Onstage

Negramaro: Saremo eternamente grati ai nostri fan

Abbiamo intervistato i Negramaro alla ripresa del Casa69 tour, dopo il successo ottenuto nella tournée autunnale.

Cosa vi piace portare dei vostri percorsi personali nei dischi dei Negramaro? E nei live?

Andrea: La mia formazione musicale è maturata tantissimo negli ultimi anni. Sono partito dal pianoforte, studiando musica classica, per poi passare ai synth e all’elettronica, visto che questo genere musicale sta portando un grande cambiamento. È importante contaminarsi, io per primo mi faccio portavoce di questa esigenza: continuo a ricercare nuove formule, nuove soluzioni dal punto di vista dell’arrangiamento, dell’editing, della programmazione. In Casa 69 ho usato molti più suoni sintetici rispetto ai dischi precedenti. Fin dai provini, è cambiata la maturazione sonora del disco.
Danilo: Ai concerti è sempre una festa. Dalla mia prospettiva il pubblico è lì, di fronte a te, e si muove in un momento di gioia, dolore e divertimento. Mi piacerebbe essere in una posizione ancor più elevata, per avere una visuale ancor più ampia della platea, perché io alla batteria, al contrario dei miei compagni, non posso spostarmi. Li invidio un po’, perché possono andare in giro per il palco, ma dalla mia prospettiva ho sempre i nostri fan davanti agli occhi.

Nella fase della scrittura del disco, come componete i pezzi? Cosa avviene nello studio dei Negramaro?

Andrea: Avendo Giuliano un grande talento cantautorale, abbiamo sempre cercato di rispettare questa sua natura. Per i Negramaro è fondamentale seguire questo approccio, con un punto di partenza da cui costruire poi il resto. Abbiamo sempre cercato di tutelare questo metodo, con Giuliano alla scrittura delle canzoni, magari anche solo chitarra e voce o piano e voce, anche con un provino registrato su un computer, come fosse uno schizzo per un quadro che viene dipinto nel tempo con l’aiuto di tutti i Negramaro. Una volta pronto il demo, ci dedichiamo a immaginare le sorti della canzone. Anche dal punto di vista dell’arrangiamento, perché ognuno apporta le proprie idee.
Danilo: Le nostre canzoni hanno già metrica e ritmica ben definite, che seguono la linea vocale di Giuliano. Oltre a tradurla, personalmente cerco di mediare tra la moltitudine di sfumature che ha la sua voce, e racchiudere nella cellula ritmica il tempo che regge il brano. La chiave è sempre la linea vocale, il mio compito è tradurla con un tamburo.

Ho letto molte storie sulla nascita del gruppo. Qual è la verità? Come sono nati i Negramaro?

Danilo: Siamo stati noi sei fin dall’inizio (oltre a Giuliano Sangiorgi, Danilo e Andrea, ci sono Emanuele Spedicato alle chitarre, Ermanno Carlà al basso e Andrea De Rocco al campionatore, ndr). Prima dei Negramaro, ognuno di noi aveva altri progetti, anche se ci si vedeva perché siamo tutti della provincia di Lecce. All’inizio non avevamo neanche un nome. Lo abbiamo scelto alla terza esibizione. Una delle prime volte che suonavamo dal vivo, a Trani, c’erano gli Afterhours come headliner e noi eravamo tra i gruppi del pomeriggio. Penso fosse la primissima volta che ci esibivamo insieme su un palco. Quel giorno eravamo dei fantasmi: sulle locandine non c’era ancora il nostro nome, avevamo tanta voglia di suonare e basta. Arrivammo lì con tre pezzi: Gravido, Iracondia e Essenza. I primi due non li abbiamo mai pubblicati (a parte in qualche demo), mentre il terzo apre il nostro primo album omonimo. C’era grande stima per gli Afterhours, perché vedevamo un progetto con un’identità precisa e riconoscibile – ho ancora delle foto scattate con Manuel nei camerini, e c’erano anche i 24 Grana. Sono passati più di 10 anni, è passata molta acqua sotto i ponti, ci sono stati anche anni in cui si viaggiava in pulmino alimentando un sogno. Che si è poi realizzato, grazie a noi, ai fan, e a tutti quelli che ora fanno parte della famiglia Negramaro.

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