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Negrita: “Con Reset abbiamo guardato al futuro”

Ci sono anniversari che vanno celebrati. Reset, l’album rivelazione dei Negrita, compie vent’anni e la band ha deciso di festeggiarlo a dovere, pubblicando RESET 20th Anniversary, disponibile in doppio CD, LP ROSSO 180g, BOX SUPER DELUXE. Scritto e realizzato nell’atmosfera di cambiamento respirata alla soglia del Duemila, il disco è da legato indissolubilmente al film campione di incassi Così è la vita di Aldo, Giovanni e Giacomo di cui costituisce la colonna sonora, racchiusa in una versione inedita e completa nel secondo dei due cd della preziosa ristampa.
Abbiamo ripercorso con Drigo, storico chitarrista del gruppo, alcuni dei momenti, ricordi, aneddoti di quel periodo, come in una pellicola che, scorrendo, arriva al presente, così veloce ed eterogeneo. Un viaggio tanto artistico quanto personale che sarà raccontato nel tour 2020, La Teatrale: Reset Celebration.

L’11 ottobre è uscito RESET 20th Anniversary, un disco che ha in parte segnato una svolta. Durante la sua scrittura, c’era già la percezione che qualcosa sarebbe cambiato?
Assolutamente sì. Mentre stavamo componendo l’album, eravamo a ridosso dell’anno 2000, del nuovo millennio. Per la nostra generazione, il 2000 ha sempre rappresentato il futuro… vedi solo l’esempio del film 2001 Odissea nello spazio. Quindi volevamo arrivarci con una formula che sapesse di futuro. La scelta dell’elettronica fu fatta quasi a priori. Anche la grafica o il titolo rimandano a questa atmosfera di grande cambiamento. Nel concetto stesso di band formata da due chitarre, basso e batteria abbiamo introdotto groove elettronici, tastiere ed elementi di tecnologia.

Un disco di platino, in una band indipendente, modifica gli equilibri? Nasce una sorta di ansia da prestazione?
Tantissimo. Reset fu un album di grande successo, complice il binomio con Così è la vita che segnò il record di incassi in Italia nella stagione 1998/1999. Nei lavori in studio seguenti e soprattutto in quello immediatamente successivo, Radio Zombie, abbiamo sofferto di sicuro di ansia da prestazione perché con Reset raggiungemmo un successo imprevisto quanto incredibile.

Reset si apre con Mama Maè, il cui incipit è diventato una formula famosissima. Una profezia, se vogliamo. I Negrita come affrontano il mondo di oggi, musicale e non, che viaggia a velocità raddoppiata?
È davvero difficile orientarsi oggigiorno. Per chi è cresciuto ascoltando un certo tipo di musica, come noi, non è facile trovare dei punti di riferimento attuali, molto solidi invece quando abbiamo iniziato a suonare. La musica rock, fino alla morte di Kurt Cobain, è stata comunque musica di massa ed in cima alle classifiche, pur essendo etichettata come non mainstream. Perciò nei vari Paesi satellite, non anglosassoni, era facile reperire spunti, idee, ispirazioni. Oggi non è più così. Innanzitutto è cambiata l’età media dell’utente: dall’adolescente si è passati oggi ai “superteen”, ai pischelletti, quelli che hanno sempre il telefono in mano e visualizzano, “streammano”, “youtubano”, facendo quei numeri che attraggono l’attenzione di chi investe nella musica, di chi fa radio, di chi scrive di musica. Ovviamente, questo fenomeno ha disorientato sia i grandi artisti internazionali sia quelli che tengono conto di un certo retaggio. Non è assolutamente una polemica, ma stiamo aspettando qualcosa che dia di nuovo la sensazione di potersi protrarre nel tempo. Nel periodo storico attuale, ci rivedo un po’ gli anni Ottanta, segnati dalla tecnologia, dalle tastiere, dai campionatori, dall’idea che le chitarre fossero morte. Poi, invece, tutto si è spostato sulla scena grunge. In sintesi, non ho la sensazione che sia ancora comparso sulla scena qualcosa destinato a durare nel tempo. Ci sono alcuni panorami interessanti e, intanto, proviamo a seguire quelli.

Mi ricollego proprio a questo: Reset è nato in un periodo ormai orfano del sound di Seattle e affacciato sulle nuove influenze elettroniche britanniche. Un vuoto che ha creato, quindi, un nuovo bacino da cui attingere. Che cosa c’era nelle vostre cuffie in quel momento e che cosa c’è oggi?
Ricordo bene che durante la stesura di Reset stavamo ascoltando tantissimo Ultra dei Depeche Mode, una band che è stata di grande ispirazione, avendo iniziato con un’impronta new wave, elettro pop e in cui poi hanno preso forma i gusti dei vari esponenti, a partire dal blues. Il mix di queste sfumature era percepita come formula nuovissima. Lo stesso per quanto riguarda alcuni lavori di quegli anni di Moby e Fatboy Slim. Riguardo al presente, invece, seguiamo due nomi. Il primo è Billie Eilish. Ho fatto una bella ricerca su di lei. Musicalmente non apprezzo tutto quello che ha pubblicato, nonostante sia poco, data la giovanissima età. Tuttavia ha qualcosa che mi ricorda la genialità di Kurt Cobain… nel piglio punk adolescenziale, nell’estetica, nell’atteggiamento che non guarda in faccia a nessuno. Al di là dei video che sono straordinari e testimoniano il forte legame con l’aspetto visuale e digitale, il lato “esteta” è sottolineato dal profondo legame che ha con i testi che si trasformano in immagini, disegni, sceneggiature. Una musica che, soprattutto nella dimensione live, finalmente torna ad essere “di pancia”, suscita emozioni ancestrali. Un altro gruppo sono i Twenty One Pilots per la loro capacità di unire in modo originale e moderno varie culture del rock: attitudini punk, raggae, ukulele, percussioni.

Hollywood, così come l’intero album, ha legato la vostra musica al film di Aldo, Giovanni e Giacomo. Quanti e quali ulteriori porte ha spalancato la realizzazione di quella colonna sonora?
Così è la vita aiutò moltissimo ed è stata un’esperienza che racchiuse grandi lezioni. Mi viene in mente l’episodio di quando andammo a trovarli nella casa che avevano affittato all’Argentario per lavorare alla sceneggiatura. Siamo stati lì una giornata intera, assieme ai collaboratori, per farci ispirare. La sera, seduti a tavola, successe qualcosa che non ci spiegammo immediatamente. Aldo, Giovanni e Giacomo iniziarono a parlare tra loro con frasi senza senso, senza un argomento, ma c’era una gran corsa a sparare una battuta. Era in corso quella che noi, in musica, chiamiamo jam session. Stavano improvvisando su degli spunti casuali e quando usciva la battuta esilarante, la appuntavano. Per noi fu un’illuminazione e, allo stesso tempo, una conferma. In tutti gli ambiti artistici molto nasce dall’improvvisazione. Inoltre, lavorare a una colonna sonora è un processo più immediato e diretto, fuori dalle logiche discografiche. Non solo ti lasci ispirare dalle scene a cui assisti, ma sai che il lavoro deve essere consegnato entro una scadenza ben precisa. Come band, come menti differenti e pensanti, spessissimo ci siamo ritrovati a posticipare per “scontri” artistici o divergenze. In quel caso non potevamo. E la musica che abbiamo prodotto ne ha giovato: è spontanea, caratteristica che amo anche nella pittura. In moltissimi provavano a registrarla dalla videocassetta, dai filmati… Ora, con la ristampa di Reset, la colonna sonora vedrà la luce nella sua completezza, per la prima volta in versione originale. Siamo felicissimi.

Valutereste l’idea di curare un’altra colonna sonora? Con che regista o in che tipo di progetto cinematografico?
Credo che collaborazioni del genere, molto spesso, si vengano a creare per coincidenze, per casi fortuiti. Possono capitare delle proposte ma non avere il tempo di svilupparle. Ma mai dire mai…

Canzoni come TK.O64 che sembra registrata direttamente da una jam session o Halleluia e Transalcolico, figlie del rock senza filtri dei Rolling Stones, come sarebbero accolte dalle case discografiche oggi?
Per TK064 ci hai preso in pieno perché in studio ogni registrazione si chiama “take”, take 1, take 2, take 3… si compilano così per comodità. Quindi sì, era nata così. Per quanto riguarda la domanda, credo che nessuno, ad oggi, abbia le idee chiare su che cosa possa essere accolto o meno. Dai discografici stessi ai radiofonici. Prima, queste figure erano dei guru che frugavano, ascoltavano e scoprivano nuove realtà. Ora, l’attenzione è spostata su numeri e visualizzazioni sulle piattaforme più seguite. È comunque vero che tutto è possibile. Riprendendo Billie Eilish, la canzone con cui è esplosa era stata lanciata su Youtube. Il suo sogno era quello di diventare una ballerina ma, a causa di un infortunio, non ha potuto proseguire in quella direzione. Il brano che ha registrano e caricato su Youtube era semplicemente la colonna sonora di una coreografia che avrebbe dovuto eseguire e che voleva far ascoltare alla sua insegnante di danza. La sera stessa aveva già raggiunto le cinquemila views. Lo testimonia anche un altro dato fenomenale che ho letto qualche giorno fa: White Album dei Beatles è ascoltato da utenti sempre più giovani. Quindi, ecco, è un momento molto particolare. Restiamo in osservazione.

È dell’8 ottobre l’annuncio de La Teatrale: Reset Celebration, una nuova serie di live che conferma la dimensione acustica nei teatri.
L’ultimo album che abbiamo pubblicato era una raccolta presentata in occasione di Sanremo con il brano I ragazzi stanno bene. È stata la celebrazione dei nostri venticinque anni di attività ed ha privilegiato, nel tour, la dimensione dei teatri che per noi è straordinaria. Innanzitutto, si ha la possibilità di riarrangiare i pezzi in chiave acustica e ti assicuro che ci sono un miliardo di sfumature nel suono di una chitarra di legno o di metallo. Il potenziale espressivo è immenso. Inoltre i teatri sono stati concepiti come ordigni di emozioni, focalizzati sulla performance e sull’arte, di qualsiasi tipo esse siano.

Ultima domanda… il film che i Negrita vivono oggi è quello che si aspettavano? Ci sono scene che vorreste aggiungere o tagliare?
Credo che tutti siamo arrivati a questa età senza nessun rimorso o rimpianto. Abbiamo sui 50 anni ed è come se ne avessimo vissuti 250. Forse i Negrita sono la band più nomade sul panorama musicale italiano. Abbiamo fatto del viaggio una formula e un modello funzionale per la composizione. Abbiamo vissuto il qui ed ora in qualsiasi parte del mondo, dalle metropoli, dall’est all’ovest, con tutte le esperienze che ne sono derivate e che poi sono confluite nella nostra musica. Quindi nessuna scena da tagliare, rifarei davvero tutto.

Laura Faccenda

Foto di Mathias Marchioni

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