Onstage
James-Arthur

Naked, James Arthur: «Canto la mia vulnerabilità»

Per la sua prima volta nel nostro paese, James Arthur sceglie il palco della finale di X Factor Italia. Una sfida non facile, perché James torna un po’ alle origini: ospite internazionale, ma nello stesso tempo alleato dei finalisti italiani, con cui ha duettato (nessuno escluso) nella prima fase della serata finale del programma. Per chi non ha mai sentito parlare del cantautore britannico, James ha fatto il salto dopo la vittoria della nona edizione di X Factor UK nel 2012: prima – ce lo racconta lui nella sede italiana della Sony – James non aveva «soldi né management». Aveva solo una chitarra e tante canzoni nel cassetto.

«Per farcela nel mondo della musica servono politiche e un certo sostegno economico. – confida senza mezzi termini – Per me X Factor era quindi l’unico percorso a disposizione e, nel mio caso, ha funzionato».

Non senza turbolenze, perché James è un artista fragile, come le sue canzoni. E, uscito dal talent, ha spesso perso l’equilibrio imparando, tuttavia, molte lezioni.

«Dopo X Factor, la mia carriera è stata un po’ come le montagne russe, piena di alti e bassi, ho vissuto una fase tumultuosa. – racconta – Secondo me, molta gente non si aspettava che io tornassi dopo tutte le avversità che ho attraversato nelle prime fasi della mia carriera. Sono invece tornato, e con musica sincera».

Il nuovo singolo di James, che fa da apripista all’album in uscita nel 2018 (non si sa ancora la data precisa), si intitola per inciso Naked (Nudo), ed è per Arthur una vera dichiarazione di intenti.

«Naked è una canzone che, come altre, rappresenta la mia vulnerabilità. – ci spiega James – Dimostra l’artista che sono. Voglio arrivare alle persone, soprattutto a quelle che possono immedesimarsi. Persone con difficoltà, con problemi psicologici, che soffrono per amore. Naked parla di cosa voglia dire sentirsi emotivamente vulnerabile e della necessità di mettersi in gioco davanti agli altri».

Scritta da Max Martin e Johan Carlsson, Naked non è tuttavia assolutamente rappresentativa della musica che James ci farà ascoltare a breve.

«Quest’anno mi sono concentrato sul live, sono stato in tournée con gli One Republic per tre mesi quest’estate, poi sono stato in Europa e in Giappone. Ho appena fatto un tour nei palazzetti nel Regno Unito. – continua il cantautore – Avevo sempre con me la chitarra, buttavo giù qualche idea, ma non mi sono concentrato sulla scrittura, non ci sono state delle writing sessions per scrivere nuovo materiale. Naked è stato scritto durante una settimana a Los Angeles ed ero indeciso se pubblicare qualcosina o chiudermi in silenzio stampa fino all’anno prossimo. Alla fine, ho deciso di far uscire questo brano. Non credo però che sia rappresentativo del prossimo album, in cui vorrei fondere tutte le mie influenze musicali. Il gospel, il rock, l’hip hop, la house. Non mi piace che mi vengano attribuite delle etichette, mi piace anzi uscire dai confini di genere. Il disco non sarà simile ai precedenti, anzi penso che mancheranno le ballad mid-tempo, che finora hanno rappresentato la mia scrittura».

E James sta indubbiamente scrivendo (tra gli autori con cui sta collaborando spicca proprio Ryan Tedder degli One Republic), per quanto si dica bisognoso di altri mesi per perfezionare i brani. Nell’album che verrà ci sarà comunque, indubbiamente, il riflesso delle ombre che per un po’ hanno dannato il cantautore. «Sono molto sincero in questo disco – specifica – parlo delle cose che mi sono successe, delle dipendenze. Le mie canzoni in effetti prendono spesso una piega molto cupa, però c’è sempre un comune denominatore, che è la speranza. Le avversità vanno superate, c’è sempre la luce alla fine del tunnel».

La luce, per James, è stata la musica («Ho avuto un esaurimento nervoso, ho sofferto di ansia e depressione. – racconta apertamente – Ho avuto un atteggiamento autodistruttivo, perché non ero preparato a gestire questa notorietà che mi è arrivata addosso dal giorno alla notte. Per questo atteggiamento ho perso il contratto discografico. A quel punto, mi sono concentrato sulla musica e ce l’ho fatta»), ma il cantautore non se la sente, alla fine, di pontificare su argomenti così delicati ed elargisce consigli umili e molto umani.

«La musica per me è catartica, è terapeutica per la mia ansia, ma sono fortunato ad avere la musica come contesto in cui liberarmi dei miei fardelli. – conclude – Non me la sento di dire che ascoltando una canzone passa tutto, ma posso dire che è importante trovare una strada in cui canalizzare i propri problemi. Create qualcosa, siate creativi, abbiate un progetto. E, se ne avete la possibilità, parlatene. Apritevi».

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