le definizioni, tuttavia, M¥SS KETA. Si definisce «una donna di spettacolo, uno spettacolo di donna», ma precisa che le «definizioni sono una gabbia» da cui vorrebbe uscire e che «ribellarsi a se stesse è la vera ribellione». Non a caso, i live che ha davanti – giura – saranno un tripudio di ribellione (appunto) e punk.

«Il livello performativo sarà di assoluto sfogo. – conclude – Ci sono io sul palco con le ragazze di Porta Venezia. I miei live sono stati sempre punk e stavolta stiamo pensando a come metterlo in scena. Penso che sarà una performance live con un dj con le basi e tanti effetti visual».
E, sulla maschera, assicura che magari in futuro potrebbe rivelare la propria identità: «Al giorno d’oggi chi non porta la maschera? – commenta – Quante maschere ognuno di noi ha dentro il cassetto? Io semplicemente ve la mostro».

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