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Nitro: «Non voglio essere un esempio»

Il 2018 si è rivelato un anno davvero importante per Nitro. Il suo ultimo album No Comment (qui la nostra recensione) ha posizionato una volta per tutte il rapper vicentino ai piani alti della scena rap italiana. Nitro è stato uno dei protagonisti della nona edizione di Home Festival. Abbiamo avuto modo di scambiare due chiacchiere con lui prima della sua esibizione live. Ecco che cosa ci ha raccontato.

La scrittura per te ha sempre avuto un ruolo fondamentale. Volevo sapere se ora che la musica è diventata la tua professione, pensi che il tuo approccio alla scrittura sia cambiato o sia rimasto lo stesso degli inizi?
Resto un rapper da cameretta. Quel tipo di magia è rimasto, scrivo ancora lì. Anche se con il passare del tempo è come se avessi succhiato tutta l’energia dalla stanza. E mi sono trovato costretto a cambiare. A un certo punto senti la necessità di fare qualcosa di diverso e ora cerco di scrivere ovunque e in qualsiasi momento della giornata. Detto ciò la resa dei conti arriva sempre in cameretta. Quando devo perfezionare le strofe vado lì.

La tua è una delle penne più dense e ricche di riferimenti della scena. Questo è sicuramente un tuo punto di forza, tuttavia pensi possa diventare un limite o il tuo pubblico si è abituato?
È una coperta corta, o tira da una parte o dall’altra. Io penso che per quanto faccia riferimenti criptici se una roba suona bene e hai Wikipededia non sei scusato a non sapere cosa c’è scritto in una canzone, perché hai tutto comodo. Certo, capisco che magari uno non si mette a canticchiare una mia strofa quando fa la spesa. Ma è una scelta mia e ne sono pienamente responsabile e non vuol dire che domani non cambierò idea. Magari con il passare del tempo farò dei pezzi più semplici. Alla fine sono momenti e ogni tanto hai bisogno di fare qualcosa di diverso per migliorare.

A proposito di pubblico, spesso sui social cerchi di avere un dialogo con i tuoi fan. Senti di avere un ruolo educativo?
Guarda, io cerco di dare messaggi positivi ma non ti voglio spiegare niente. Non voglio essere preso come esempio perché non lo sono, forse neanche buono, ma penso di poter raccontare il mio punto di vista. Non voglio che tu la pensi come me, sono quasi contento se mi dici che non la pensi come me, l’importante è creare dialogo.

Più tardi suonerai davanti al pubblico di Home. E sappiamo tutti che il palco è il tuo habitat naturale. Ci sono momenti dove ti trovi particolarmente a tuo agio come sul palco?
È difficile. No, non penso (ride ndr.). Quello è il posto migliore.

Cambiando discorso, volevo sapere da te se c’è un nome che ancora non ha avuto ampio risalto dai media in Italia?
Johnny Marsiglia, assolutamente. È uno dei rapper più forti che abbiamo in Italia. E spero che il paese se ne accorga presto. Se no ci penso io con le buone o con le cattive!

Oggi tutti si buttano a capofitto sul rap, c’è un consiglio che ti senti di dare a chi vorrebbe iniziare a fare rap nel 2018?
Intanto la prima cosa, ottimale, sarebbe quella di non postare sui canali ufficiali la tua prima canzone. Perché questo, secondo me, potrebbe avere troncato anche dei talenti enormi. Io se ascolto le mie prime cose mi imbarazzo da quanto facevo cagare. Ma tutti fanno cagare all’inizio. Ce ne sono pochi che all’inizio spaccano. Tutto arriva con l’allenamento. Non bisogna correre troppo, serve il giusto tempo per sapere di essere competitivo. Io ho esagerato perché ho iniziato a fare rap a 13 anni ma la prima canzone l’ho fatta uscire 6 anni dopo. Ho preferito imparare a stare su un palco.

Però ti è servito.
Sì certo. Sono gli anni che mi sono serviti di più. Quei sei anni sono stati fondamentali. Ho imparato a stare sul palco come Dio comanda. Oggi riesco a stare sul palco sia in una situazione ottimale come quella che c’è qui a Home Festival, ma anche in club marcio dove non ci sono le casse spia. Quando vieni dal circuito del rap underground bisogna sapersi rimboccare le maniche. Tu che sei di Parma un locale come il Mu lo conoscerai bene.

Lo conosco bene.
Fare un bel concerto in quelle situazioni, senza nulla togliere, ti fa bene perché impari a diventare uno showman che non si fa scoraggiare dalle prime difficoltà. E ce ne sono sempre anche nei posti perfetti. Ci sono sempre difficoltà tecniche. Quindi, per tornare alla domanda di prima, il consiglio è quello di non correre troppo e allenarsi, tante sale prova oltre a tante ore di studio. Un rapper oggi deve essere bravo sia in studio che dal vivo e non deve pensare a piacere agli altri. Caro rapper del futuro cerca di piacere per prima cosa a te stesso.

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